Kasa Klaun

 foto: http://adaptiveart.eecs.umich.edu/2011/?p=512
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Il problema in Italia non sono certo quei quattro spostati di kasaklaun', ne forza nuora, ne le ruspe della sega-nord. Il problema che ci hanno educato ad avere una visione ideologica, emotiva ed edonistica sui temi importanti della società. Non pensiamo ad approfondire la conoscenza dei fatti, perché ci interessa esprimere solo un nostro sentimento. E questo ci basta. Parliamo di africani due minuti e siamo a posto. Guardiamo uno speciale sulla mafia, e ci beiamo della nostra normalissima indignazione. Il tema "fascismo" piace perché suscita indignazione, reazione, finta solidarietà, e da occasione all'uomo medio di far veder quanto è sensibile. Quando devono coprire cose gravi (Consip, Mafia Capitale, Impresentabili, leggi a favore per le banche, arresti di esponenti) vengono fuori con questi temi "della vita" su argomenti che appassionano tutti: dalle casalinghe ai lecchini dei giornali, passando per gli influencer che non votano e i radical chic da tastiera. Pochissime persone sanno abbastanza per parlarne, ma sembrano tutti esperti. Il fascismo lo creano i moderati. Quelli che va bene tutto (nel loro orto) e non vanno mai a votare. Quelli che volevano distruggere la costituzione vendendo la nazione alle banche d'affari. Il fascismo lo hanno appena messo in pratica con 5 VOTI DI FIDUCIA SULLA LEGGE ELETTORALE. Altro che teppistelli violenti di borgata. Altro che mafiosetti. Confondono le acque per farci andare a vuoto su temi "storici" mentre loro fanno porcate in parlamento. Con questo non voglio dire che siano temi da sottovalutare, ma non facciamo sempre la figura dei fessi.

Pablik relescions

Stasera dopo prove, siamo andati in un locale in centro che fa suonare. Tim aveva preso il contatto e siamo andati a farci una birra e valutare la situazione. Il locale è piccolo ma ben curato, ed il gestore per quanto ho capito, è un compositore di musica contemporanea che ama il prog. Lui e Tim hanno cominciato a parlare di chitarristi, bassisti, cantanti, produzioni, con vari aneddoti sulla vita dei big di quegli anni. Io ascoltavo ma non provavo lo stesso interesse. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che effettivamente non mi è mai importato nulla della vita degli artisti. E' strano, a volte mi sembra di conoscere profondamente una persona da quello che canta, eppure mi annoia la sua biografia. Devo cercare di capire il perché di questa mia chiusura, e forse ci riuscirò, ma ad oggi continuo a sentirmi estraneo alla logica del music business, in qualunque sua forma. 

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Rivoluzioni domestiche

Da un po non mi prendevo il tempo di scrivere a mo di diario, sul mio disertatissimo blog. La promozione di un prodotto (seppur d'arte) è una cosa davvero poco entusiasmante. Ma anche parlare di musica, che quella entusiasma davvero, dopo un po mi viene a noia. Spiegare il contenuto delle mie canzoni, mi sembra inutile non avendo una serie di date per farle sentire, e suonando poco, il miglioramento dello spettacolo c'è, ma è molto lento.  Penso che ogni rivoluzione ha impiegato diversi decenni per "avvenire" e sorrido della metafora forzatissima. Vorrei sempre parlare invece della gratitudine verso la vita. Il fatto che non vorrei essere nessun altro e che ogni giorno su questa terra mi sembra magico. Mi accorgo della mia fragilità e intuisco quella degli altri: ogni momento può essere fondamentale, ogni errore, fatale, ed ogni scelta, quella sbagliata. Non voglio fare come fanno quelli che nascondono la testa sotto la sabbia. Quelli che fanno finta di essere "leggeri" stile Ibiza tutto l'anno. Voglio invece riuscire ad amare la bellezza, le persone e l'amore stesso, pur cosciente delle nefandezze che vengono commesse nel mondo, anche a nome mio. Anche se non so che cosa, so che voglio cambiare, voglio la rivoluzione. Questa parola ultimamente, mi sta prendendo la mano, lo ammetto, ma rappresenta bene l'immagine dell'uomo stesso. La sua sete infinita di conoscenze e potere, e la sempre maggior velocità evolutiva delle consuetudini. Facciamola quindi, ma con le parole giuste: etica, bellezza, amore.

Al mare con Newton, i massoni e Marx

In realtà non ho mai capito perché il mare, l'estate e le vacanze siano indissolubilmente associate al vuoto mentale. Sembra che se non vivi l'esperienza dei ragazzi disadattati delle pubblicità della vodaphone non sia nemmeno estate. Il ricordo nostalgico delle toccatine tra adolescenti, trasforma l'afa, le zanzare e l'apatia generale, nel trionfo della libertà di uscire in maglietta e guardare cosce senza censura. Io che notoriamente non amo questa stagione di mufloni in amore, invito ai miei party estivi personaggi stranamente percepiti come "pesanti". Ad esempio in questa vacanza, sto leggendo dei saggi sulla massoneria del sei-settecento in cui ho scoperto che Isaac Newton, indiscusso padre della scienza moderna, fu vicino alla cultura massonica che in Scozia e in Inghilterra avevano all'epoca, grande libertà d'azione. Era "l'ultimo dei maghi" piuttosto che il primo degli scienziati. In tutta la sua fondamentale produzione, ha dedicato meno parole alla "scienza" che non alla religione e all'alchimia. Le sue scoperte tuttora scientificamente valide, seppur inglobate in una fisica più ampia, sono il prodotto di una cultura che in molti punti coincide con le ricerche della cultura massonica del nord europa. Ho capito che la massoneria aveva uno scopo nobile, ed è stata importantissima nel processo di laicizzazione della società, dando una concreta spinta agli ideali di uguaglianza e fraternità, e quindi agli eventi rivoluzionari francesi. La creazione di spazi "democratici" e di incontro, tra competenze diverse e conoscenze, era un'esigenza più che legittima in una società monopolizzata dalla chiesa e dall'aristocrazia. Questo mi ha fatto rivalutare l'opera e l'azione di un uomo che più di un secolo dopo, fece la vera rivoluzione di parole: Karl Marx. Lui era un filosofo e teorico, ma come Newton e come i massoni, aveva un'approccio metodologico e pratico alla conoscenza, non era un semplice dotto da biblioteca. La differenza che delinea tra socialismo e comunismo è di un'attualità sconcertante. Altro che Gabbani. Il socialismo dice "è estraneo al movimento operaio". E' socialmente accettato, al contrario del comunismo. E' praticato dai borghesi delle elitè cittadine, e si basa su posizione astratte e puramente teoriche. Il comunismo invece è la visione materialistica della storia, la lotta all'alienazione dell'uomo nel prodotto che crea. L'operaio si svuota della sua personalità, per conferirla al bene di proprietà del capitalista, che lo ripaga con l'elemosina.  La cosa che accomuna tutti i soggetti citati, è quindi la visione realistica della vita. E' la rivoluzione verso quelle istituzioni monopolistiche e aristocratico-feudali, tutt'altro che estinte anche ai giorni nostri. I liberi pensatori per vie anche molto diverse, arrivano sempre alla stessa conclusione: l'ideologia non basta quindi ci vuole la Rivoluzione! 

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In culo a Ugo Foscolo

Spesso vado con l'Elia al parco della Montagnola. Per me è sempre stato interessante in quanto è un segno tangibile del periodo post rivoluzionario francese. Sembra che Napoleone in persona nei giorni in visita a Bologna, abbia contribuito alla sistemazione architettonica attuale del parco. Non so se questo avvenne prima o dopo della celebre delusione di Ugo Foscolo, per i valori rivoluzionari mancati. Comunque aveva capito, che quel nanetto geniale e inafferrabile, non era altro che il nuovo padrone. I rivoluzionari della prima ora, abbiamo visto che fine hanno fatto. Però anche se in modo indiretto e di certo non voluto, Napoleone ha effettivamente rappresentato un progressismo culturale e ideologico. Fu un grande egocentrico promoter di nuove parole rivoluzionarie. Certo Ugo non poteva saperlo, e lo capisco che si sentisse un po un coglione ad averci creduto. Entrambi questi uomini, fanno parte di noi. Io provo spiegare al Meraviglio il significato di Storia, ma poi lo guardo e capisco che lo capirà benissimo. L'amore che provo mentre mi fa le domande sulle statue che vede, non lo può portare via nessun conquistatore. Esiste segretamente in tutti noi ma solo pochi fortunati sanno accedervi. Quelli che hanno il senso della storia e delle rivoluzioni.

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Il rock e il cibo

immagine da: meravigliosaumbria.com
immagine da: meravigliosaumbria.com

Poche cose come il cibo, in Italia, minano la già improbabile sopravvivenza del rock. Ormai si suona sempre più nei ristoranti e nei posti dove si mangia. Tanti quando finisci di suonare hanno in bocca un dedalo di tagliatelle al sugo, ed altri, aspettano nervosi il porceddu che tarda. Se sei un jazzista, la cosa ci sta, perché uno può ruminare con un sottofondo piacevole, ma la cosa non vale per il cantautore e per il rock. Ruminare is not rock. Per l'amor di dio, viva la buona tavola, ma non è accostabile ad uno spettacolo che presuppone attenzione al significato delle parole. Sembra che in Italia, il concerto in se, non sia mai abbastanza. Se non ci metti le bruschette, le puntine, le tagliatelle e i borlenghi, la gente si annoia a seguire uno spettacolo. Del resto per fortuna che ci sono loro a far incassare un po i musicisti, perché se fosse per i locali del centro, uno fa meglio a fare il busker. Questa è una via praticabile. E' sociale, ti fa affrontare l'indifferenza e l'attenzione delle poche persone, e non ha mai grosse aspettative. Personalmente sono contento di suonare in qualsiasi situazione. Mi diverto sempre. Però vorrei crescere e mettermi alla prova con un pubblico un po più vasto. Fare un concerto davanti alle persone, non alle loro bistecche. Mi è venuta fame, vado a cena.

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L'ipocrisia è trasversale.

"In psicologia, il comportamento ipocrita è strettamente associato all'errore fondamentale di attribuzione, in cui l'individuo è portato a spiegare e giustificare il proprio comportamento come dovuto in gran parte a cause ambientali ed estranee, mentre attribuisce le azioni degli altri a caratteristiche innate"       (Wikipedia)

 

Sono nato in un piccolo paese del Trentino, con delle belle montagne verdi e gente tranquilla. Quello che ho sempre odiato è la mentalità bigotta, chiusa e spesso ottusa, che mi faceva sentire incompreso. Almeno questa era la mia impressione di ragazzino complessato e con problemi di comunicazione. Con la scusa del Dams musica mi trasferii a Bologna. "Bologna per me provinciale, Parigi minore" cantava Guccini, ed io mi ci riconoscevo in pieno. E nulla da dire Bologna è una figata. Ma poi ho capito che anche gli pseudo intellettuali che si sono laureati e vivono in centro, sono altrettanto chiusi e superficiali, anche se fanno citazioni di livello. L'ipocrisia è trasversale. Riguarda tutte le etnie e tutte le categorie. E' la nostra voglia di sentirci superiori agli altri, proprio perché ci sentiamo tremendamente inadeguati, nel profondo della nostra solitudine. Giovani di sinistra che si sgolano a parlare di Leon Trotsky, con la maglia del Che, ma che ipotizzano alleanze strategiche con la destra. Questo mi ha fatto rivalutare la gente semplice di montagna, che nella sua ipocrisia di stampo rurale e cattolico, almeno sai cosa aspettarti. Qui invece sento parlare di socialismo da persone che sostengono l'Unione europea e il "salvataggio" delle banche. Ovvio, non si generalizza. Comunque non credevo che avrei mai detto una cosa del genere. L'agricoltura è importante come la poesia. L'etica del resto si coltiva come un frutto della terra, con attenzione, errori su errori, e disciplina. 

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I dubbi sulla Rivoluzione

Quando ero uno studente alle superiori, pensavo che le materie scolastiche fossero totalmente slegate dalla realtà. L'economia, la geografia e la letteratura sembravano cose che servivano in se e per se, per far lavorare i professori. Anche quando scoprii la poesia e la musica, mi rimase quell'idea, in questo caso attraente, che il "bello" vivesse nell'assurdo, nel surreale, sopra un palcoscenico. Ora invece, capisco che tutte le conoscenze sono strumenti, e funzionali a qualcosa di banalmente sociale. L'eremita non ha bisogno di cultura e nemmeno di saggezza (anche se di solito ne ha da vendere). Viceversa, ogni opera di "civiltà", deve per forza mettersi in relazione alla società da cui trae spunto. Che senso avrebbe la poesia di Baudelaire o la pittura di Picasso, se non ci fossero stati schemi sociali da sovvertire? Le conoscenze sono solo strumenti. E quali sono gli schemi che deve sovvertire la mia solo pensata rivoluzione di parole?

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Io, il Liga e Gesù

La serata alla festa della parrocchia di Medicina, è stata sorprendentemente piacevole. E mi sorprendo perché la mia avversione storica per tutto ciò che è in qualche modo ecclesiastico, mi porta ad avere dei pregiudizi. Appena arrivato, ho visto un gruppo di suore ed il crocifisso, e mi sono sentito a disagio. Non mi hanno fatto niente, per carità, ma tutto quel pentimento per avere i genitali, non lo capisco. Tutto quel parlare di gloria divina, grazia divina, parola divina e volontà divina, mi fa venire voglia di bestemmiare, ma questa è una mia particolare forma di anarchia istintiva, e non fa testo. Non appena hanno rimosso le suore ed il crocifisso e siamo saliti sul palco per il soundcheck, invece, mi sono dimenticato del contesto ed ho cominciato ad osservare le persone. C'erano tanti bambini di tutte le età e questo mi fa sempre sentire bene. I ragazzini più grandi aiutavano a preparare i tavoli e cucinare, e si sentivano importanti in quel ruolo, una specie di debutto in società. Era bello. Era la rappresentazione della realtà provinciale, sempre uguale in tutte le provincie. Abbiamo tutti bisogno di una guida, un simbolo in cui riconoscerci, una religione alla quale tornare quando la banalità della vita ci opprime. Ricordo che quando si andava all'oratorio, in fondo mi divertivo. Era una scusa per uscire in paese da soli da dodicenni e si giocava a biliardino gratis. Le catechiste, viste come mamme aggiunte, ci facevano i panini con la marmellata, ma erano più tolleranti in quanto non realmente imparentate. Poi si prendeva per il culo il Don e la sua predica fatta con la bocca "a culo di gallina" e la cosa lo faceva incazzare non poco, povero Don. Mi infastidiva quel ingiustificato paternalismo da uno che non era padre di nessuno. Jesus invece, l'ho sempre visto come un grandissimo, il rivoluzionario di parole per eccellenza. Stando al mito, sembra che sia stato un grande personaggio, uno umile e saggissimo, pacifista e che piaceva ai giovani più di John Lennon.  Stessa fama, stessa fine. I soliti ultra-capitalisti, quando hanno visto che poteva produrre pani e pesci per tutti a costo zero, l'hanno tolto di mezzo. Quindi mi chiedo il motivo del mio odio nei confronti della chiesa e dell'amore dei fedeli per la stessa. Non credo che la gente creda nel vaticano, nel papa e nei babbioni che lo circondano, ma forse mi sbaglio. Non credo che i fedeli abbiano fede nel dio descritto dai vangeli. Però è un fatto il fatto che credono di crederci e questo gli basta. Insomma, guardavo le persone e non vedevo niente di divino e niente di perfetto in loro, proprio come quando mi guardo allo specchio, ed ho pensato che forse è questo che ci rende così sentimentali: la sensazione di vivere in una "cosa" troppo più grande di noi, e di non poter fare un cazzo nella brevità della nostra vita. Quindi torniamo sulla terra e "ci attacchiamo alla vita che abbiamo", per parafrasare il Liga. Che adesso che mi viene in mente che alcuni mi dicono che assomiglio al Liga e che in effetti in passato cantavo molti dei suoi pezzi. Comunque questa volta non so se il pubblico abbia gradito il mio repertorio, ma coglievo sguardi curiosi o sospettosi, e questo mi dava il brivido fittizio una mini-rivoluzione. Ho scazzato un paio di canzoni, anche perché non sentivo quasi per niente la mia chitarra. Ciò nonostante ero fiero di essere li a dire tutto quello che andava detto. E l'ho detto a gran voce.

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L'arte si paga con gli occhi

Carissimo, negli ultimi live, sono migliorato parecchio. Ultimamente sono più tranquillo quando salgo sul palco, e sono più cosciente della mia unicità. La solita paura di sbagliare non mi attanaglia più, anche se a momenti fa capolino, e tenta di trasformarsi in errore reale. Ho preso possesso dei testi, anche se forse in ritardo, visto che li ho scritti parecchio tempo fa, ed in teoria dovrei esserne pienamente cosciente. Questo dubbio non è estetico: so che le canzoni sono belle, ma mi interrogo sempre sulla loro capacità di spiegare delle verità universali. E' solo questo che rende grande una musica, non la ricerca melodico-armonica e nemmeno la capacità performativa. Quindi, quando salgo sul palco, non penso più a suonare bene, ma a chiedermi: "Cosa sei qui per dire a questi sconosciuti?" "In che modo la mia personale esperienza di vita e culturale, può arrivare a cambiare qualcosa nella coscienza delle persone?". E soprattutto: "Perché ho così bisogno di cambiare le cose?" Sabato si suona a Medicina e mi piace l'idea di suonare in piazza. E' lo spazio sociale per eccellenza, almeno per noi italici che siamo la patria dei comuni.

Le risposte non ho mai il tempo di darmele. Spesso ricado nell'errore di aver paura di sbagliare, e sbaglio. Ma il semplice fatto di pormi continuamente nuove domande, mi rende molto più credibile ai miei stessi occhi, e questo cominciano a vederlo anche gli altri. L'artista è uno che usa la bellezza per rendere la verità quasi piacevole. Come un'alchimista, non crea nulla, ma trasforma il ferro in oro,  o almeno è quello che crede di fare. Forse è la forma di "personal marketing" più antica della storia. Grazie ai miei piccoli successi quasi segreti, acquisisco autostima. Contribuisce molto in questo anche l'entrata nel progetto di Tim, che suona, si sbatte e crede nelle mie canzoni. E' sempre positivo e non fa il fenomeno, come il 98% dei chitarristi. Stiamo buttando su una bella mini-band. Quando qualcuno crede in te, questo fa tutta la differenza del mondo. La verità è che si prende gusto nello stare al centro dell'attenzione, poter dire liberamente al mondo che non vuoi arrenderti alla "normalità" di multinazionali che ti vogliono manipolare il cervello e avvelenano tutto quello che toccano. L'arte si paga con le mani e gli occhi.

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Salvate il soldato Rezzo

Oggi per autoironia ho pubblicato la foto di me stesso dopo il taglio radicale dei capelli, stile marines. Non era esattamente quello che intendevo quando  ho detto al mio barbiere cinese ventenne di fiducia: "li volevo corti". Ma sorvolando sul look, ho avuto bisogno davvero di essere "salvato". Infatti dopo essere andato a prendere Elia, siamo tornati a casa, ma non siamo riusciti ad aprire la porta. Alle otto dovevamo fare prove, e i ragazzi ci hanno dato supporto morale e fisico nel tentativo di aprire quella fottuta porta. Alla fine abbiamo chiamato i pompieri, che nel giro di quindici minuti sono arrivati ed hanno aperto la porta senza sfondarla. Sono stati gentilissimi e il piccolo Elia, appassionato di Sam il pompiere, era curiosissimo ed eccitato nel vederli in azione. Nell'attesa dei nostri eroi, abbiamo mangiato una pizza sulle scale e bevuto una birra in strada, e non sembrava davvero di essere in una situazione di "disagio emergenziale", anzi è stato quasi divertente. Siamo riusciti a fare anche un'oretta di prove unplugged, e parlato di musica piacevolmente. Questo è quello che mi piace nell'idea della band: persone anche senza uno strumento in mano. E' così semplice che la gente non ci crede. Se dai amore ti torna amore. Non serve essere un poeta, basta farlo. So che i pompieri sono pagati anche per fare queste cose, ma nei fatti, io avevo bisogno, e loro mi hanno aiutato. Ora prenderò più sul serio la stima di mio figlio per Sam il Pompiere. Fa tutta la differenza del mondo avere qualcuno che arriva a salvarti o meno. Pur essendo sempre stato anarchico, so di non essere nulla senza gli altri. Il mio ego non mi basta più, e voglio scoprire il mondo. 

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Rivoluzione di sentimenti

Spesso scrivo nel blog e nelle canzoni la parola "rivoluzione". L'idea della rivolta, della sollevazione popolare contro i tiranni mi ha sempre stuzzicato, ma in realtà mi riferisco principalmente ad una rivolta contro me stesso. Il tiranno in questo caso, è l'idea che mi sono fatto di me stesso. Si deve cambiare il proprio modo di vedere il mondo, per cambiarlo, anche se impercettibilmente. In me questa rivoluzione è partita dalla nascita di mio figlio Elia. Ora non penso più all'arte come alla più alta forma di comunicazione umana. Siamo animali adattivi, ed è sempre facile cadere nei cliché che i nostri genitori e noi stessi ci siamo creati. La voglia di cambiare tutto è la voglia di ritornare al nostro nucleo originario di purezza. E' demolire, riciclare e ricostruire. L'altra sera, eravamo a cena noi tre con un'amica, e guardavo il mio eroe bambino interagire con un bimbo più grande, pieno di serena soddisfazione per la mia vita. Ora so che il rock serve per costruire un mondo migliore anche se mitologico, per le nuove generazioni. Non è glorificare se stessi nell'atto di mandare a fuoco tutto. 

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La voglia di non cambiare affatto

Caro diario, come ben sai, le cose ancora da fare, imparare e migliorare sono spaventosamente tante. Tutto questo parlare di cambiamento, mi fa venir voglia di non cambiare niente. Fermarsi ad assaporare l'attimo, tutto quello che ho adesso, senza desiderare qualcos'altro. A volte è bello cedere alla consapevolezza che non siamo niente di speciale, che i nostri errori e le nostre glorie, non sono poi così importanti. Cerco di misurare la naturale spinta verso il miglioramento, con la reale necessità, che questo cambiamento comporta. Penso che il numero delle copie vendute non mi cambierà nemmeno il mese, ma sono contento se penso che anche per una persona sola, una mia canzone, possa cambiare qualcosa. Per me è stato e continua ad essere così: cosa sarebbe la vita senza Johnny Cash o i Violent Femmes? Allora mi chiedo quale sia il grande segreto, il minimo comune multiplo della Grande canzone. Non lo saprò mai, e questo è il bello. Se ci fosse una ricetta per "essere grandi", la seguirei alla lettera. Invece la grandezza è direttamente proporzionale al lavoro, alla sofferenza, alla mancanza e all'umiltà, tutte cose, a parte l'ultima, abbastanza spiacevoli. La cosa fantastica, però che grazie a questo non si finirà mai di creare, di tentare, e quindi di migliorarsi. Sono pronto a sbagliare N volte.

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La conquista di essere e basta

Siamo a Firenze, e questa mattina mi sono svegliato presto. Il silenzio della campagna è piacevolmente surreale per uno abituato al traffico di Via Matteotti. Si sentivano gli uccellini, che qui sembrano essere padroni incontrastati. Nella natura perdo il desiderio di essere così importante, e la mia identità sociale appare nella sua totale inconsistenza. Quando guardo gli alberi secolari, il profilo dei colli, e perfino i vecchi casolari semi-abbandonati, penso a quanto sia faticoso inseguire un'etica, un ruolo sociale, nella continua lotta per il denaro e la sicurezza. E' difficile accettare che non esiste nessuna sicurezza nell'universo, se non quella che prima o dopo dovremo morire. In questa prospettiva, tutti le paranoie che mi faccio sulla musica, sui miei sogni di rock'n roll, sui desiderati viaggi avventurosi in giro per il mondo, mi sembrano solo buffi. Questo continuo dover dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore, esibire capacità e titoli per rendersi visibili agli occhi degli altri, è patetico, anche se necessario. Mentre faccio questi pensieri il piccolo Elia si sveglia e chiama la sua mamma. Io accorro, lo prendo in braccio e lo porto a fare pipì, mentre lui continua a ripetere "voglio la mamma", con un faccino imbronciato che mi fa sciogliere. Capisco il senso della mia vita, e lo porto in collo a fare colazione. L'uscita del disco, che nelle mie proiezioni doveva essere un momento eccitante, in realtà non mi eccita per niente. Non c'è niente di sensazionale nella musica, se non per chi ne fruisce. Per me invece, quelle canzoni, sono solo una delle possibili versioni di quelle canzoni, una semplice polaroid dei giorni in cui ci siamo chiusi in studio a registrare. Le canzoni hanno una vita loro, ed io una volta buttate nel mondo, non mi sento di esserne proprietario. Ho sempre creduto che la molla che mi ha sempre spinto a scrivere fosse farmi capire dagli altri, ma mi accorgo che al contrario, serve a me, per capire loro. Un problema che ho sempre avuto è quello di non riuscire a valorizzare le mie opere: ci metto l'anima, e poi quando diventano "altro da me", le lascio lì e le dimentico in un cassetto (oggi il cassetto si chiama Youtube). Cosa mi aspetto dalla musica? Dopo diversi anni non ho fan, non ho guadagnato una lira, e non ho mai vinto nessun premio. I miei amici e conoscenti non condividono mai la mia musica, e nemmeno mi danno feedback, quindi comincio ad avere dubbi sulla bontà delle mie creazioni. Poi mi ricordo una lettera di Vincent a Theo, in cui esprimeva lo stesso dubbio e mi consolo, tanto più che io sono felice ed ho ancora tutte e due le mie amate orecchie. Ci vuole coraggio per provare ad essere grandi, quando ancora (e forse per sempre) sei invisibile. Qui, però, come dicevo, l'invisibilità non è un problema, e l'ego si prende una pausa dalle questioni del mondo. Il fiume continua a scorrere verso valle, e il ciclo delle stagioni fa come sempre il suo corso, nonostante tutto e tutti. La libertà di essere e basta, per l'uomo, va conquistata. 

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Il futuro è alle porte: io arrivo con calma.

Nell'ultimo anno e mezzo ho cercato di sottoporre il disco a diverse etichette discografiche. Molte hanno elogiato il lavoro, ma nessuna disposta a metterci dei soldi o manodopera nel marketing. Del resto è comprensibile, non avendo ne date ne fan base. Il disco, che è fondamentale per farmi conoscere, non può certo bastare per farmi ottenere ingaggi sufficientemente remunerativi o stimolanti professionalmente, e su questo aspetto ho molto da lavorare. Per questo nascono nuove forme di autoproduzione come il crowdfunding a progetto o mensile. Questo concetto supera la compravendita dell'oggetto artistico e forse questo non è un male come sembra. In un mondo sempre più proiettato verso lo streaming, ha ancora senso vendere le canzoni, digitali o fisiche che siano? Per questo motivo ho provato ad aprire un profilo su Patreon, che è una piattaforma che permette ai fan di contribuire concretamente alla realizzazione di un progetto. Non ho ancora lanciato nessuna campagna, e studio come funziona. Ma la cosa interessante è che elimina del tutto gli intermediari. Più che comprare un disco, compri una quota della sua professionalità, partecipi alla realizzazione di qualcosa che ritieni bello e interessante, e ottieni in cambio tutti i contenuti che l'artista produce. Detto così, almeno, sembra figo. Ho sempre avuto un gran bisogno di comunicare, e spesso fatico a farlo, se non attraverso le canzoni e la tastiera. Forse questo cambiamento epocale nel music business sarà una scusa per cambiare di nuovo, me stesso.  Credo che in ogni caso sia più etico e meritocratico di qualsiasi giuria qualificata. Di solito quelli qualificati, hanno dei gusti di merda, in fatto di ascolti. Sono le persone, che devono decretare il successo di un artista, non gli opinionisti dei magazine specializzati. W il futuro, anche se io sono agli anni '90. Arrivo con calma. 

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Essere un buon padre con un prosecco in mano

Stasera siamo stati al Fermento, un localino vicino a casa frequentato da giovani un po frick (ma più alla moda), con la Devi, una nostra cara amica e il piccolo Elia. Per tutta la strada abbiamo corso, e vedere la sua faccia entusiasta nel vedermi accanto a lui a scoprire il mondo, è il massimo a cui si possa aspirare. Abbiamo bevuto del prosecco e poi mi sono messo fuori dalla porta del locale, perché l'Elia, correva dentro e fuori come un forsennato, e mi sembrava la tecnica giusta per controllare che non andasse in strada e non dover corrergli dietro come la pallina di un flipper.  Me ne stavo li fuori, perso nei miei pensieri di filosofo non accreditato, e bevevo il mio prosecco. Lui era contento perché c'era una bimba, figlia di una nostra amica, che gli faceva tanto simpatia e tenerezza. Com'è normale aveva qualche titubanza ad andare a giocare con lei, e chiedeva la mia presenza. La cosa più appagante del mondo per un padre, è proprio quella di aiutare i propri cuccioli, e questo è perfettamente lecito e normale. Però mi sono accorto che il mio compito non è quello di facilitargli le cose. Anzi, penso che l'apprensione dei genitori, per quanto giustificabile o giustificata, sia la maschera dell'edonismo. Per questo ho frenato la mia voglia di aiutarlo a comunicare con la piccola amica, e gli ho detto che non doveva dire a me che voleva giocare con lei, ma parlarle direttamente. Ho fatto fatica a non accompagnarlo, ma lui subito dopo, ha fatto un'espressione da uomo responsabile che mi ha fatto quasi arrivare un nodo in gola. Mi ha sorriso ed è andato a giocare. Io intanto bevevo il mio prosecco, e guardavo i ragazzi parlare tutti presi dalle loro storie comunissime e personalissime allo stesso tempo. Sorridevano e bevevano, mangiavano e fumavano. Erano belli. Il chiacchierio di sottofondo, il mio essere in piedi con il bicchiere in mano, da solo in mezzo a tanti gruppetti e come sempre stupirmi di come tutti sembriamo convinti di quello che diciamo, quando parliamo con gli altri. Poi lo vedevo comparire correndo dalla porta, e veniva ad abbracciarmi le gambe; era meglio della meglio poesia. Era l'arrivo, non il percorso. Il mio essere un buon padre, mi dicevo, è proprio non prendermi la responsabilità delle delusioni e dei successi che avrà. E' solo essere sempre alla porta ad aspettare di vederlo spuntare, ed essere pronto a sgridarlo se mi fa arrabbiare. Nondimeno, è prendermi lo spazio per godermi un prosecco o una solitaria in montagna. E' parlare con lui di quanto amo sua madre, e del fatto che noi maschietti di casa, abbiamo sempre bisogno delle sue attenzioni, ammettendo che a volte siamo entrambi gelosi. Ricordargli, infine, che io non sono affatto perfetto come mi crede, che sbaglio sempre, e che tutto ciò che fa, nel bene e nel male, ha una conseguenza. Mi succede di sentirmi in colpa perché a volte, quasi mi dimentico di lui, preso come sono da stupide rivoluzioni di parole. A volte non lo ascolto perché sono preso da me stesso e dalle mie immaginarie crociate contro i capitalisti e loro viscidi lacchè di sinistra. Saprà che io nel mio piccolo li ho odiati e combattuti e sarà fiero di me. Tutto questo tra l'altro, non stona con il mio ego.

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Imparare l'umiltà.

Caro diario, l'umiltà è una cosa che va assolutamente imparata. Se non altro per pura imitazione: tutti i grandi uomini la possiedono. Forse semplicemente perché la si confonde spesso con la modestia. Il modesto non si porrà mai il problema, e quindi per lui semplicemente non esiste. Solo chi segretamente osa, chi si immedesima in nel suo sogno ad occhi aperti, può imparare l'umiltà. Più diventi bravo, più diventi umile, e diventi umile proprio perché diventi bravo. Poi è ovvio che devi credere di essere il migliore, per credere di poter diventare un grande. Se sei modesto, non ambisci a questo, e quindi non lo puoi ottenere. Se sei edonista nemmeno, perché sono gli altri a decretare il tuo successo. Ho capito che il segreto non c'è. E non ci sono scuse per non desiderare il meglio e fallire se devi fallire. L'umiltà è tornare sempre in campo, godere quando vinci, incazzarti quando perdi, ma essere sempre pronto a giocare. I modesti si lamentano. Gli umili fanno grandi cose. 

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La certezza del dubbio

Mettersi in discussione è difficile, dicono. Sarà, ma io invece l'ho sempre trovato semplice e conveniente. La mia tecnica esistenziale consiste nel cercare di radere al suolo ogni certezza precedente e fare spazio al dubbio. Faccio le ipotesi, le testo, le scarto, le registro. Non penso che i miei fallimenti e i miei successi dipendano da come sono io intrinsecamente, ma piuttosto che le idee che ho sulle cose, determinano le mie azioni, e quindi come realmente sono. Il problema di incomunicabilità tra le persone nasce proprio dall'identificarsi con le idee che abbiamo in dotazione come eredità familiare e culturale. Di solito sono quelle che i genitori hanno di noi. Mi spiego. Se io arrivo sempre in ritardo, non è che sono un ritardatario; non è una qualità del mio essere, ma semplicemente che  la mia idea di rispetto della persone, forse, è un po da rivedere. E' la nostra visione delle cose, che determina i comportamenti. Adottare un metodo sbagliato non fa di me un fallito. Se mi capita di sbagliare, mi dico: "Non sei tu sbagliato, è il metodo, che puoi scegliere di cambiare in qualsiasi momento. Quindi, se sei disposto a mettere in discussione tutta la tua idea, puoi semplicemente evitare l'azione (o la non azione) di arrivare in ritardo". E' scegliere una strategia esistenziale. In realtà spesso il cambiamento non avviene, non perché sia difficile o pericoloso, ma semplicemente perché amiamo la routine di un atteggiamento noto, anche se improduttivo, rispetto all'azione di decidere ogni volta, il momento giusto per partire di casa. L'uomo è l'animale più adattivo di tutti, e si affeziona anche ai suoi problemi. Quanto è più facile per esempio, dire "io non sono fatto per la chitarra" rispetto a distruggersi i polpastrelli, rischiando una tendinite, per poi vedere le facce disgustate dei primi ascoltatori? Per riportare tutto sul progetto, la mia identità musicale è proprio questo metodo di continua "rivoluzione" o meglio ri-evoluzione di ogni pregressa certezza acquisita. I miei capelli nella foto avvalorano l'idea.

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Lanciare la lenza e aspettare.

Caro diario, è incredibile come non me ne freghi un cazzo di auto-promuovermi. Nonostante la tua esistenza, e la quantità smodata di contenuti che produco, fatico a comunicare con quelli che un domani dovrebbero essere i miei fans. Probabilmente la mia apparente sicurezza, oppure il tenore filosofico dei testi, mettono in difficoltà il fan medio. Dall'altra parte c'é il mondo delle etichette che in realtà è solo un grande bluff. La maggior parte di queste, sono venditori di servizi ai musicisti, e solo su questi guadagnano. Non organizzano concerti, non fanno promozione, non producono dischi. Sono come quelli del Folletto, solo che sfruttano il desiderio degli artisti di farsi conoscere. La loro utilità, salvo casi eccezionali, si riduce a zero. Le recensioni, le interviste alla radio, sono tutte belle cose, ma non servono a molto se non si riesce a suonare in situazioni che ti fanno crescere. Molto meglio dedicarsi alle cose vere della vita, come ieri, quando con il mio piccolo Elia, siamo andati alla pesca sportiva a cercare di prendere qualche pesce. Non abbiamo preso nulla, ma è stato bellissimo armeggiare con galleggianti e ami, con lui che ogni due secondi chiedeva:"Ha abbocato il pesce?", "Perché non abbocca?". Il cuore mi si riempie di tenerezza quando lo guardo scoprire le cose, e già mi sembra di vedere l'uomo che sarà. Questa è la vera rivoluzione nella vita di una persona. Ma tornando alla mia rivoluzione musicale, sono ancora in alto mare, anche se ultimamente sto incontrando persone che forse possono aiutarmi in questo viaggio di fuoriuscita dal guscio. Mentre pescavamo, spiegavo al piccolo, l'importanza di saper aspettare, e quindi così farò. Ho lanciato il mio amo e spero che qualche affamato di cultura e musica, possa abboccare, con la differenza che non intendo cucinarlo in nessun caso. La primavera, intanto suggerisce che c'è ancora tempo, e che non è ancora ora di tirare su la lenza. Ma riguardo alla mia pigrizia promozionale, mi chiedo da dove venga. Perché ho sempre voglia di suonare, scrivere, dipingere e scolpire, ma mi sembra una montagna mandare mail ai locali? Forse data l'età, non mi alletta più il successo a tutti i costi: non sarei disposto a fare gavetta in giro per l'Italia per pochi euro. Quindi mi chiedo che cosa mi aspetto dalla musica e dai miei sogni, senza sapermi dare una risposta convincente. Inoltre mi sento tremendamente a disagio con gli "addetti" ai lavori. Mi sembra che si perdano in una serie di dettagli trascurabili e si dimentichino sempre del contenuto: la musica. Io probabilmente morirò sconosciuto ma sono orgoglioso di lasciare la mia musica come testamento al giovane Rezzo. Soprattutto voglio essere degno della sua ammirazione. Altro che rock.

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Io, Carlo Magno e i ragazzi che furono.

Chiesa S. Vigilio - Pinzolo (TN)
Chiesa S. Vigilio - Pinzolo (TN)

Non so se si vede dall'espressione, ma mi sentivo leggermente un coglione a farmi un selfie con un cimitero sullo sfondo. In verità i cimiteri non mi sono mai sembrati luoghi macabri,  e spero che i "ragazzi che furono" alle mie spalle non la prendano come un gesto irrispettoso. Comunque non era di questo che volevo parlarti. Come sai sono stato a Levico dai Rezzo's e siamo da poco rientrati. E' stato un bel weekend con l'Elia che finalmente si è ripreso dall'influenza, e se anche non siamo usciti molto causa maltempo, ci siamo goduti le chiacchierate, le tisane e perfino il karaoke in famiglia. E' stato bello cantare "Someone like you" con la Devi, imbarazzati come fossimo ragazzi. Lunedì sono andato a Campiglio a surfare con il collegamento da Pinzolo, e al ritorno mi sono fermato a guardare la chiesa cimiteriale di San Vigilio, che è proprio a pochi metri dall'impianto di risalita. Il colpo d'occhio è magico: il campanile della piccola costruzione si erge solitario sullo sfondo della Val Genova ed evoca scenari gotico-medievali. Mi ha sempre affascinato la storia di Carlo Magno che nel 800 sarebbe passato per la Val Rendena diretto a Roma per l'incoronazione con il suo seguito di guerrieri e vescovi. La storia è ripresa in affreschi ed iscrizioni sparsi in varie chiese della valle e mi piacerebbe approfondire la nascita di questa storia affascinante. Ma leggende a parte, la danza macabra rappresentata qui è a dir poco affascinante. Gli scheletri danzano a braccetto delle diverse classi sociali. Il concetto è incredibilmente chiaro: "la morte è l'unica forma di democrazia", anche se forse l'"Ordine dei Battuti" di Pinzolo, committenti dell'opera di Simone Baschenis nel 1539, non avrebbero usato proprio questa parola. Mi chiedo: qual'era il messaggio a cui pensava mentre dipingeva? Una sorta di consolazione alle ingiustizie sociali rese quasi trascurabili dal trapasso, oppure un monito in vita per la bramosia di potere? Poteva avere un'idea politica anti classista ante-litteram? Sembra che il tema iconografico nasca nel periodo della grande peste del 1358 nel quale si dovette familiarizzare a forza con l'idea della morte. Vista in questa luce penso ad una specie di ironia consolatoria e quasi è commovente. Mi piacerebbe scrivere un pezzo rock su questo, ma sono già troppo poco pop e non voglio esagerare. Come sempre la pittura mi incanta. Resto li a pensare alle persone che ha realmente visto in vita il pittore, e inspiegabilmente lo sento vicino come uomo. Il suo disperato tentativo di resistere alla morte attraverso l'immortalità della sua Opera, è il vero monito per i "ragazzi che ancora sono".

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Socialismo d'elite: una lunga storia.

Castello del Buonconsiglio (Trento) - Foto by www.visittrentino.it
Castello del Buonconsiglio (Trento) - Foto by www.visittrentino.it

Caro diario, forse perché sono terribilmente ingenuo, ma ma mai avrei pensato che il nemico del popolo per eccellenza, ovvero la finanza, potesse avere l'avallo intellettuale dei cosidetti intellettuali della sinistra. Il problema degli intellettuali è che, in quanto tali, non si sporcano mai le mani. Questo li pone, secondo loro,  su un piano diverso dal popolo comune. L'intellettuale disprezza la volgarità del popolo. Disprezza il suo averne pieni i coglioni e la sua voglia di sfasciare tutto. Dice che le battaglie si vincono con la penna. Solo che lui non vince mai un cazzo. Al massimo sale sul carro dei vincitori, e dall'alto della suo lignaggio morale, dispensa chiavi di lettura alternative per la realtà. Forse solo chi ha amato il marxismo capisce queste sfumature. Nelle mie improbabilissime ricostruzioni storiche, questa idiosincrasia (parola d'elite che indica "lo schifo") per il popolare, deriva dalla natura della committenza (parola d'elite per dire "chi mette il grano"). Cioè, mentre il nord europa si scopriva il capitalismo e si armavano navi per il Nuovo Mondo, in Italia il capitale era immobile. L'unico modo per arricchirsi era quello di comprare cariche "pubbliche" e le uniche committenze artistiche nello stivalone magico, erano l'aristocrazia laica e cattolica. Questo continuo scroccare degli intellettuali alla mensa delle classi dominanti, ha portato sempre più gli eruditi (per il volgo "quelli che hanno studiato") ad assuefarsi al loro modo di pensare, allontanandosi dalle esigenze più concrete e drammatiche dei poveri. Anche se è oggettivamente povero, l'intellettuale, rifiuta di crederci e si sente comunque moralmente superiore agli altri (leggi "Io so io e voi non siete un cazzo"). Penso a Marinetti e all'esaltazione della guerra: esempio su tutti di intellettuale convinto di aver scoperto il Futuro e perfetto per la classe dominante. Sembrano pippe del passato, ma oggi è esattamente così. I presunti intellettuali si bevono ogni cazzata che i massoni mondialisti gli suggeriscono. Odiano vedere gli ignoranti del popolo che esprimono la loro rozza opinione, e vorrebbero delegare agli amici loro, qualsiasi decisione. Quelli che si sentono migliori del popolo si scoprono subito: usano la parola "populista" o "demagogia" ogni sette. Ricordami di evitarli, mio caro. 

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La sfida di un'epoca: dal produttore al consumatore.

Diario di un auto-promosso

Caro diario, l'altra sera ho fatto prove con i ragazzi e sono galvanizzato. Sentire il groove di basso e batteria, da tutta un'altra sensazione. Per adesso stiamo lavorando su cinque pezzi, ma abbiamo un buon ritmo. Mi sto riabituando a cantare sopra tutto il volume che una rock band genera, e non è affatto facile. Ovvierò al problema con un monitor in-ear stile fighetti di Maria. In questo periodo sono più sereno rispetto al mio progetto. E' come se avessi abbandonato l'ansia da prestazione in favore di una visione più lucida e disincantata. Mi rendo conto che suonare bene la chitarra e contemporaneamente cantare in modo espressivo, richiede una grande concentrazione. Io invece spesso esagero nell'intenzione, ed esco dal "flusso". Sento però che queste piccole difficoltà tecniche sono ormai alla mia portata, e sono sicuro che troverò la soluzione ottimale per rendere i pezzi dal vivo. Devo dire che suonare con la band ti da molti stimoli: quando vedi gli altri sbattersi per le tue canzoni, ti viene voglia di sbatterti il doppio, e tutto comincia ad essere più concreto. Ora sorrido pensando alle pippe mentali che mi facevo sull'estetica musicale quando frequentavo il D.a.m.s. Non avevo capito che quella roba lì, era già lettera morta da un pezzo, come la sinistra italiana. La musica non segue più l'accademia e la storia dell'arte, e finalmente l'originalità deve trovare nuove vie. Nella difficoltà di fare la differenza tra le migliaia di proposte, sta la sfida del nostro tempo musicale. Riuscire a saltare gli intermediari: dal produttore al consumatore, come si diceva in qualche spot di anni fa. Ho capito che non serve alzare la voce. Serve lavorare in silenzio per diventare persone ed artisti migliori: coltivare l'orto della virtù.

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Storia di una copertina

Diario di un Auto-promosso

La copertina di un album è sempre una cosa importante. Ma per un artista figurativo come me, diventa anche un cruccio. Le velleità di musicista si sovrappongono a quelle del figurativo, e dopo diversi ragionamenti ed esperimenti grafici vari, sono tornato alla prima idea. Avevo fatto una piccola scultura in creta di un omino (uno a caso) con in mano una farfalla. Avevo costruito lo scheletro con il filo di ferro e lavorato parecchio ai dettagli, ma seccandosi il mio eroe autobiografico è andato in pezzi. Fortunatamente gli avevo fatto delle foto, una delle quali mi ha dato l'idea per la copertina che vedi a fianco. Come puoi notare, però, data la luce sbagliata della foto, ho dovuto disegnare con gimp certe parti, tagliare-incollare, per modificare la posizione e l'espressione del Rezzo-ominide. Anche la farfalla è realizzata in creta e fotografata, anche se la testa è stata presa in prestito da un esemplare reale e resa "disegnata". Insomma dietro ad un'immagine che pochi noteranno, ci sta un lavorio mentale non indifferente. Lo sfondo l'ho creato con un patchwork di texture trovate su google immagini. Stranamente, mentre lo facevo, pensavo a De Chirico, anche se il paragone è ovviamente improponibile. Bello come sono, potevo sbatterci il mio faccione (SWAG Rezzo), ma non è quello di cui vado fiero. L'auto-produzione mi ha insegnato a pensare alla musica a 360 gradi, ed ho imparato molto dai miei goffi tentativi di costruire un "brand di me stesso", per usare un'espressione ormai usuale. Per migliorare me stesso, lavoro sulla musica, riformulo le parole, come se fosse ogni volta una "rivoluzione". Tornerò sul mio concetto di rivoluzione più avanti, che ora devo linkare come se non ci fosse un domani.

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E' possibile una poetica della felicità?

Sono sempre stato incuriosito dal paradosso insito nell'arte e nell'essere artisti. Da una parte "l'oggetto" artistico, bello, utile e incredibile, dall'altra, la sofferenza che sottende a tanta bellezza. Mi spiego: Vincent Van Gogh è uno dei più grandi pittori, e soprattutto tra i più originali del '900, ma non era lo specchio della felicità. Ok, lui è proprio l'esempio estremo, ma se si va a guardare la biografia dei grandissimi in tutti i rami della creazione artistica, si tende al pessimismo cosmico, anche senza aver letto Leopardi. Uno potrebbe quindi pensare che sia l'arte stessa a generare infelicita? Ovviamente è impossibile.  Poi ci sono anche casi come Picasso, che se la godono alla grande, ma che portano i segni indelebili di qualche spettro dell'infanzia. In pratica l'arte è una cura per cercare di colmare le carenze affettive, una mera trasformazione di queste, in bellezza formale. Non a caso, anche nella musica odierna, la sofferenza amorosa e sociale sono gli argomenti principali. I testi esprimono il rammarico dell'aver perduto una cosa bellissima, e il masochismo del ricordo reiterato e glorificato. Come dire: erano talmente splendidi quei momenti, che un giorno, inaspettatamente, hai preso e cambiato indirizzo. Personalmente di questa politica del fallito in amore, ne ho piene le palle. E basta. Diteci qualcosa che ci aiuti a vivere il nostro presente anziché farci pensare a dubbi ricordi dei bei tempi andati. La sofferenza ha rotto i coglioni. Voglio una poetica che parla di roba fritta e vinello, di sorrisi sguaiati, di sesso fatto con coscienza. Di ideali che non siano pompose cazzate, costruiti sulla realtà di tutti i santi e fottuti giorni. Per le canzoni parlano tutte dell'amore in senso lato e della morte: le vere chiavi della felicità.

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Qualcuno la ama, senza saperlo.

Caro diario, oggi ho sentito quel tizio dell'etichetta che prometteva bene. Beh, promettere prometteva, ma poi mantenere, è un'altra cosa. La telefonata è durata circa 18 secondi, e 10 buoni sono stati di silenzio e disagio. Lui ha inventato una storiella e abbiamo messo giù. Fin qui nulla di insolito, il classico indiretto rifiuto delle etichette, ma questa volta la variabile sono io. Non provo nessun rancore, niente da recriminare, ne mi sento sminuito. Capisco perfettamente che non è da tutti rischiare, quando puoi attingere a molti artisti che hanno già un seguito online o dal vivo. Questa settimana, forse io e T., incontreremo il responsabile di un'agenzia di booking, che sembra essere incuriosito dal progetto. Come dico sempre, la sola strada per crescere è suonare dal vivo, incontrare gente, socializzare. con chi mi può aiutare nella piccola quanto ambiziosa impresa di trovarmi uno spazio. So solo che se l'unica via è sgomitare, mi sarà sempre preclusa. So che la fuori qualcuno c'è che ama la mia musica, anche se ancora non lo sa. 

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Il rito del caffè nella vasca

Diario di un autoprodotto

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La musica che trovo lassù

Diario di un autopromosso

Caro diario, ieri sera sono tornato dal weekend a base di grappe e snowboard che avevo organizzato con dei miei amici, a Montecreto. Sono dolorante in tutti i punti, ma è piacevole la sensazione di scoprire muscoli che non sapevi di avere. Finalmente al Cimone c'è un po di neve, anche se non moltissima, ed il paesaggio completamente bianco, era una meraviglia. Spesso mi fermo in mezzo alla pista ad osservare i crinali di sempreverdi, le vallate, le casine sperdute su qualche promontorio isolato, e le strade che serpeggiano fino a valle. La sensazione del freddo può anche essere bellissima: amo quando ho il naso ghiacciato, e sento il vento gelido che mi batte come un cuscino. Mi ricorda che sono vivo, che sono forte e che posso resistere, ma anche che se volesse, mi potrebbe uccidere.

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Ricordi Swag: "Non sarai certo tu, a sverginarmi!"

Sera, caro. Qualche giorno fa ho scritto un articolo su Bello Figo e la polemica razzista dei leghisti. Molti si chiedono come mai un cantautore rock vecchio stile come me, sia così interessato dal fenomeno dello SWAG. Se non sei al passo, con la terminologia dei giovani, caro diario ti aggiorno io. Questa parola, letteralmente "bottino", indica uno stile di vita senza schemi e senza stili codificati. E' una specie di consacrazione del più tamarro, l'incoronazione del reietto che inspiegabilmente si sente il Nr.1. Quindi io che c'entro in tutto questo? Beh, non ci crederai ma più di vent'anni fa, inconsapevolmente ho provato il potere dello swag. Ero proprio nel passaggio tra le medie, che per me sono state un vero incubo, e l'UPT (Università popolare trentina), scuola professionale per segretari. Ricordo che nella notte prima di quel nuovo inizio, giurai a me stesso che non sarei più passato per il "tonto", l'"imbambolato" o l'ultimo della classe. Dovevo far credere a quella nuova "società", che io ero un figo. Recitavo la parte del metallaro anarchico e, quando non sapevo cosa dire, non rispondevo affatto. Cominciai a trattare male le ragazze, facendo battute sessuali esplicite e toccando culi qua e la. Ricordo che il giorno seguente, mi girai verso due ragazze che stavano dietro al mio banco e chiesi a bruciapelo: "Scusate, ma voi siete vergini?". Una delle due, quella carina, si mise a ridere senza saper cosa dire, mentre l'altra senza indugi rispose:"Non sarai certo tu a sverginarmi!". Nacque da subito una grande amicizia con entrambe. A ripensarci adesso, non so dove trovai il coraggio di fare questa parte. I bulletti della scuola, i veri maschi alfa, che normalmente mi avrebbero picchiato, stranamente cercavano la mia approvazione, perché avevo un surplus di cultura letteraria che rendeva il mio bluff credibile anche ai loro occhi. Citavo a caso Baudelaire, che leggevo veramente ma senza comprenderlo a fondo, e mi facevo chiamare Rex il figo di Tione. C'ero talmente dentro nella parte, che mi firmavo così anche nei compiti in classe. Dicevo di essere il più figo di tutti, e tutti in fondo si divertivano a crederci. Ero veramente Swag. Mixavo uno stile metal (chiodo, orecchini con teschi, braccialetti borchiati) allo stile disco anni '90 alla "What is Love, Baby don't hurt me". Ero bruttissimo ma veramente figo, semplicemente perché ormai mi ero auto-convinto di esserlo. Morale: senza questa posa swag ante literam, non avrei mai avuto il coraggio di salire su un palco e cantare. Basta far finta di essere quello che si vuole, per riuscirci veramente. Tienilo a mente, dy.

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Vaffanculo alle stelle

Diario di un Autopromosso

Ieri sera abbiamo fatto la prima prova in sala. T. e F. si sono conosciuti per la prima volta, e abbiamo abbozzato un paio di pezzi. Devo dire che sono molto soddisfatto, in quanto come prima volta mi aspettavo di cazzeggiare di più. Invece ci siamo collegati, equalizzati e registrati, e abbiamo da subito provato i pezzi seriamente. F., il batterista, è molto più giovane di me e T., ma è molto bravo e professionale. E' subito entrato nel climax dei pezzi, dimostrando abilità e buon gusto. Anche T. con la sua strato ha lavorato a riff e raddoppi, e il suond non era niente male. Ovviamente è presto per esaltarsi, ma va anche data fiducia all'istinto, se no, non si gode mai. Mi mancava il rock: sentire la cassa della batteria che fa muovere la testa, dando energia alla chitarra e sottolineando le parole. Abbiamo anche parlato di musica, che secondo me è fondamentale quanto provare, per una band. Quindi sono gasato perché ho un nuovo inizio da iniziare. Come sempre cerco di cancellare tutto quello che so, ed approcciarmi come un bambino, che affronta con fiducia il futuro. Come un bambino che vuole diventare qualcuno. So che i fan arriveranno quando sarò io il primo fan di me stesso, e riuscirò ad esprimere quello che ora è solo potenziale. Roma non fu costruita in un giorno, quindi testa bassa e lavorare. Questo mi fa venire in mente un verso di "Tutta la magia": un'oasi nel deserto del rock, e vaffanculo alle stelle.."

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Bello figo: Swag come Barbra D'Ursio

"Un sacco di fighe bianche saranno scopate".. Questo è un verso di una canzone swag chiamata "Io non pago affito" di quel figaccione di Bello Figo, il ragazzo ghanese che con i suoi amici, che ha innescato una polemica tra leghisti, immigrati conservatori, e musicisti degli anni '70 che si credono progressisti di sinistra, ma sembrano più usciti da CL. Il caso è scoppiato in tv, da Belpietro ed è continuato sui social. In realtà, tra quelli che ne parlano, pochi hanno capito il valore artistico di Bello Figo (in tanti invece li ascoltano). Esilarante la reazione in Tv della Mussolini, che sbraita come una pazza il suo populismo razzista, mentre lui, gentilmente e senza fare una piega cerca di spiegare la sua visione. Poi in collegamento, il migrante globalizzato, spiega come Bello Figo sia il male assoluto, pericoloso, infamante per i migranti stessi. Ma in trasmissioni condotte da Belpietro non mi meraviglia affatto. La cosa sconcertante invece, è che il mondo della musica, abbia gridato allo scandalo. Migliaia di commenti dei chirichetti della cultura che si scandalizzano per le parolacce, o che dissentono sull'intonazione della voce. Parlano di Musica di Qualità, come se fossero loro a decretare cosa sia o meno meritevole di interesse. In realtà Bello Figo e più in generale la musica SWAG, sono la musica che parla del nostro tempo. E' basata sul consumismo, sulla provocazione, sul mito della bella vita senza limiti. Swag, significa "bottino" o "festa" o "refurtiva". Noi abbiamo creato questo "valore del non valore", della pubblicità che diventa realtà. Questi artisti dello stile, della contraddizione, e dell'assenza di messaggio, in realtà comunicano con intelligenza una realtà diffusa: il disagio dei giovani (in questo caso immigrati) in un mondo con l'unico valore del denaro e dell'essere, appunto, SWAG. E' solo il fallimento culturale della società ultra-capitalistica globalizzante, niente di nuovo. Quindi semmai il problema è il fallimento in se, la mancanza di filosofia, non certo l'artista che descrive provocatoriamente le conseguenze ovvie ti tale mancanza. Sarebbe come indignarsi con Picasso per aver dipinto "Guernica". Spinto dalla mia curiosità, mi sono ascoltato le canzoni in sequenza e mi sono appassionato di questo artista: la musica mi piace molto e mi fa ridere da pazzi. Mi fanno ridere tutti quei musicisti che comprano i like per la pagina, e poi sentenziano su cosa dovrebbe ascoltare la gente. Se Bello Figo fa milioni di views forse è solo perché è un musicista migliore di quei chirichetti che sentenziano al Tribunale dell Qualità. Facciaml.

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I film di un autoprodotto

Diario di un Autopromosso

Caro diario, qualche giorno fa ti parlavo della mia ricerca di musicisti, ricordi? Ho fatto un paio di prove con un chitarrista, di cui ancora non ti faccio il nome, ed abbiamo subito cominciato a definire una prima scaletta di partenza. Stasera, sono andato a conoscere un'altro ragazzo che suona le percussioni, ed anche lui mi è sembrato apprezzare il mio lavoro. Si è detto disponibile a provare. Nice. Ci sta un po di socializzazione e confronto, dopo mesi passati nel mio "studiolo" in compagnia solo dei miei fuorvianti pensieri estetici e politici. Mentre camminavo sotto i portici, ho provato per un momento una sensazione familiare: mi sono venuti in mente i primi anni a Bologna, le mie camminate senza meta sotto i portici del centro, e quell'ineffabile senso di solitudine e ignoranza del futuro che inebria. Mi sedevo sul muretto in Via Petroni e guardavo passare le persone. Volevo leggere, ma in realtà cercavo di entrare in contatto con qualcuno. Mi sembrava strano che tutti avessero un luogo in cui andare, un amico da chiamare o una conversazione frivola da fare davanti allo spritz. A volte mi immagino il personaggio di un film, e mi osservo dall'esterno, visualizzando le infinite possibilità che la trama offre al protagonista. Guardavo i ragazzi universitari e sorridevo, rivedendo quella timidezza camuffata da spavalderia di chi deve ancora trovare un posto nel suo ambiente. Mi chiedo: chi incontrerò domani? E' casuale quello che mi succede? A volte siamo convinti di andare in una direzione, invece stiamo andando dalla parte opposta. E' fantastico cogliere l'apparente casualità dei fatti che invece sono sempre espressione di qualcosa di significativo. Tutto cambia, lo dice anche il disco. Ma cosa può cambiare e cosa invece rimane sempre uguale?

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3 cose da non fare quando ricerchi elementi per una band.

Diario di un Autopromosso

In questo periodo sto incontrando musicisti per la band che tanto ho chiesto a Babbo Natale. Ciclicamente, nella mia storia di musicista borderline, ci sono stati i momenti di "selezione" ed è sempre una bella cosa anche se trovare persone per suonare assieme il proprio singolarissimo progetto è un'impresa. Non è come tirare su una cover band dei Beatles, bisogna riuscire a far appassionare della propria musica, dei musicisti, che di solito sono i peggiori in fatto di curiosità. Sembra strano ma è così. Ecco quindi degli appunti per non cadere nei soliti errori di valutazione:

1. Evitare i feticisti dello strumento. Chi suona per anni uno strumento, diventa un po feticista del suo particolare strumento. Se suona la tromba, ama la musica che da uno spazio preciso a quella musica, il Jazz, il soul e pochi altri generi. Difficile che sia allettato da canzoni punk cantautoriali come le mie. Di solito se chiedo di fare delle semplici pulsazioni ritmiche, mi odiano.

 

2. Evitare i fenomeni dello strumento. L'orecchio allenato, e le ditone callose, permettono di cogliere sfumature di suono che i comuni ascoltatori mortali e profani, nemmeno possono immaginare, ma dall'altra creano una "deformazione professionale" rispetto ai concetti chiave della musica stessa. Ad esempio, è facile sentir dire ad alcuni ottimi chitarristi, che non sanno nemmeno le parole delle canzoni che suonano! Per loro il canto ed il messaggio annesso, sono un'indistinto "wacciu-wari" in sottofondo al distorto dell'ampli valvolare del '68.

 

3. Evitare quelli con gli"stessi gusti". Alletta, ma non funziona mai: i gusti sono spesso degli atteggiamenti ereditati dall'adolescenza. Sarebbe come andare ad un concerto dei Pearl Jam e chiedere a caso tra i musicisti. Non può funzionare: poi ti trovi un fascista in sala solo perché condividi con lui l'amore per i Blind Guardian.

 

Qual'é quindi la discriminante? L'unico modo per fare una selezione è l'istinto. Suonare con persone con le quali ti fa piacere stare, perché le ore negli scantinati bui devono essere ore di entusiasmo e confronto, non è come andare in ufficio. Ricordarsi di guardare negli occhi le persone ed ascoltare!

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La scoperta di Babbo Natale

Diario di un Autopromosso

foto da www.comune.jesi.an.it
foto da www.comune.jesi.an.it

Anche se ufficialmente la scusa è quella della natività, tutti sanno che la festa vera, la vera star del momento è Babbo Natale. I bambini sono felici, perché mangiano dolci e ricevono le cose che più desiderano. Per molti anni, ho odiato questa festa. Stranamente il ricordo di bambino che riceveva regali, non mi da nessuna bella sensazione. Ho percepito sempre un vuoto nella mia famiglia. La difficoltà di ascoltarsi ed accettarsi, di fare un sorriso complice, di lasciar andare il proprio egoismo, semplicemente per l'egoismo altruistico di stare insieme. Sono cresciuto convivendo con la profonda infelicità di mia madre e la solitudine di mio padre. Forse per questo, durante le feste,  tutta quell'abbondanza e festosità che vedevo nelle famiglie normalmente felici, mi sembrava ipocrisia. Mi sembravano stupide le persone che spendevano tutti quei soldi e tempo per impacchettare regali inutili e pout pourries. Invece quella magia esiste davvero. Ora che sono qui a fare pacchettini, capisco che è solo una delle tante manifestazioni dell'amore che c'è in una famiglia. Ora ce l'ho, e mi è venuta anche la voglia di festeggiare, senza sapere cosa. Tanto per dire grazie all'universo per essere qui, ancora una volta, a ridere e mangiare; essere ebbri di noi stessi. Quindi aspetterò Babbo Natale, come se non sapessi che le multinazionali ci mangiano sopra a scapito dell'ambiente. Immagino la tristezza dei miei in questo momento, per non essere riusciti a creare questa magia, per averci fatto odiare quel tenero grassone di Papà Natale. Adesso vado che devo vedere il Gobbo di Notre Dame e scrivere bigliettini. 

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Prove di promozione

Diario di un Autopromosso

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ULTIM'ORA: "Le mucche si macellano da sole per protestare contro McDonald".

Diario di un Autopromosso

foto by educational.parmalat.it
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"Sono tutti uguali" è la frase preferita dagli italiani, come la Scavolini per le cucine. Si sentiva nei bar già 20 anni fa, tra un Lucano, una una partita a briscola e novantesimo minuto. Tale abitudine lessicale e culturale, era in effetti giustificata dai fatti: ogni tentativo di movimento dal basso, prima del M5s, si è dimostrato fallimentare. Chi raccoglieva il malcontento popolare (tipo Lega, Radicali, Sel..) una volta seduto sulle poltrone del potere, si comportava come "tutti gli altri". Si faceva lusingare dai privilegi, dalle auto blu, dai militari sull'attenti, e dalle sviolinate di lecchini e portaborse, che in questo paese sono davvero tanti. Per questo motivo, Beppe e Casaleggio hanno cercato di creare un codice etico: delle regole che diminuissero la possibilità di "appoltronamento" dei politici. E' allora che cominciò l'epurazione: tanti eletti e non, vennero accompagnati alla porta in quanto non coerenti con le regole che loro stessi avevano sottoscritto. Allora si sprecavano titoli per Grillo, giudicato fascista, squadrista, populista, ed arrivista da quasi tutta la stampa italiana. Si abbondò con parole come anti-politica, populismo e demagogia. Dava fastidio che i cittadini, nella loro ignoranza, chiedessero onestà alle istituzioni. L'intellighenzia di sinistra, che ha preso per buoni i discorsi politologici dei giornali dei borghesi, si schierò subito contro il movimento, ridicolizzandolo e facendolo sembrare (senza successo) una velleità da ragazzini sognatori, che non sanno come funziona il mondo reale. Oggi è il primo partito in Italia, non ha mai preso i rimborsi elettorali spettanti (42 milioni) e obbligato i suoi a dimezzarsi lo stipendio in favore delle Pmi. Questa cosa è oggettivamente inedita, non solo in Italia, ma nel mondo. Sono gli unici a non aver mai fatto patti politici con altri partiti, altra cosa unica a livello mondiale. Hanno costruito strade e strutture pubbliche con i loro soldi, hanno risanato i conti delle amministrazioni che gestiscono, e salvato la costituzione dal funesto referendum delle banche (non solo loro ma sono stati determinanti), ma sono sempre comunque "uguali a tutti gli altri". Questa è la massima accusa e offesa che arriva dai detrattori. Se non conosci abbastanza fatti, è normale che sembri così: i cinesi a noi sembrano tutti uguali, come gli immigrati, e tutto ciò che non conosciamo affatto, o solo per sentito dire. Non sono i cinesi ad essere tutti uguali, ma noi che non ne sappiamo abbastanza per poterli distinguere. Ormai questo mantra è stato talmente ripetuto alla tv, che anche gente che avrei detto intelligente, ormai è stata lobotomizzata da tale refrain. Questa uniformità la vede solo chi non segue veramente la politica. Leggono i titoloni sui giornali di Caltagirone, Elkann, Agnelli, Confindustria e Co., e si fermano a quelli. Non indagano i fatti, perché a loro non interessano. Per loro tagliarsi lo stipendio è demagogia (con le 2000 piccole imprese nate grazie ad essi), il reddito di cittadinanza è elemosina, e l'uscita dall'euro un suicidio. Notate le parole che usano di più: "disastro" "demagogia", "anti-politica", "populismo", "fascismo", "comunismo", e ancora "moralismo", "utopia", "paese reale", "economia reale", "esperienza politica". Parlano del Pil, ma non sanno cos'è. Parlano di sinistra ma amano le banche d'affari con il leader unico al comando. Ci hanno tolto l'articolo 18 e ci hanno dato un voucher, ma questo ci sta, perché lo chiede la tanto cara Europa. Nel frattempo destra e sinistra si sono sposate alla luce del sole. Pur di non perdere i loro stipendioni, le auto blu, i voli gratis, e le case "accidentalmente" regalate da benefattori, farebbero alleanze anche con Hitler, se ancora fosse al potere. Premesso che nemmeno io metterei la mano sul fuoco per nessuno, non capisco il motivo di tanta cecità. Per questo motivo, quando incontro qualcuno che snocciola tutta la sua incazzatura verso Grillo e i grillini chiedo sempre, incuriosito, cosa voterebbero loro, nel caso un giorno, si andasse alle urne. Beh, sapete cosa dicono questi Sherlock Holmes della città eterna? Io non voto, per protesta. E' come se le mucche si macellassero da sole, per protestare contro McDonald.

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Cosa ti piace di te stesso?

Diario di un Autopromosso

Caro diario, con te posso essere sincero; in realtà non sto promuovendo per niente il mio "brand". La scusa ufficiale è che vorrei creare prima una piccola band, per rendere dal vivo le cose sul disco, ma forse non è quello il problema. Non ho mai lavorato per obiettivi e questo adesso è diventato un muro. La mia mente estrosa e dispersiva mi porta a mettere sempre in discussione tutto, in ogni momento. Non capisco a che punto sono, quali sono le priorità per una start up improbabile come la mia. Il dubbio di essere già troppo vecchio e superato a volte mi attanaglia, ma poi capisco che non si può fare altro che essere quello che si è. A chi piacerà il mio essere me? A me sta cominciando a piacere, e questo mi conforta. Com'è noto, piacciono sempre le persone che si piacciono. Quindi continuo il lavoro allo specchio, nell'attesa di capire cosa davvero mi piace di me stesso, e cosa invece va cambiato. Una cosa è certa: il titolo dell'album è davvero centrato.

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Il gol di Tardelli

Diario di un Autopromosso

Non si può sempre perdere, e anche noi popolani, ogni tanto vinciamo alla grande. Come quel 3 a 1 con il gol di Tardelli nel 1982, di cui non ricordo assolutamente nulla. Come in "fuga per la vittoria" abbiamo fatto gol in rovesciata all'incrocio, e siamo stati salvati dalla popolazione in delirio, che ha invaso il campo al novantesimo. Ogni tanto si deve pur ubriacarsi di vittoria, anche se ben sappiamo che l'ebrezza dura poco. E' vero che la costituzione non se la filava nessuno prima. Ma questo è perché ci accorgiamo dell'importanza delle cose proprio quando rischiamo di perderle. Quando una cosa ci sembra assodata, tendiamo a sottovalutarla. Quindi oggi si brinda, si canta e vaffanculo il capitalismo. Domani, lo so, ci sveglieremo rincoglioniti con un cerchio alla testa, e capiremo che i cattivi sono ancora li. 

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Davide contro Golia

Diario di un Autopromosso

Caro diario, eccoci giunti alla vigilia di questa grande prova per la collettività. Molte persone negli ultimi anni, con la diffusione capillare di internet e dei nuovi super telefoni, hanno cominciato ad appassionarsi di nuovo alla politica. Il rischio di perdere la sovranità popolare con questa riforma, ha risvegliato l'orgoglio civico di molti. Cominciamo ad avere accesso a moltissime fonti, cosa che ci fa essere informati in modo più preciso. Se noi siamo Davide, la nostra fionda è l'Iphone. I potenti ci prendono sempre per il culo, ma adesso anche loro fanno fatica a combattere la viralità di alcune informazioni strategiche, che si diffondono e creano dissenso. In questi mesi si è parlato tanto di democrazia, di diritti, di alzare la testa contro i nuovi nazisti della finanza. L'informazione è un'arma incredibile per combattere ogni tipo di abuso; meglio della forza e delle rivoluzioni armate. Infatti quelle prima o poi, si trasformano in nuove dittature, e diventano "stato". Nella canzone "Tutto Cambia" esprimo il disagio di voler fare la mia rivoluzione di parole, in un mondo che punta ad una globalizzazione forzata ed al controllo sugli individui. Quindi questo 3 dicembre, non è un giorno come un altro. E' la nostra versione della resistenza al fascismo, fatta con il web e la cultura, anziché con il sangue. I molti ignavi che per pigrizia non andranno a votare, sono già nel matrix: preferiscono far finta di non vedere le emergenze sociali a cui stiamo andando incontro. Mi riprendo le parole come "socialismo" e "lotta di classe" e le estrapolo dal contesto politico e storico della loro realizzazione. Ormai siamo tutti "proletari": operai, impiegati, professionisti e imprenditori. I nuovi "padroni" sono i massoni del Bilderberg, le società finanziare che controllano la moneta, come Bce, Fed e Fmi. Domani spareremo la nostra cartuccia contro il gigante senza volto: il momento di uccidere Golia. Di solito, questo è bene dirlo, se non lo prendi bene, poi quello ti fa il culo. 

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Il contrario della promozione

Diario di un Autopromosso

Quella dozzina di persone che mi seguono, si chiederanno perché invece di promuovere il disco, sia così preso da questo referendum. Non ti starò a spiegare il merito, che è una palla, ma la motivazione di tanta energia impiegata. Ho sempre amato la storia, non è colpa mia, anche se fa brutto dirlo ad alta voce. Quando ero ragazzino sognavo di fare l'archeologo, o comunque lo storico. Da qui, l'amore per la politica. Non l'ho mai trovata noiosa o complicata, ma piuttosto disgustosa. E' disgustoso il fatto che tu più sai le porcate che fanno ai vertici, più ti preoccupi. E nessuno vuole preoccuparsi, ovviamente. Ho capito quindi che l'arte faceva di più al caso mio: posso parlare di politica, usando immagini simpatiche con il rock'n roll. Ora, tornando al sodo, siamo in una fase storica delicata. Se passasse il si, la finanza internazionale avrebbe libero accesso al patrimonio pubblico. Quindi il mio animo rock anni '70, mi impedisce di disinteressarmi alla politica e fare i miei video cazzoni che tanto mi divertono. E' come se John Lennon avesse fatto finta che la guerra non esistesse.

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Il mio maestro di Rock'nRoll

Diario di un Autopromosso

Ieri come ti annunciavo, ho aperto il concerto dei Soraya Santa, nel quartiere romano di S. Lorenzo. La città eterna ha un fascino incredibile, anche se non ho avuto molto tempo per fare il turista. Sono arrivato nel tardo pomeriggio, ed ho raggiunto il mio ostello da 19 euro a notte, costeggiando Via Giolitti e la ferrovia. Dopo una doccia veloce, ho preso la mia chitarra e mi sono incamminato verso la zona del locale, per mangiare qualcosa e perdermi ad osservare. San Lorenzo è la zona universitaria, piena quindi di localini e di ragazzi. Mi piace cercare posti con i tavolini fuori, ordinare una birra trappista, e guardare le persone che passano. Più le osservo più mi rivedo in loro; nel passo veloce a testa bassa, nelle conversazioni di lavoro al cellulare, nell'insofferenza rispetto al traffico. Mi faccio prestare dal barista un foglio ed una penna, e scrivo qualche verso. Le mie canzoni non esprimono i miei sentimenti, o meglio: esprimere i miei sentimenti non è una loro priorità. Semplicemente capita. Se sono preoccupato o innamorato, di solito non ho voglia di scrivere. Penso piuttosto a come risolvere il problema, oppure a godere. L'arte per me, non è solo uno spazio intimo di sofferenza e ricerca, ma un laboratorio artigianale di socialità. Comunque, ho mangiato una pizza al taglio e bevuto una birra non trappista, seduto fuori al freddo in una strada quasi deserta. Il fatto di essere li, fuori da ogni contesto, mi ha fatto sentire libero, malinconico e realizzato nello stesso momento. Con un'ora di anticipo, sono arrivato al locale, sotto le mura di Porta Labicana, che è un posto piccolino ma molto particolare. C'è un bel palco, i libri in sharing ed un biliardino gratuito per i soci. Nella silenziosa attesa del momento, mi sono fatto le due consumazioni gratuite ed ho fatto il check sound. Qui vedo tutto il limite tecnico del mio progetto. L'acustica non è facile da amplificare, non riesco a far suonare gli alti impastati al resto, ed il mio modo punk di suonare, non aiuta in questo senso. La gente ha apprezzato comunque le mie canzoni, ed il piglio affermativo della mia personalità. Almeno così mi è sembrato. Ho conosciuto i componenti del gruppo che mi hanno fatto sentire a mio agio e benaccetto. Poi hanno suonato loro, ed il pubblico era molto partecipe, si sentiva una bella energia. Alle 4.00 sono arrivato in stanza e sono morto. Alle 8.30, resuscitato, ho preso il treno per tornare a casa e festeggiare i 3 anni del mio ometto, con tanto di festa, festoni, e amichetti. Quando suonavo a volte pensavo a lui, a come sarebbe stato orgoglioso di vedermi sul palco. Lui è il mio maestro di rock'n roll.

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Diario di un autopromosso - 10 novembre

Rezzo Deejay
Rezzo Deejay

Per una volta ho l'impressione di essere preparato per il live, ma una parte di me cerca sempre il sabotaggio. Ho montato un set di corde Martin 0.11, messo le pile 9 volts per la chitarra, creato ad hoc una scaletta e stampata. Suonata di fila due volte in un'ora. Pian piano capisco chi sono, e prendo fiducia in me stesso. Ho notato che suonare in piedi fa tutta la differenza del mondo. Il fatto di ballare con i piedi, aiuta un botto a tenerti nel tempo. Lo so è strano aver bisogno di trucchi per seguire il tempo che tu stesso crei. La paura di non essere abbastanza bravo, è sempre li in agguato, quella puttana. Come se a qualcuno fregasse qualcosa delle mie doti personali. Noi tutti amiamo la musica per quello che ci da, non in base alla stima personale che nutriamo per un artista, quella semmai ne è la conseguenza. Vale quello che dici, non troppo il come, anche se non nego sia un aspetto molto importante. E' come se le certezze e l'autostima che mi sono faticosamente costruito negli anni, venga messa in forse da ogni singolo errore in una frazione di secondo. Tutti gli "è bravo" del mondo non valgono un cazzo. Valgono molto, invece, i "figa la canzone!" oppure i "quanto costa il cd?". Quindi stavolta mi sento leggero. Ho meno paura di sbagliare, e sono curioso di mettermi alla prova davanti ad un pubblico sconosciuto, in una città sconosciuta. Essere il Mr. Nessuno che scrive la sua prosopopea di redenzione personale. Piccoli passi, puerili per alcuni, che mi fanno diventare un po migliore tutte le volte. Non è forse questa l'arte, in fondo?


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Diario di un autopromosso - 4 novembre

Becchi - Rezzo '16
Becchi - Rezzo '16

Ciao caro, ci sono. Scusa l'assenza in questo periodo, ma ciclicamente alterno periodi più social, dove ho bisogno di comunicare ogni minchiata all'esterno, con altri di completa solitudine. Questo mi crea un bel problema a livello di promozione, perché quest'ultima attività, esige un continuo fluire di contenuti. Bisogna mantenere viva l'attenzione sul proprio progetto, e chiedere aiuto ai fan. Io invece, suono, disegno ed ascolto musica. Oggi per esempio ho ascoltato alla radio, una trasmissione sulla dance anni'90, e mi sono stupito di notare che non mi dispiaceva affatto. Mi ha risvegliato tanti ricordi di ragazzino, quando impacciato e balbuziente cercavo di trovare una ragazza qualsiasi da baciare, in locali fumosi e con luci stroboscopiche. Ore a prepararsi per la serata: braghe a zampa rosse, camicia attillata floreale e chiodo di pelle nera. Avevo i capelli lunghissimi e me li stiravo con la piastra, rendendoli una specie di scoiattolo gigante sulla testa. Per caricarmi mettevo nel walkmen i Guns, oppure gli Alice in Chains, e mi avviavo verso il bar. Spesso, una volta li, il mio entusiasmo da rocker di provincia diventava, a forza di grappe, un'allucinazione etilica. Certo, era consolante e poetica, ma poco produttiva in quanto a sesso. Alla mezzanotte, ormai completamente ubriaco, salivo in macchina di qualcuno più grande, e si volava verso la disco. Uso "volare" perché il guidatore alticcio di turno, si sentiva sempre come Nigel Mansell, e faceva le prove libere del venerdì in compagnia. Ricordo le bottiglie di vodka che passavano, la musica dei Litfiba a 10000 decibel, e "quella voglia la voglia di vivere quella voglia che c'era allora", sapevamo perfettamente dov'era. Poi qualche volta, in stato di grazia, succedeva di infrattarsi con qualche ragazza. Pochissime parole, imbarazzo, e lingue roteanti e impazzite, a cercare chissà quale emozione, nascosta sotto le gengive. In quelle serate però, il momento migliore era il ritorno. Quando potevi raccontare, esagerandole, le tue prodezze da amatore consumato. La maggior parte delle volte invece, il ritorno era triste. La sbornia calante, e la sensazione di essere rimasto a guardare senza dire nulla, e senza avere nulla da dire.  Il mal di macchina al limite dello sbocchino, ed il racconto goliardico di un amico che invece, proprio quella sera, aveva limonato duro con quella figa, e si sentiva giustamente il numero uno. Ricordo che pensavo che la musica mi avrebbe elevato rispetto alle altre persone, ma ho capito che era una cazzata. La musica mi eleva sopra me stesso, strizza fuori la virtù dalla mia banale esistenza. 


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Lenin non l'ha capito.

foto da www.qualcosadisinistra.it
foto da www.qualcosadisinistra.it

Caro diario, nei miei testi e nel parlato uso spesso la parola Rivoluzione. In generale ho sempre avuto il mito della rivoluzione. Quando ero un giovane, questa parola per me era sinonimo di "sovversione", o "ribaltamento". Mi esaltava pensare al sacro furore del popolo che dava alle fiamme i simboli del potere aristocratico, in un vago e dionisiaco pensiero di giustizia sociale. Guardando alla storia, però sappiamo che ogni rivoluzione armata, per quanto legittima, non ha in realtà intaccato la logica del potere. E' dopo poco diventata potere e quindi passata dalla parte di una nuova aristocrazia. Quindi oggi, memore di quelle delusioni storiche, abbiamo smesso di usare questa potente arma culturale. Fino a poco tempo fa, sentendo la parola rivoluzione, pensavo a quella francese e poi a quella russa. Pensavo alle ghigliottine che lavorano senza sosta, con un pubblico in delirio ad assistere, e al "centralismo democratico" leninista. Qualche mese fa, leggevo un libro sul marxismo e sono rimasto folgorato da una definizione di "rivoluzione" di un certo Feuerbach. Questo personaggio dal nome apocalittico ("Fiume di fuoco"), non pensa a questo concetto come ad una sovversione del potere. Non parla di sostituire un modello vecchio con un'altro nuovo. Lui la pensa nell'accezione astronomica: rivoluzione, come "nuovo ciclo", come ripensamento da capo di ogni aspetto della società. Se pensate alla rivoluzione di un pianeta, non vi viene in mente né la distruzione, né l'idea di progresso sociale! Ecco l'ho detto. So che per il 99.9 delle persone questa cosa non sposta nulla. Ma per me è stato fantastico, perché ha dato un senso alla mia ossessione, prima ingiustificata, per questo strano concetto, così lontano dalla mia comoda e borghese quotidianità. Ogni canzone è letteralmente una rivoluzione, perché ingloba le esperienze precedenti e le supera. Non a caso l'album si chiama "Tutto Cambia". Vado a suonare, và. Notte.


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Diario di un autopromosso - 05 ottobre

foto da www.adelphi.it
foto da www.adelphi.it

Questa cosa del referendum mi sta prendendo la mano. Porca puttana, dovrei pensare solo a trovare date e provare, ma sono sempre alle prese con notizie sconvolgenti sulla disinformazione di massa. Credevo impossibile che delle persone vere, potessero davvero avallare questa riforma abusiva fatta da gente abusiva. E' una specie di super-condono edilizio per quelli che creano discariche abusive. Comunque, il fatto è che non posso scindere la mia persona, il mio idealismo di padre e cittadino, dalla mia attività di musicista. So perfettamente che non è popolare rompere il cazzo agli amici di Facebook su questioni politiche, tanto più se sei un simpatizzante di Grillo e del movimento, e che non giova al mio "branding". Dovrei farmi i cazzi miei, essere mieloso coi fan, coccolarli con le cover che preferiscono. Dovrei studiare un piano di marketing e frequentare i locali dove si suona, farmi dentro insomma. Purtroppo (o perfortuna) sono una persona "pesante". Non che sia noioso o poco simpatico, ma non riesco a non considerare le cose in modo profondo, nel loro insieme. Non sono troppo interessato ad esprimere i miei sentimenti, perché quelli mi basta viverli, ed io non ho nulla in più da dire su di essi. I sentimenti sono tutti uguali, per tutte le persone: eccitazione, paura, desiderio, amore, malinconia, noia, invidia, passione. Poche persone invece sanno educare i loro sentimenti seguendo una visione più ampia, a non esserne travolti. L'insostenibile leggerezza dell'essere.

 


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Diario di un autopromosso - 02 ottobre

foto da www.cultura.biografieonline.it/
foto da www.cultura.biografieonline.it/

Buona domenica, mio caro. Ci conosciamo da poco, ma devo dire che siamo già in sintonia. Mi scuso in anticipo per alcuni contenuti che scrivo e che scriverò, in quanto sono spesso noiosi e poco popolari. Vorrei essere uno come Jovanotti, sempre positivo, produttivo, sul pezzo. Vorrei non farmi distrarre dalla politica, dalla pittura, e dalle riflessioni sulla ciclicità della storia. Mi sta sul cazzo il politicamente corretto, e il disinteresse degli artisti per i fatti sociali. Da quando ho un figlio, ho realizzato che non posso più permettermi di essere un borderline col chitarrino. Vorrei solamente curare il mio orticello esistenziale, senza pensare a quello che avviene fuori da me, però chi "vede" non ha scelta: è impossibile girare sempre la testa. E quindi metto nelle canzoni, che sono l'unica cosa che so fare, anche queste gravose eredità del pensiero. Fin da ragazzino mi faccio domande più grandi di me: "Cosa vuol dire evoluzione?", "Perché l'uomo ha bisogno della tragedia per capire l'amore?", e tante altre che non sto qui ad enumerare. Tutta la mia vita è basata sulla ricerca della "verità", sul desiderio di vedere oltre quella siepe leopardiana che invece di stimolarmi, mi fa solo incazzare. Di mattina mangio pane e utopia, e lavoro segretamente al mio progetto alchemico. Si, perché l'arte è come il processo di trasformazione del ferro in oro, è una semplice nobilitazione di quello che già esiste in potenza. Tutto molto interessante, ma per i fini promozionali che mi pongo in questo contesto, mi crea delle difficoltà. Vedo negli altri artisti delle sofferenze che non provo, assuefatto come sono alla filosofia, ma ammiro la loro capacità di esprimerle senza filtri. Ci vuole coraggio per abbandonare le difese, per mettersi su un palco e far vedere a tutti, i limiti e la grandezza, dell'animo umano. Non a caso l'album si chiama "Tutto Cambia". Sto lentamente (forse troppo) imparando l'arte del nudismo emotivo, nutrendo il mio narcisismo ed i miei bisogni essenziali. Ma come sempre, dovrei parlare della promozione, e finisco con questi discorsi, quindi riassumo la situazione: a gennaio saprò se va in porto un contratto con l'etichetta (non faccio nomi fino a quel momento) e se c'è la possibilità di curare il lancio in modo serio. A quel punto, se non avrò ancora trovato uno sponsor, farò la mia promozione artigianale, con i risultati che ben conosciamo. Comunque a questo punto, non sarà prima di marzo/aprile. 

 


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Diario di un autopromosso - 28 settembre

foto da www.sorrisi.com
foto da www.sorrisi.com

Costruirsi una carriera come cantautore dal niente a 38 anni non è facile. Ma già il fatto che non mi sembri impossibile è significativo. Dopo una vita che vivi nel magico mondo immaginario del rock, non è stato facile risvegliarmi adulto, alle prese con un mercato di giovani bravissimi e che vivono di social. Come se mi fossi accorto di essere stato addormentato in questi anni, perso in un sogno generico e decadente.  Il mio approccio ludico alla musica, si era un po trasformato con gli anni. Si è incrostato come una cozza all'idealizzazione dell'arte. Come se essere un artista, avesse di per sé un valore. A nessuno frega un cazzo se sei un grande artista, ed è giusto così. Ho capito che conta quello che "aggiungi" alle persone. Adesso capisco quel verso di Guccini :"..non dico più d'esser poeta, non ho utopie da realizzare, stare a letto il giorno dopo, forse, è l'unica mia meta". Ma nonostante tutto sono contento di cambiare. Una delle etichette alle quali avevo mandato il disco, mi ha risposto positivamente: l'hanno ascoltato e lo trovano interessante. Non c'è nulla di ufficiale, ma sembra un buon inizio. Ho parlato al telefono un paio di volte con il fondatore di questa etichetta, e mi è sembrata una persona molto intelligente e seria. Ha voluto riascoltare più volte il lavoro prima di darmi una risposta, e non mi ha promesso niente. Soprattutto sono stato chiaro sul fatto che non avrei sostenuto costi per la promozione. Quindi anche se è un grande Forse, è un segno tangibile del valore del mio rock un po retrò. Ora devo trovare dei musicisti con i controcazzi per i live e gli spazi in cui suonare. Hai detto niente.


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Diario di un autopromosso - 25 settembre

Caro diario, è domenica ed i miei veri cari, dormono. Non ho nulla di interessante da scrivere, ma questo mi porta a farlo con piacere. Seguo quello che mi suggerisce il mio pensiero, senza volerlo indirizzare da nessuna parte. Penso che tutti sbagliamo. Sbagliamo tono, luogo al momento giusto, persone, l'abito da mettere in certe occasioni, il colore su cui facciamo la X alle elezioni. Chi pensa di non sbagliare commette in realtà, l'errore più grande: evita di provare. L'unico modo per non fallire è morire. Io invece sono vivo e penso che tutto parte da questo. Fin da piccoli siamo sottoposti ad un "performance test" continuo. I bambini vanno a scuola, e dopo anni che studiano una cosa, non hanno capito un cazzo. Sono così concentrati sulla prestazione, il voto, far smettere i genitori con la retorica, che si allineano ai requisiti richiesti, invece di imparare il gusto delle cose interessanti e utili. Fanno come quegli artisti che partono dalle indagini di mercato per poi mettersi a scrivere, con il risultato di copiare male il lavoro di qualcun'altro. Io copiavo sempre a scuola, perché volevo solo che mi lasciassero in pace. Nella mia introversione patologica, ogni interrogazione era un modo per sottolineare in negativo la mia diversità. Non ero abbastanza felice ed eloquente per gli standard. Avevo un unico quaderno per tutte le materie, popolato da disegni inquietanti e da nomi di gruppi metal. Uscivo da li, alle 13.00 e con i miei amici si tornava a casa attraversando il paese, stanchi ed affamati come lupi. Ora, venticinque anni dopo, vedo quella diversità diventare un giardino. Amo la storia, la geografia, e perfino la matematica (sulla fiducia). Il mio vero amore però rimane la filosofia.


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Diario di un autopromosso - 24 settembre


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Diario di un autoprodotto


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Diario di un autoprodotto

Ciao bello. Che hai fatto ad agosto? Noi siamo appena tornati da Marina di Cecina, nel livornese. Il posto in questo caso è importante, perché è dove la Devi ha passato diverse estati da ragazzina: il Gran Pino. Tante volte avevo sentito raccontare di questo posto, dove la mia piccola, allora davvero piccola, giocava spensierata e fiduciosa della vita, come l'Elia oggi. Ho conosciuto alcuni dei personaggi che avevo solo sentito nominare nei racconti, ed era palese la tenerezza nei loro occhi, nel vedere quella bambina, timida e scuretta, diventata mamma. L'Elia si è fatto degli amichetti, impara a socializzare e l'arte di ottenere ciò che vuole dal papà.  Comincia a sperimentare il gusto di andare da solo, sempre più lontano. Io lo guardo affrontare le sue paure e mi riempio di paura e speranza. Quando si volta a vedere se lo guardo, mi struggo per l'orgoglio e la tenerezza, vorrei correre ad abbracciarlo, ma so che è sbagliato, e quindi gli sorrido. Cerco di sintetizzare tutto questo in un'unica visione più grande, per farci un giorno una canzone. Il weekend era pensato per raggiungere un'amica d'infanzia della Devi con suo marito e la loro piccolina di sei mesi, ed è stato bello conoscere quella bambina, anche lei diventata mamma, che condivideva sogni e giochi con la donna che amo. Sono persone davvero di cuore, e sicuramente approfondiremo la conoscenza, perché non se ne trovano poi tante. Insomma 110 e lode per il Gran Pino e per la gente che lo popola. Ora si ritorna nel tunnel della musica. 

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Diario di un autoprodotto

Buonasera caro. Da un po non mi faccio sentire, ma ultimamente sto suonando parecchio e ti ho trascurato. In ogni caso non ci sono stati avvenimenti particolarmente degni di nota per quanto riguarda il disco. Resto sempre in attesa di risposte, anche se comincio a pensare che non arriveranno. La cosa non mi stupirebbe; capisco che per investire risorse e denaro in un artista, quest'ultimo debba avere una fan base solida. Solo innamorandosi delle canzoni, uno sarebbe così avventato da puntare su un autoprodotto come me. Per questo sto cercando di migliorare tecnicamente e trovare qualche musicista serio e guascone, per dare verve al tutto. Certo ad agosto, in italia tutto si ferma, ed io ne approfitto per leggere, ispirarmi, trovare nuovo materiale per la mia musica. Questo week end ho riletto "Storia della filosofia medievale" di De Crescenzo, e questo mi ha fatto  tornare alla mente il ricordo dei miei studi di storia medievale alla facolta di lettere a Trento. Ho frequentato solo un anno, perché poi, visto lo scarso rendimento e l'elevato costo, ho deciso di abbandonare. Stavo con alcuni amici in Via del Suffragio, in un appartamentino piccolo ma molto confortevole. Avevamo una finestrella bassa che dava sul corso, e la sera, quando c'era il pienone di gente, e noi eravamo alticci, mettevamo un amplificatore sul davanzale e suonavamo pezzi grunge, orrendamente eseguiti, a tutto volume. Alcuni si incazzavano e ci urlavano insulti, e noi, piegati dal ridere, alzavamo ancora il volume. Fu proprio una di quelle sere, che decidemmo di formare una band. Incredibilmente la band spaccava. Eravamo tutti principianti assoluti ed autodidatti, ma le mie poesie, applicate a quei pochi power chords, erano potenti. Il bassista, che chiamavamo "Alibi", aveva comprato un basso per l'occasione, ma suonava di brutto. Era convinto, ci metteva l'anima. Thaisha, con la sua stratocaster faceva ritmica ed effettistica, ed io cantavo sguaiatamente e suonavo i riff. La batteria di Vitozzo era potente, data la sua formazione sul metal hardcore, e dava un tocco incazzato all'insieme . Avevamo la nostra claque e si cominciava a migliorare parecchio. E' qui, proprio sul più bello, che i gruppi si sciolgono. Quando si arriva al momento del salto di qualità, le persone si sentono troppo in gioco, e decidono di mollare. Non l'ho mai capita questa logica, ma spesso e volentieri l'ho applicata anch'io. Cazzo di musicisti. In compenso sto registrando un pezzo che mi sembrava buttato lì, ed ho scoperto che invece è forte. Dice le mie verità scomode, quindi dev'essere buono.

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Diario di un autoprodotto

Oggi per la prima volta nella mia vita ho piantato dei semi. Io ed Elia abbiamo strappato le erbacce, dissodato il terreno, scavato dei solchi nella terra scura e umida. Il sole picchiava sulle nostre spalle, e le gocce di sudore colavano dalle nostre fronti. Con la schiena piegata e le mani nella terra ti senti più reale. Combattere contro le radici, i sassi e gli insetti a cui abbiamo decisamente rotto le palle, è stata una cosa bellissima. E' più speciale che andare sulle montagne russe  o fare il bungee Jumping. Eppure siamo attratti da tutte le cazzate del mondo, e cerchiamo di convincerci che siamo speciali attraverso esperienze scopiazzate dai film americani. L'umiltà è una cosa rara e preziosa, mentre la modestia è la causa della morte in vita. Tutti ti vogliono modesto, perchè in questo modo non metti in evidenza la loro sostanziale confusione mentale. I telegiornali ci tengono ancorati al terrore, al senso di colpa e all'impotenza di cambiare le cose. La dipendenza da smartphone ci porta a non pensare. Non piantiamo i semi oggi perchè crediamo che domani le patate e i fagiolini dei nostri sogni, spunteranno da soli. Inoltre quando pianti dei semi ti accorgi che la merda è una benedizione. La merda ti eleva spiritualmente, ti fa volare alto, e ti ricorda che non esiste nulla aldilà della natura. Fare l'artista è la stessa cosa: devi sporcarti le mani, toccare con mano tutta quella sofferenza repressa, quei sogni compressi, quelle delusioni chi mette tanta passione in un mondo narcotizzato dai profumi chimici e dal carisma di Mastro Lindo. Inoltre, questo antico e umile gesto, implica una salda fede: oggi ti fai il culo, pur sapendo che la grandine potrebbe mandare a puttane il tuo lavoro in un secondo. Che qualche fottuto parassita mangi il cuore dei tuoi cavolfiori esistenziali. Ma tu lo fai lo stesso, ci credi, chiedi clemenza a Dio, al sole che brucia troppo e all'acqua che potrebbe anche non esserci. Fare figli è piantare dei semi. Certo è più piacevole che zappare la terra, ma in fondo è la stessa cosa. Tutta la conoscenza è racchiusa nel seme, e si può solo creare le condizioni perchè esso possa esprimere il suo potenziale, rivelando la magia della vita. Il resto è occupare il tempo, un'intrattenimento idiota come i leoni che mangiano uomini in un'arena. La semplicità è la cosa più difficile e straordinaria del mondo.

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Diario di un autoprodotto

Caro diario, finalmente in vacanza. Siamo a Levico Terme da mia sorella maggiore, e ci stiamo giustamente godendo la quiete della montagna. Che bello non sapere di grandi avvenimenti politici, disintossicarsi dai social network, fare dormitine pomeridiane. Stamattina siamo andati in Panarotta, cioè sulla montagna sopra il paese, che conoscevo perchè d'inverno è in funzione un'impianto sciistico. L'Elia ormai conosce moltissime parole, e il suo linguaggio bambinesco mi fa sciogliere. Vedo l'entusiasmo e la delusione sul suo faccino: in entrambi i casi provo una stretta al cuore.  Spero che anche lui amerà la montagna, e voglia venire con il suo papà a fare lunghe passeggiate e chiacchierate. Lo vedo crescere ogni giorno e diventare indipendente, e sono felice quando vuole fare le cose da solo dicendo "grande forte" riferito a se stesso. Anche la Devi si sta godendo questa vacanza rilassata lontano dalla massa di turisti frustrati sulle spiagge della riviera: finalmente ammette che la montagna è il top. Forse non dice proprio così, ma se la gode. Nonostante l'ambiente bucolico, e la voglia di oziare, il mio progetto va avanti. Lorenzo, il mio produttore, mi ha dato il contatto per un'etichetta importante, ed ho mandato subito il disco da ascoltare: speriamo che l'assenza di consenso popolare non sia un ostacolo. Parallelamente sto rileggendo un libro incredibile che si chiama "L'esperienza della conquista" di John Demartini. Lui è un tipo strano ma senz'altro è un genio. Pensa, nel libro racconta che quando era ragazzino, aveva problemi di apprendimento ed era dislessico. I professori consigliarono addirittura ai genitori, di avviarlo alla carriera sportiva, perchè non avrebbe mai potuto leggere, scrivere e tanto meno parlare davanti ad un pubblico. Oggi è milionario e tiene conferenze a livello internazionale. Soliti ottusi di professori. Non si capisce perchè chi ci dovrebbe insegnare qualcosa della vita, non riesca a fare altro che schemini riassuntivi del cazzo. Ma a parte questo, sono gasato perchè il libro spiega che non esiste la sfiga. Non esiste nemmeno la fortuna. Dice che il mondo è già perfetto com'è. Qualsiasi cosa è perfetta com'è. All'inizio pensi alle guerre, alle epidemie, alle morti dei bambini, alla finanza internazionale ed altre manifestazioni dell'ingiustizia, e pensi siano cazzate. Invece ha ragione. Anche la cosa più nefasta dell'umanità, sembra generare un corrispettivo positivo. Per esempio, prima della rivoluzione francese la gente stava di merda. Anche dopo in effetti, ma questo fenomeno, oltre a portare Napoleone a saccheggiare l'Italia, ha contribuito a creare la coscienza di classe, è stato un passo fondamentale verso la democrazia del XI° secolo. Certo oggi la democrazia sembra solo una presa per il culo con Renzi e i suoi amici mafiosi al governo, ma in realtà sarà la volontà del popolo a mandarlo a casa a calci in culo. Ma tornando a Demartini, sostiene che siamo solo noi i fautori del nostro destino, e tutto quello che ci capita è una benedizione, sfighe comprese. E' difficile da accettare, perchè questo implica che TUTTI i nostri problemi, sono nostra responsabilità. Basta dare la colpa alla mamma, allo zio, al governo, al clima che cambia, alla crisi del mercato  e roba varia. Qualsiasi cosa ci succeda, l'abbiamo creata noi con il nostro pensiero, e non viene mai per nuocere, ma per insegnarti ad amare. Quindi grazie a tutti gli stronzi che mi hanno giudicato male, quelli che mi hanno picchiato, a quelli che mi hanno deriso ed ignorato. Ringrazio anche gli ipocriti, i falsi, i doppiogiochisti e gli ignoranti, per il loro contributo al successo della mia vita. Ringrazio anche per la malattia di mia madre, perchè mi ha reso un buon artista, costringendomi a guardare dentro di me e trovare l'intelligenza per scegliermi e far innamorare una donna fantastica. Da qua, la gioia incredibile di crescere il nostro bimbo. Ora sono cosciente che il successo nella musica è una condizione mentale, e che non dipende da fattori esterni. Semplicemente non mi sono mai sentito all'altezza, e mi sono sempre auto-sabotato nella mia realizzazione come artista. Certo, non basta saperlo, e spero che questa consapevolezza aiuti il mio cambiamento: comincio a capire il titolo del mio album!

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Diario di un autoprodotto

Caro diario, l'estate avanza. Per ora siamo stati graziati dalla tipica afa bolognese, e non mi lamento. La Devi e l'Elia sono a Firenze dai nonni e mi mancano già. E' incredibile quanto sia silenziosa questa casa quando il mio ometto non c'è. Svegliarmi con lui che mi sgrida perché non scatto giù dal letto, è una delle cose più belle della mia vita. Ma ne approfitto per aggiornarti sulle ultime novità. Come ti dicevo ho mandato il disco ad alcune etichette. Ho cominciato da quelle i cui artisti mi piacciono di più: Garrincha e Tempesta dischi. La prima non mi ha risposto, ma continuo ad attendere. Tempesta invece, mi ha cortesemente risposto che non è interessata. Ho ricevuto invece due proposte da label minori, ma a quanto capisco si tratta sempre di pagare un ufficio stampa, ma al momento non ho un grosso budget. Del resto è vero che essendo il primo disco e non avendo un'attività live, per un'etichetta è un po un salto nel buio investire su di me, anche se la musica piace. Ieri inoltre, sono andato a parlare con il mio amico Frank che ha un'agenzia di booking, e mi ha fatto chiarezza sui passi da muovere per lanciare il disco. Anche lui mi consiglia di aspettare e programmare nel dettaglio l'uscita. Io aspetto. Per la prima volta non ho l'ansia rispetto alle "prestazioni" della mia musica. Mi sento come un piccolo imprenditore del pensiero, un impresario di poesie. Ho capito che alcune strategie di promozione della musica non fanno al caso mio. Sono sempre più convinto che sia la musica che deve farsi strada. Certo bisogna farsi il culo per farla sentire, ma se la musica, di per se, non entra nella vita delle persone, è solo tempo sprecato. Viceversa, se scrivi qualcosa di cui la gente ha bisogno, per esempio "I cani", nulla può impedirle di diffondersi a macchia d'olio. Quindi da una parte, ho paura di fare la cosa sbagliata, di fidarmi della persona sbagliata, e di  perdere treni  che magari non passano più, ma dall'altra sono sereno: sarà la musica a dire l'ultima parola.

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Nudo - Olio e acrilico su tela - Rezzo '15
Nudo - Olio e acrilico su tela - Rezzo '15

Da quando ho cominciato questa avventura di autoproduzione discografica, ho conosciuto il "famoso" mondo dell'Indie. Da buon bolognese acquisito non potevo non entusiasmarmi per "Lo Stato Sociale", ma piano piano ho scoperto un sacco di musica che è davvero originale. L'Orso, l'Officina della Camomilla, i Pan del Diavolo, Levante, Appino, Willie Peyote, Dente, poi i Cani, Calcutta, Brunori sas, per citarne a caso. Mi sono accorto, dopo anni di lamentela del tipo "In Itaglia si fa musica di merda", che in realtà ce l'avevo sopra gli occhi io, la merda. Era quella sensazione di sfiducia che ti insegnano a scuola, la rassegnazione a pensarla come dice qualche medioman televisivo, che tanto non cambia un cazzo. Stanotte ho visto un video sul tubo che riprendeva Calcutta ed il tizio de "I Cani" come ospiti speciali al festival del giornalismo. Tutti erano affascinati dal grande successo che questi due artisti hanno avuto quest'anno, e cercavano di capire qual'era il "mostro dietro al successo", per dirla con Lodo. Ad un certo punto il tizio de "I Cani" (scusa caro, ma non ricordo mai i nomi) ha detto una cosa importante: non esiste trucco. Lui ha messo i suoi pezzi su Youtube e sono piaciuti. Fine. Anche lui ammetteva che prima di questo gradimento sul web, credeva di avere una cappa di sfiga che avvolgesse la sua musica. Anche lui aveva la sensazione che dei suoi pezzi non fregasse un cazzo a nessuno. La musica è tutto. E' solo quella che fa davvero la differenza. Il resto sono solo piaceri mondani 2.0 e vanità. Sembra che qualcosa stia veramente cambiando e per culo, il mio titolo ci sta di brutto con la situazione. Adesso so che il successo della mia musica non dipende dalle mie capacità di marketing e questo mi fa stare più sereno. Ho anche rispolverato il mio amore per la pittura, per questo ti allego il mio primo nudo, fatto l'anno scorso. Anche tu, mio caro, essendo una proliferazione della mia coscienza, per quanto salutare e "riparativo",  sei aria fritta. Sei solo una cornice, una ciliegina, un accalappia-pensieri. Non per questo sei stato meno importante rispetto allo scopo che ti avevo dato: ora so che non so dove andare.

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"Rimanere nel flusso"

Lamentele - Rezzo '16
Lamentele - Rezzo '16

Mi meraviglio nel vedere quanto le persone siano turbate da eventi di poca importanza: la coda in macchina, lo sciopero di qualche categoria dimenticata dal welfare, le scritte sui muri. E ancora: l'ultima ovvietà che ha detto il papa, l'ultima del Bomba, l'ultima di qualche allenatore turco della Premier League. Ma con la saggezza del poi capisco che non è un fatto di intelligenza, e nemmeno di cultura. E' la semplice incapacità di "rimanere nel flusso". Di riuscire ad essere soddisfatti e felici in questo momento, adesso, ne un secondo prima, ne uno dopo. Girando spesso tra ambulatori medici, sento una sequela di lamentele da record. E anch'io, per quanto non sia mai stato un "lamentone", tendevo a scaricare la colpa su qualcun'altro, qualcos'altro, o più genericamente sui capricci del meteo. Poi ho scoperto che i problemi se vissuti sul momento, con equilibrio, non sono poi questa tragedia. Ci pensi, bestemmi, ci ripensi e risolvi. Ti adatti. Ti abitui e basta, non è la fine del mondo. Ed infatti da quando la penso così, non mi agito nel traffico, non mi sembra mai di essere in ritardo, ed il tempo mi basta.  Faccio quello che posso, e rimango fiducioso. Ridimensiono le mie aspettative, e cerco di vederle come puri obiettivi. Bisogna smettere di guardare le previsioni del tempo, gli orari dei treni e degli aerei, le date per le prossime vacanze. La vacanza è ora, in questo giovedì come un altro, esattamente nel momento in cui stai leggendo questo post. 

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Elia e Nonno Aldo
Elia e Nonno Aldo

Caro diario, siamo tornati ieri da Levico, e non mi è dispiaciuto rimanere lontano dal web e dalle dinamiche dei social per un po. Ha piovuto sempre, ma è stato piacevole trascorrere del tempo in famiglia, e vedere l'Elia che gioca con le cugine e con il nonno. Mi ero ripromesso di prendere una decisione sulla copertina, ma non ci ho minimamente pensato. In compenso ho letto qualche libro motivazionale sulla legge dell'attrazione, e quindi mi aspetto dei bei dollaroni. Ma non ti ho detto la cosa principale: il disco è finito! Ieri Lorenzo mi ha mandato le tracce definitive, e mi sembra che suonino da dio. Mi fa piacere che anche lui condivida il mio entusiasmo per il lavoro svolto, sia per i contenuti che per la qualità audio ed esecutiva. Non potevo chiedere o dare di più. Eppure, come sempre mi sento all'inizio. Capisco che sono proprio quello che desideravo diventare: un artista sincero. Adesso mi prendo del tempo per capire veramente cosa c'è in questo disco. Ascolto senza fare un cazzo. Aspetto.

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Paul Cézanne  - The Card Players 1894–1895
Paul Cézanne - The Card Players 1894–1895

Ciao carissimo, mi mancavi, ed eccomi qua. Sono felice e rilassato perché la settimana prossima sarò in ferie, ed andrò a Levico a trovare la family. Inoltre domani si chiude la produzione del disco, e si stapperà una buona bottiglia. Non so se sono felice di finire il lavoro, cominciava a piacermi questo professionismo da artista underground molto indie, studiare le melodie, aggiustare i testi, ragionare sugli arrangiamenti. Ad ora sono un po indietro con il video per il crowdfunding, e non ho idea di come promuovere efficacemente il mio lavoro, visto che il mio budget è finito. Fino ad ora ho avuto la scusa che non avevo i pezzi perché erano da montare, ma da domani sono fottuto. Dovrò prendere atto che il lavoro vero inizia ora. Ho voglia di farlo sentire a tutti, ma non posso spammare a caso sulle bacheche degli amici sui social o sprecare tanto investimento di soldi e lavoro, pubblicandolo senza avere un piano strategico. Devo pensare qualcos'altro. Prima di annunciarne l'uscita, proverò a proporlo a qualche etichetta che mi piace, con la speranza che piaccia e che vogliano distribuirlo. Chissà. Nel frattempo faccio video amatoriali per fare esperienza e cercare di spiegare meglio chi sono e cosa faccio: magari è la volta buona che lo capisco anch'io. Tutto arriverà, my dear, non preoccuparti. Dall'altra parte il libro su Cezanne, mi sta aprendo mondi di idee per la copertina, mandando a puttane la mia sicurezza nel progetto scultoreo tridimensionale, ma forse la settimana prossima, vicino alle mie amate montagne, troverò il tempo e l'ispirazione giusta. Sono contento di vedere i miei, le mie sorelle e le nipoti, che non lo dico mai, ma a volte mi mancano. Io che spesso ho preso le distanze, assecondando quel pudore stupido per i sentimenti che si vive spesso tra consanguinei. La bella vita è fatta di bei momenti. Questo è tutto. In "Restare a guardare", nell'ultimo ritornello canto: "ora ho capito, nell'infinito non c'è niente di meglio di noi". Adesso riscrivendolo, mi sono accorto dell'assonanza con il pezzo di Lorenzo "il più grande spettacolo..", pezzo che mi ha entusiasmato e che ascolto spesso. Ora vado a provare, là fuori c'è un mondo da conquistare. See you.

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L'Orso, Cezanne e la rivoluzione dello "stato"

Ieri sono andato a sentire Mattia Barro (The Bear) all'arteria che metteva su dischi da ballare. Dopo un coca e rum mi sono sciolto e mi sono dato al dance floor, facendo finta di essere giovane e di conoscere quella musica tutta bassi e bum bum. Quando sono arrivato c'era un ragazzo con il basso, la loopstation e una cassa di batteria, che faceva questo spettacolino elettronico, con la proiezione sullo sfondo, di voli di deltaplano. Cantava anche, ma la voce non si sentiva. Io non capivo, ma mi piaceva, non sapevo dare un giudizio, ma ero affascinato dalla combinazione di quelle immagini di volo con la "trance" della musica. Mi guardavo intorno, e all'inizio mi metteva a disagio il fatto che probabilmente ero il più vecchio, li dentro. Mi sono venute in mente delle parole di Cezanne che ho letto ultimamente, ed ho sorriso. Mi sono immaginato il Maestro, Paul Cezanne, il tradizionalista più moderno di tutti, in una situazione del genere. Avrebbe capito? Avrebbe ballato? Lui aveva una visione mistica della pittura, seguiva una sorta di "religione dello sguardo". Era convinto che l'espressione della personalità, dei sentimenti umani, vada cercata nella penetrazione della realtà naturale, non nell'intelletto. Metteva tutti in guardia rispetto al rischio di "intellettualizzare" la pittura, tendenza che all'epoca risultava assolutamente rivoluzionaria. Cezanne è un'innovatore come Beethoven, uno di quelli che costruisce un monumento per le generazioni a venire. Non cercano trovate, l'idea geniale, o la manifestazione del loro talento: lavorano per capire, penetrare la Verità. Dalle lettere personali, emerge una persona molto introversa, un po snob, ma sincera e cordiale con le persone vere. Mi ci rivedo, anche se non oso fare il paragone come artista, quando dice di voler dipingere ripartendo da zero, con solo le sue facoltà soggettive. Era cosciente dell'importanza del "Louvre", che diceva essere un libro da consultare, ed imparava dai classici. E allora mentre ero li, sudato e ipnotizzato dalla ripetitività del beat, pensavo alla mia contemporaneità, all'Orso che ballava e faceva ballare, e ad alcuni ragazzi de "Lo stato sociale" che ho incontrato casualmente. Forse Paul, con un mojito, avrebbe capito e ballato. Era li, anche se nessuno ci pensava, tra le coscienze estetiche di tutti i presenti. Anche di quelli che non sanno manco chi cazzo sia, Paul Cezanne. Come dicevo, ad un certo punto ho incontrato Lodo, de  "Lo Stato Sociale" e da fan infuocato, l'ho salutato con un "Graande" avvicinandomi. Ero così convinto, che lui avrà pensato di avermi già incrociato da qualche parte, e di non ricordarsi minimamente dove e chi fossi. Gli ho detto che sono grandi e che ascolto tutti i giorni le loro canzoni, e dopo avermi ringraziato ha aggiunto: "Eh tutti i giorni, fai un giorno si e uno no". Mi è stato simpatico nel senso etimologico del termine. Non è dovuto alla stima che ho di lui come artista, è una cosa a pelle. Chissà se sarebbe stato simpatico a Cezanne. Poi ancora dance, qualche successo da disco dei miei tempi e l'ultima birretta. In fila per il pisciatoio, ho incontrato anche Bebo, ed anche a lui ho fatto i miei sinceri complimenti per quello che stanno facendo. Stanno facendo la rivoluzione. Certo, la rivoluzione che si può fare con il rock: fanno sperare i ragazzi, li fanno cantare e ballare. La rivoluzione, per il resto, è sangue, lutto, commemorazione del lutto. Mi è sembrato contento della mia dimostrazione di stima, si vede subito che è una persona gentile e umile, ovvero molto intelligente. I miti di oggi sono più alla portata, non c'è dubbio. Nei primi del '900 sarebbe stato un bel viaggio andare ad Aix en Provence!

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Nessuno mi ha preso per mano

Questa canzone l'ho scritta quasi 15 anni fa. Pensavo al fatto che le persone, quando hai bisogno di attenzione, di comprensione perché non sei felice, tendono a fare tutto per te, ad eccezione che l'unica cosa che serve: darti attenzione. Siamo fatti cosi, forse, e' normale, tutti lo sanno. Ma questa banale riflessione mi ha fatto pensare a CHE COSA davvero serva a tutte le persone. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci accompagni nello spaventoso e meraviglioso viaggio che è la nostra vita. Qualcuno che sia li, quando sbattiamo la faccia contro il muro dell'indifferenza. Quando la società ti volta le spalle e gli amici del bar, ti offrono da bere mentre scappano a casa. Io ce l'ho, e ringrazio ogni giorno per questo. 

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L'orso: l'animale più forte del mondo.

Cari amici dell'indie, non potevo mancare di scrivere le mie impressioni sul live dell'Orso che ho visto venerdì sera al Locomotiv. Sembra assurdo, ma nonostante il locale sia a 300 metri da casa, non ci ero mai stato prima. Il contesto è bello, essendo nel parco dell'Ex Dopolavoro ferroviario. La fontana in stile fascista, la locomotiva al centro del parco, campi da tennis, un po di verde a ridosso delle rotaie. Mentre aspettavo le ragazze che ho conosciuto facendo il volantinaggio, ho incontrato Mattia Barro, il cantante del gruppo, che si è fermato a parlare e mi ha raccontato del bel concerto fatto all'Alcatraz e delle prove che lo hanno preceduto, proprio dietro al Locomotiv. Sia sul palco che fuori, si vede che è una persona sensibile e sincera, e questo piace molto alla gente. Il concerto è stato da subito divertente, mi sono accorto di ricordare quasi tutti i testi, e c'era un'atmosfera familiare, rilassata; le teste si muovevano, la gente cantava, si battevano le mani. Grande sound. La musica è molto ballabile, ma allo stesso tempo porta dei testi profondi e intelligenti, scritti con un linguaggio quotidiano e comunicativo. Sono stato contento di rivivere un concerto in stile Bologna, in un locale underground, e di stare in mezzo ai giovani a sognare con la musica.  Questi ragazzi meritano. Mi hanno fatto ricordare che è bello essere il "Re del Dance Floor"! Grazie all'Orso: l'animale più forte del mondo.

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Diario di un autoprodotto

Buon lunedì, mio fido compagno di viaggio. Questo lunedì risulta particolarmente antipatico, vista la delusione di ieri per il referendum. Vedere l'ennesimo presidente del consiglio che butta al cesso la democrazia, il solito fascistello brutto e ignorante, prendersi gioco di tutti, fa rabbia. Cerco di essere zen e di non desiderare dare fuoco a certi miseri figuri. E' difficile però: l'immagine delle fiamme che divorano quegli inutili corpi senza cervello è allettante, non c'è un cazzo da fare. Però so che l'amore vince sempre. Un po come la massoneria. Non serve a nulla incazzarsi, imprecare, odiare. Ti fa diventare arido, svogliato, e nichilista. Ti porta a lamentarti, a trovare giustificazioni alla tua inettitudine. Quindi cambio subito argomento e passo a qualcosa di più produttivo. Ho scoperto che mi piace fare video. Metterci la faccia, comunicare con gli sconosciuti, far vedere quello che sta dietro alle mie canzoni e ridere di me stesso. Mi aiuta a non prendermi troppo sul serio; ho dentro un nodo di cose sublimi ma pesanti, serie ed impegnative. Inoltre voglio provare una forma di comunicazione musicale che non ho mai preso in considerazione prima: suonare per strada. Forse anch'io, senza saperlo, nutro quel pregiudizio radicato nella nostra società di baciapile fascisti di sinistra: suonatore per strada = accattone. Non avevo mai considerato che può essere un'occasione per mettermi alla prova, per vedere le reazioni della gente di passaggio, per sbilanciarmi. Forse la paura delle divise che devono far valere la patacca che si portano sulla camicetta, oppure il mio animo snob e ultra-ambizioso, me l'hanno sempre fatto sembrare l'ultima spiaggia della musica. Invece capisco che è solo paura. Paura di essere ignorato, invisibile, compatito, essere l'oggetto della pietà cristiana. Non finisci mai di stupirmi tu: mi obblighi sempre a dire la verità.

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Diario di un autoprodotto

Caro diario, oggi è stata dura alzarsi per andare al lavoro. Sarà stata l'emozione del live, il mojito e la grappa al miele, oppure il fatto che le prime due cose, mi abbiano fatto dormire solo un paio d'ore. Cazzo, non sono più un ragazzino. Il rock ad una certa età è impegnativo, ma sempre sublime. Non c'erano molte persone all'inizio, ma l'emozione è sempre forte. Finalmente puoi dire di essere un uomo tra gli uomini, dici la tua creando bellezza, e quando va bene, alcune volte, magia. Il suono nella mia chitarra in spia sembrava quello di un aratro sopra un pavimento di ferro: quasi avevo paura di picchiare sulle corde e questo mi rendeva incerto, ma è servito per mettere alla prova la mia scarsa capacità di concentrazione sull'insieme.

Nel locale si sentiva meglio, e sembra che abbia suonato bene. A me sembra sempre che il concerto duri pochi secondi. Sali, butti fuori tutto, e scendi più leggero. Good. Non è stata una delle mie migliori performance, ma molto positiva in termini di sicurezza. Ho cantato fuori dai denti e ho guardato in faccia ogni singolo spettatore. Finalmente sto riuscendo ad illudermi che quello che dico sia importante. Poi hanno cominciato Maria Devigili e Stefano Orzes, che con il loro sound anglosassone hanno suonato di brutto. Le ritmiche particolari, i molti cambi, e la varietà nella batteria seguivano bene il movimento melodico della voce profonda e brillante di Maria. Mi piacevano gli stacchi strumentali; una musica semplice e complessa allo stesso tempo. Sounds Good. Prima del concerto, siamo andati a fare un aperitivo-cena all'Empire, e parlando con Maria ho scoperto che abbiamo delle cose in comune oltre  alla "Trentinità": l'amore per la filosofia e per la poesia di Baudelaire e Montale, e l'importanza che diamo al "tema" nelle canzoni. E' stato bello anche chiacchierare con Guglielmo, il tecnico del suono, che ci raccontava aneddoti su diverse band, più o meno famose con cui ha lavorato, intervallati a  nozioni squisitamente tecniche su casse, batterie e frequenze, che sinceramente non capivo troppo, ma che mi davano la bella sensazione di essere in un posto sicuro. Lo so dy, sono un vero nabbo. Prima del concerto invece, mi sono goduto i miei amori, e ho giocato tanto con l'Elia: ci siamo seduti su tutti i divanetti, abbiamo corso qua e la, e giocato a nascondino. Great.  Alla fine del concerto, è partito un dj set afro ed io, noncurante della mia veneranda età, ho ballato come Jamiroquai, ma molto più a cazzo di cane. C'erano gli africani che ancheggiavano di brutto ed io cercavo di interpretare una versione indoeuropea dello stile afro-americano, che poi gli africani hanno imparato dall'hip hop americano. Perfortuna nessuno mi ha ripreso. Ho fatto un video un po tremolante del brano "L'istante", e l'audio non è malaccio, quindi l'ho messo sul tubo. Dacci un occhio. 

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Diario di un autoprodotto

Test copertina #1
Test copertina #1

Bella mio caro, un'altro week end volge al termine, ed io vengo ad aggiornarti. L'ultima volta abbiamo trovato il suono della voce ed aggiustato i volumi. Devo dire che risulta naturale, più brillante, con più luce. E' stato Lorenzo a parlarmi della voce in termini di luce, e quest'immagine mi ha stimolato a cercarla nella mia. In questi giorni ho suonato molto, e finalmente comincio a vedere qualche miglioramento nella fluidità della pennata, e sulla regolazione dinamica della voce rispetto alla chitarra. Lavoro anche sulla scansione delle parole: adesso cerco di concluderle, di non buttarle li. Faccio più pause ed interpreto di più. Mi sto anche allenando a suonare mentre mi riprendo con la sportcam, per vedermi dall'esterno e valutare quanto posso essere credibile. Invece è incredibile il fatto che sia emozionante, anche se sei da solo nella tua stanza, pensare di essere guardato ed ascoltato dalle altre persone. So che posso non far vedere questi video pubblicamente, ma mentre sono li, mi immagino le facce degli sconosciuti e degli amici, e mi sento meno solo in questa impresa che è fare musica. O meglio, in quest'impresa che è suonare live in qualche posto con almeno un centinaio di persone con un cachet degno di questo nome. La musica in fondo si fa da sola. La copertina mi sta dando soddisfazioni anche se devo fare meglio il modellino, studiare e "creare" la luce, e scattare una foto al alta risoluzione.  La luce è tutto, incide più del soggetto stesso. Oggi guardavo una monografia su Paul Cezanne e mi chiedevo come cazzo facesse ad illuminare le nature morte come fossero accese dall'interno, ed a farle diventare dei "monumenti". 

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Diario di un autoprodotto

Test copertina #0
Test copertina #0

Finalmente domani vado da Lorenzo a Sant'Arcangelo a mixare il disco. Ormai siamo quasi alla fine, almeno di questa fase dell'autoproduzione. E' stata quella divertente, quella dell'artista, dell'utopista, del sognatore che "immagina". Ora viene il bello. Cioè trovare le date per promuovere il disco. Mi mancano dei video live convincenti, e questo è un handicap. Mi immedesimo in un gestore di locale, che dopo aver ricevuto la mia mail, va su youtube e cerca "Rezzo". Probabilmente vede la pubblicità della Hyunday Rezzo o il sito del comune di Rezzo, e lascia subito perdere. Per questo sto pensando di farmi dei video semplici semplici mentre suono live, per dare almeno un'idea del "prodotto" Rezzo. E' un mondo difficile. Non so da che parte iniziare, ma questo è normale. Sembra che il dubbio sia una costante della creazione artistica, spinge al superamento, all'evoluzione. Anche i passi indietro sono evoluzione. I passi falsi, gli errori grossolani, le merde che pesti sulla strada dell'ideale che hai. Oggi l'Elia mentre lo cambiavo, ascoltava in cuffia i pezzi e mi diceva "yeah" muovendo il suo ditino a ritmo. Proprio così mia piccolo Meraviglio: Yeah!

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Speranza - Rezzo '16
Speranza - Rezzo '16

Caro diario è Pasqua ed oggi abbiamo passato una bella giornata a casa di amici, e quindi l'ho passata bene, nel caso te lo chiedessi. A dir la verità da oggi questo giorno sara la "Festa dei Coniglietti". Stamattina, quando abbiamo finalmente aperto l'uovo di cioccolato, guardando l'Elia, in un moto di entusiasmo, gli ho detto: amore, oggi è Pasqua! Ero così carico che io e la Devi ci siamo guardati ed abbiamo subito capito che per noi quella roba li non aveva nessun significato. Io personalmente non ho mai capito perché dopo essere finalmente resuscitato, il buon Gesù, fosse sparito nel nulla, anziché guidare una rivoluzione non armata all'insegna dell'amore e della convinvenza. Con la storia dei Pani e dei Pesci avrebbe risolto il problema dell'economia. Forse l'hanno fatto fuori proprio per questo. La Devi ha involontariamente proposto di spiegare all'Elia quell'entusiasmo per la vita, (e la possibilità di mangiare cioccolato la mattina) dicendo: amore, oggi è la festa dei coniglietti! Fantastica quella donna. Infatti da quel momento il mio sentimento di gioia e coesione con il brodo primordiale della vita, era perfettamente connesso con la cosa che stavamo festeggiando: i coniglietti! I morti non risorgono, caro diario. I coniglietti lo sanno bene e si danno da fare per moltiplicarsi, prima che sia troppo tardi. Ma tornando all'album, ho fatto dei modellini con la creta per creare delle prospettive "reali" per la copertina. Sono confuso come sempre, ma facendo si impara, ed imparando di fa di più, quindi tengo duro e lavoro. Aspetto l'idea giusta, quella che esprima qualcosa in cui mi riconosco, come al solito, spettatore di quello che riuscirò a fare. Forse metterò dei coniglietti in copertina!


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Ritratto di Adele Bloch Bauer - foto by leganerd.com
Ritratto di Adele Bloch Bauer - foto by leganerd.com

Ciao bello, stasera sono contento, nonostante il lunedì incombente. Sono stati da noi per il weekend due dei miei nipoti dal Trentino, e mi ha fatto piacere stare con loro, vederli alle prese con l'Elia, portarli nelle viuzze del centro come un Cicerone. Il piccolo si è goduto molto la loro presenza, ed ha fatto il suo show da conquistatore di folle. Diventa sempre più grande, e dirige le persone come un capocantiere. Sara lo ha "giocato" tantissimo, e anch'io l'ho viziato e sbaciucchiato di brutto. Con Cristiano (alias Crash) abbiamo strimpellato e chiacchierato di musica, video, sogni di rock'n roll. Certe cose non cambiano mai. Ho fatto anche una crostata, tanto che ero preso bene dalla situazione familiare, e ce la siamo mangiata in poche ore. Forse è per questo che non sono mai stato disposto a girare l'Italia per suonare con un furgone scassato. Ho bisogno della famiglia, di tornare e vedere le loro faccette incredibili. In questi giorni mi sono riletto un libretto su Klimt e mi ha fatto riflettere. Mi rivedo moltissimo nelle descrizioni che ne danno gli amici e i conoscenti, soprattutto quando dicono che amava la socialità, ma spesso rimaneva in disparte. Tra i miei sogni non c'è la fama universale di Klimt. Voglio solo vedere fino a dove posso arrivare, con le mie canzoni, i miei disegni, le mie idee da artigiano dell'arte. Se questa possa migliorare la mia vita e quella degli altri, soprattutto quella dei Meravigli. Sento sempre meno il bisogno di teorizzare e più quello di lavorare, di sporcarmi le mani, di imparare. E' come se avessi fatto il percorso inverso, partendo dall'estetica per arrivare al mero artigianato. Dalla poesia, tempio del concetto, vado verso la musica, emblema dell'ineffabile e del sentimento. Oltre alle incrostazioni di paura e insicurezza, devo rimuovere anche quelle di vecchie filosofie, teoremi estetici, pregiudizi su generi e strumenti, scappatoie stupide, e vittimismo. Forse dovrei fare lo scultore, mi è sempre piaciuto lavorare il legno.


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Diario di un autoprodotto

Angry man - Rezzo '16
Angry man - Rezzo '16

Caro diario, eccoci di nuovo alle prese con le confessioni. In questi giorni oltre che a preparare la scaletta, sono stato impegnato con le prove grafiche per il cd. Tra le varie cose che non centrano un cazzo col disco, ho disegnato anche questo omino, molto incazzato, che alberga dentro di me, e probabilmente aveva bisogno di esprimersi. Non ho dei particolari motivi per provare rabbia, anzi, posso dire che non mi manca assolutamente niente; sono felice, amo pazzamente mia moglie e mio figlio, ho un buon lavoro e sono "figo da mac". Eppure a volte, per quanto la saggezza e la razionalità facciano il loro, di lavoro, sono incazzoso, e vorrei bruciare tutto. Il fatto che la rabbia, è una cosa insopprimibile, è parte del nostro corredo di strumenti per sopravvivere. Se qualcuno ti fa del male, sia esso fisico o psicologico, tu provi rabbia. Non c'è un cazzo da fare. O meglio, c'è da trasformarla, sublimarla, usarla per costruire e non per devastare. Ci alleniamo così tanto a far finta di niente, che alla fine crediamo di essere superiori, di aver soffocato la rabbia nei nostri atteggiamenti del cazzo. Invece ti lavora dentro, silenziosamente, e corrode l'entusiasmo: senza nemmeno accorgersene, ti puoi ritrovare ad essere un vecchio brontolone con la pancia, davanti alla tv. Vedo persone che simulano tranquillità ma hanno una rabbia che li divora. Anche perché questa cosa, non essendo socialmente accettata, viene nascosta, nei silenziosi sogni di vendetta e sterminio che passano nella testa di tutti, talvolta. Vaffanculo, muori, bastardo, troia, ti ammazzo, ti sopprimo, ti defenestro, ti brucio. Sono solo alcuni degli epiteti che usavo mentre guidavo, per scaricare la tensione. E non c'è niente di strano in questo, è normale. Però è anche vero, che se non sai gestire la rabbia, se non la sai prevenire con la coscienza e con un forte realismo, finisce che ti ammazzano di botte. Inoltre la rabbia va sempre a finire sulle persone sbagliate: tua moglie, tuo marito, il tuo cane, tuo nonno, il passante rincoglionito che ti taglia la strada. Mai che venisse indirizzata contro i banchieri internazionali, che si picchiassero a sangue i guerrafondai dell'industria bellica, o i violenti contro i più deboli. Mai che si spacchino teste di politici corrotti, che si spari nei coglioni a quei bastardi delle multinazionali. I nuovi liberisti ce l'hanno messa al culo un'altra volta, con l'ennesima guerra tra poveri. Bisogna scegliere di amare se stessi e le persone, di vedere aldilà della propria rabbia, di avere il coraggio di farsi male. Se non ti fai male, non vai da nessuna parte. La mia rabbia, assieme agli altri sentimenti, adesso è chiusa in un disco. E'intrappolata li, e non riesce a nuocermi. Fra poco la darò agli ascoltatori, e poi ognuno ne farà quello che più crede. La musica è una cosa magica, te lo dico sempre, caro diario.


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Diario di un autoprodotto

"coraggio del vuoto"
"coraggio del vuoto"

Sera dy, tutto a posto? Sono assente da un po, ma sono stato impegnato a provare la scaletta, in attesa di avere una buona occasione per suonarla. Sto reimparando con la chitarra  "Tutto cambia" perché dopo le modifiche di Lorenzo ed Andrea, non era pensabile di portare live la vecchia versione funky per chitarra. Suona bene, anche con la mia fottuta Yamaha acustica dei tempi in cui facevo filosofia a Trento. Non so perché non ho mai comprato un'altra chitarra: ho sputtanato soldi in qualsiasi cosa, ma forse non mi sono mai preso sul serio come chitarrista. Ho sempre pensato di non meritare una Martin o una Gibson. Però una takamine o un'ibanez potevo pur farmela. E invece no. Come scusa dico che sono un cantante e che la chitarra vorrei farla suonare ad altri. Adesso vado a guardarmi qualche usato. Comunque il succo è che devo fare chilometri sul palco, riuscire ad essere incisivo anche solo con la mia chitarra, nell'attesa che qualche musicista ispirato voglia darmi del suond da spendere nel mio progetto. E per fare questo devo essere ancora più minimale, dare varietà ed espressione con la dinamica ed avere il "coraggio del vuoto". Se non lo sapessi caro diario, il coraggio del vuoto è una virtù dei forti. E' quella capacità di non sentire il vuoto nel silenzio. Come guardare 30 secondi negli occhi una persona senza dire niente. E' più facile dirlo che farlo. Stessa cosa nella musica: hai paura di perdenti in quella sospensione, in quella pausa, che diventa carica di tensione più di un muro di marshall. I momenti in cui c'è solo la voce: gioia e paura. Stare nel momento: ne un secondo prima, ne uno dopo. 


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Diario di un autoprodotto

Cosa può cambiare?
Cosa può cambiare?

E' di nuovo il weekend e mi pregusto una snowboardatina sul Cimone e un po di quiete domestica. Cerco di mettere insieme le idee che mi frullano in testa, prendendone una alla volta. Ieri sera per esempio ho fatto degli esperimenti di "messa a tempo" della chitarra su un beat di cubase, guardando tutorial e smanettando a caso. Questo mix metodologico, ha creato in me ancora più confusione, ma comunque mi fa sentire sul pezzo. Se voglio fare il musicista, devo cominciare a fare le cose pallose che fanno i musicisti, come cercare i suoni, parlare di pedalini e rack come fossero oggetti sacri, avere idea di cosa si parli quando qualcuno dice parole come "fade out" o "punch in". Fa figo essere musicista. Puoi sempre dire che i suoni ossessivi che escono dalla tua chitarra, sono "sperimentazione". Un po come quando guardi i film porno da adolescente. Ma a parte gli scherzi, caro diario, c'è un mondo dietro a quei cazzo di programmi di editing audio. Se hai la musica da metterci, con quei bagagli immateriali e "morbidi", ci fai delle cose della madonna, a saperli usare. Ci arriverò, con il mio solito ritmo da elefante. Ma adesso mi butto a guardare il meteo sperando che questo atto di amore disperato, possa far abbassare le temperature in appennino, e quindi nevicare, finalmente. 


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Diario di un autoprodotto

Cosa può cambiare?
Cosa può cambiare?

Ciao Dy, adesso che non devo più lavorare sulle voci, quel continuo senso di eccitazione e frustrazione si è molto attenuato. Sono in una fase razionale di produzione: voglio fare un bel lavoro sulla copertina, ma devo recuperare una macchina foto ad alta risoluzione per fare gli sfondi con i fogli di carta. Ho messo un'annuncio su bakeka e su fb per trovare un bassista e un tastierista, ma nessuno si è fatto vivo. Trovare non musicista è come trovare una donna: poche te la danno alla prima sera, devi prima convincerle a fidarsi di te, che hai della roba veramente, non solo sorrisetti a metà. Conosco un sacco di musicisti ma quasi nessuno che faccia al caso mio. Io vorrei uno versatile, entusiasta, uno che sa impegnarsi a medio-lungo termine per un risultato al top, uno stronzo megalomane come me, che si misura con i grandissimi, rischiando di essere un loser totale, piuttosto che adeguarsi a quello che gli altri dicono di volere. Sono uno Zen io, quindi so che se deve arrivare, arriverà. Intanto provo la scaletta unplugged, solo con il microfono a condensatore, cercando di dare più incisività e precisione alla chitarra. Ho alzato di qualche semitono quasi tutti i brani, e suonano meglio. La tonalità più alta aiuta a mantenere sempre viva la tensione e ti obbliga a trovare soluzioni melodiche inaspettate. Ti fa uscire dalla zona di "comfort" e ti fa stare in bilico. Il lavoro che ho fatto per le voci è stato utilissimo: adesso non canto più in modo così nasale, anche grazie a Lodo degli Stato Sociale, grande ispirazione di questo momento. Più parola e meno melodia perché "mi sono rotto il cazzo" di melodie incerte, sempre sulle medie, ed ho capito che il basso deve fare il basso e l'alto deve fare l'alto, e che cazzo!. Anche se quando ascolto la radio sembra che il trend sia inverso: marmellate di bassi, synth, cori, muri di chitarre, voci, ah-ah, oh-oh, violini e tromboni, e soprattutto il Tunz onnipresente ed in primo piano. Le voci in effetti però stanno in alto, brillano, saltano fuori. Anche se a volte dicono banalità assolute, in realtà hanno capito che il "come" è più importante del "cosa". Anche il mio "come" quindi sta maturando, e sono curioso di sentire un mio concerto. 


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Pro all'opera (L.Sebastiani, A.Morelli)
Pro all'opera (L.Sebastiani, A.Morelli)

Sto pensando a come annunciare l'uscita del mio primo album da solista. Sono un perfetto sconosciuto, e questo, oltre ad essere un po frustrante, può essere un vantaggio. Nessuno ha nessuna idea di me, quindi posso pensarci con calma. Ho fatto la musica, ora devo creare un'immagine di me stesso, un cazzo di fottuto "brand" di me stesso, per quanto questa parola sia disgustosa. Ma se sei uno sincero non è facile. Basterebbe scopiazzare il look e la linea grafica di artisti già famosi, seguire i consigli di qualche post tipo "10 regole per..", o bruciare migliaia di euro in uffici stampa ed agenzie.  Ma nessuna di queste opzioni mi soddisfa. L'artista, nella vita è uno normale. Io sono uno normale. Ma non posso certo fare book fotografici con il pile del dechatlon addosso e nemmeno far uscire un album senza almeno qualche data messa in fila. Io sono uno che guarda alla sostanza: se mi piace la musica non chiedo altro. Ma oggi, data la quantità di roba che si trova in rete, bisogna spiccare subito, piacere in 15 secondi, incuriosire e coccolare i fans per emergere. Bugo tempo fa ha scritto un post contestatissimo in cui diceva "ma come, voi artisti vi fate fare la cover del cd dai fans? Siamo noi gli artisti!" e mi sono trovato d'accordissimo. D'altra parte forse sono io ad essere obsoleto, e non voglio certo restare indietro coi tempi. Quindi: immagine forte, immediata, curiosa ma che rifletta la mia realtà di uomo concentrato sull'arte e non sull'edonismo del mio talento. Voglio fare una campagna di Crowdfunding per fare un videoclip che spacca su Tutto Cambia o Pagina Bianca. Il problema che non ho molti amici, pochi fan e non sono nemmeno troppo simpatico in prima battuta. Riuscirò a fare cassa? Magari questo lavoro non sarà "il Grande Disco" ma merita senz'altro di provarci ad uscire dall'anonimato più assoluto, ed un bel video professionale potrebbe aiutarmi nell'intento. Sto guardando le diverse piattaforme, ma credo che sceglierò musicraiser, perché mi sembra il più chiaro e semplice. Staremo a vedere.

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diario di un autoprodotto

Notte caro, sono su di giri e devo scrivere per buttare fuori l'entusiasmo in eccesso. Sono felice di aver riabbracciato i miei amori dopo ben 36 ore di lontananza. Sono il motore di tutto, sono la mia musa, il mio pubblico, anche se non lo sanno, quegli sciocchini. Comunque il titolo dell'album, "Tutto Cambia" è azzeccatissimo. Cazzo se cambia. Soprattutto il brano omonimo, che era una schitarrata funky ed è diventata una cosa tra i Gorillaz e Guccini. Spacca davvero. So che non dovrei essere io a dirlo, ma come sempre faccio il cazzo che mi pare. Quindi lo ridico: spacca. Il testo è sociale ma anche personale, tra provocazione e "call to action", sarcasmo e ingenua voglia di cantare canzoni. Questo sono io, ed ora sono pronto anche all'insuccesso: se non piacerà non potrò trovare scuse, questo è tutto quello che potevo dare in questo momento. In questo momento, sia chiaro, perché tutto cambia, ricordalo dy. Infatti mi ricordo quando ero uno sfigato cronico. Balbettavo, ero curvo come un salice, e le ragazze avrebbero preferito andare al Louvre con Sgarbi piuttosto che stare con me. Ero talmente goffo da far sembrare Renzi un vero politico. Se una tipa mi rivolgeva la parola, facevo una faccia ebete, e subito capivo che non avrei mai fatto nulla di sconcio con lei, neanche una toccatina fugace, sopra il reggiseno. Era triste la vita senza toccatine. Ma il vero problema era l'autostima:  le persone non hanno voglia di stare con gli sfigati ed io mi ingegnai per diventare un figo. Ovviamente non ci credevo, ma i miei compagni di classe, che non erano delle cime nemmeno loro, non lo sapevano, e questo era un grande vantaggio. Cominciai a comportarmi come si comportano quelli fighi: fingevo di essere egocentrico, provocatore, rock, intellettuale, ricorrendo a tutte le risorse che mi avevano dato i miei amici poeti morti, Bob Dylan, e perfino i libri di storia militare di mio padre. Morale? Tutto cambia. Ho scoperto che essere sfigati, bravi, insicuri o felici, non è una condizione genetica, e nemmeno del carattere. Nessuno ti marchia a fuoco con un difetto o con una virtù. Sta a te, caro diario. Sei ciccio? Fai sport cazzo. Non fermarti solo all'apologia del "cicciottello è bello". Tornando a me, se fino ad ora non ci ho messo la faccia per insicurezza, me lo dico da solo: muovi il culo! Il coraggio è la cosa più faticosa del mondo, ma anche l'unica che ci rende degni del rock n roll, e delle altre sei meraviglie del mondo. Quindi, se da sfigato/balbuziente ora sono un cantautore/logorroico, mi chiedo: cosa diventerò da qui al prossimo disco? Ora sto nel presente, ma da un'altro punto di vista, quello che è fatto è fatto. Ed io mi godo il solitario benessere di chi ha costruito una cosa importante. E' tempo di pensare a come far capire al mondo che ho della roba per lui. 

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diario di un autoprodotto

Provare, provare, provare. Il tempo scarseggia, perché venerdì comincio l'ultima session di registrazione della voce. Ed anche se è un'anno che sono alle prese con questo primo disco, mi sembra di doverci lavorare ancora. Perfortuna mi conosco e so che è la classica bramosia da artista che si fa sentire, e che una volta fatto, sembrerà una passeggiata, come un'esame al D.a.m.s. Se penso a quei cazzoni del D.a.m.s. e alle loro pugnette sull'etnomusicologia, mi viene voglia di fare trading online. Ma andando oltre, penso che non avrò rimpianti: ho spremuto tutte le mie idee ed energie, per far nascere questa creatura. Non ho ancora certezze su cosa farne dopo, di questo album, a parte inviarlo alle etichette di artisti che amo sperando in bene, e venderne qualche copia nei live. Continuo a sondare i video degli emergenti per capire se posso inserirmi in un qualche filone musicale e culturale,  in qualche nicchia di mercato che ancora non conosco. La mia originalità di approccio all'arte, mi rende un estraneo in qualsiasi ambiente, e mi sento a mio agio solo davanti ad un pubblico pronto ad ascoltare. In questo cazzo di progetto è tutto così assurdamente auto-prodotto che ho perso la lucidità, sono ormai stanco di ogni razionale tentativo di analisi sul risultato. O meglio, non ho dubbi sull'ottimo lavoro di produzione e sull'esecuzione impeccabile, vista la bravura dei musicisti e di Lorenzo, ma paradossalmente ho più dubbi su chi sono e su cosa voglio dire veramente con la musica. Questo lavoro mi ha aperto un mondo, e sono già con la testa al prossimo, alle nuove prospettive che mi ha dato questa fantastica esperienza. Dati i tempi titanici della mia creatività, l'uscita dell'album è ancora lontanuccia, ma fra non molto potrò fissare una data. La data cambierà tutto. Credo.

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Diario di un Autoprodotto


Foto : http://www.lavocedellisola.it
Foto : http://www.lavocedellisola.it

Ciao Dy. In questo lunedì, altrimenti anonimo, è morto il grande David Bowie. Un personaggio poliedrico, eclettico, sempre avanti ai tempi. Io non ho mai amato la sua musica, ma devo dire che non l'ho mai nemmeno approfondita. Non ho seguito nemmeno l'evoluzione di stili e di look per cui è diventato famoso. Il web ovviamente pullula di link ai suoi pezzi, e grazie a questo ne sto ascoltando qualcuno che non avevo mai sentito. Gli sono grato per "The man who sold the world" che però preferisco nella versione dei Nirvana di Unplugged. Immaginarmi lui malato, che lavora al suo ultimo disco, mi mette malinconia e commozione. E nel momento in cui lo celebriamo per le grandi cose che ha fatto e scritto, mi viene da pensarlo solamente come un uomo. Mi chiedo cosa pensasse nei momenti comuni, mentre faceva un caffè, o scherzava con gli amici. Mi chiedo se fosse soddisfatto della sua vita, se sapeva di meritarsi un posto nella storia o se invece i grandi diventano tali, proprio perché non sono interessati ad esserlo. Non lo saprò mai e fra qualche giorno mi sarò già quasi dimenticato di David Bowie. Motivo in più per augurargli una buona carriera musicale anche lassù, anche se mi sa che sopra le nuvole è tutto canti gregoriani e messe di Palestrina. Forse incontrerà Lemmy e faranno qualche progetto crossover. 

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Diario di un Autoprodotto


Vita di Notte - Rezzo '16
Vita di Notte - Rezzo '16

Caro diario, sono un po dispiaciuto perché oggi mi è arrivata la mail dal concorso di “Musicultura”, e diceva che non sono stato selezionato per la fase live. Non che questo scalfisca troppo la mia autostima di artista, ma in fondo ci speravo. E' un po come quando compri un Boero, e sai che ne vincerai solo un'altro, e non tutti i 15 cioccolatini del montepremi assoluto, e ci resti male, anche se poi, in realtà, i Boeri non ti fanno impazzire. Non mi farebbe schifo, ogni tanto, cogliere qualche successo, ma se così non è stato deve esserci un motivo fondato. Dicono che mi arriverà una mail con la spiegazione di tale rifiuto, almeno magari comincio a capire qualcosa dei gusti e della visione degli addetti ai lavori. Non che questo possa cambiare nella sostanza la mia musica: essa riflette tutti i miei limiti e le mie virtù, è una foto, e come tale dice la verità. Ma senz'altro nella mia inesperienza di autoprodotto, ho trascurato qualche dettaglio trascurabile, che evidentemente non lo era. Oppure proprio non comunica abbastanza, non spacca. Questo mi ha fatto riflettere su una frase che mi disse una notte il mio amico e produttore Lorenzo: “i tuoi pezzi sono molto belli, ma non sono forti”. E in effetti non usano quasi mai il sentimento come leva per arrivare al “cuore”. Io non voglio descrivere i miei sentimenti, almeno non in modo esclusivo e sistematico. I sentimenti li provano tutti, si provano, si vivono e basta, e io ne sono anche un po geloso. Io mi ritrovo nella sottile ironia, nella malinconia ad occhi aperti, nell'indagine sulle grandi verità dell'uomo. Questo però mi rende probabilmente estraneo al desiderio di pathos, che solitamente sta alla musica come il cacio ai maccheroni. Cazzo a volte vorrei soffrire come quei cantanti che soffrono e fanno canzoni che spaccano, proprio perché qualche mancanza nell'infanzia, li sta divorando da dentro. Vorrei caricare la mia voce di drammaticità e di rabbia contro il sistema, perché un po di rabbia ce l'ho, ma il dramma manco per il cazzo. Alla fine sono un saggio ingenuo. Cerco l'equilibrio, la bellezza, il gusto ludico della razionalità. Nei testi scrivo di filosofia e vado al concetto evitando la descrizione: non dico il mondo come lo vedo, non solo, ma come vorrei che fosse. Per questo il legame con i grandi poeti rock sociali, i Bob (Dylan e Marley), Johnny Cash, Pearl Jam, Guccini, Joni Mitchell, Violent Femmes, Cake. Loro però hanno una carica della madonna, a Bologna direbbero "una gran molla”, e io non sono sempre sicuro di averla, quella. Il mio ideale di rivoluzione è una biblioteca con una sala concerti, uno chalet in alta quota a Chamonix o tuttalpiù il giro del mondo in skate. Qualcuno lo diceva che non era una cazzata fare il musicista. A proposito, ho fissato per il 22 le registrazioni finali delle voci. Porca troia, questa è l'ultima. Mi farò il culo al massimo per migliorare, limare, cantare alla grande. Di questo sono sicuro.

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Diario di un Autoprodotto


Caro diario, siamo da poco tornati da Firenze, e subito sono corso a raccontarti tutto. Mi meraviglio di come sia affezionato a te, nonostante la tua placida passività. La sera del trentuno abbiamo acceso il fuoco, e siamo rimasti a chiacchierare in cucina io e la Devi. Quanto mi piace parlare con lei. E' intelligente, ed ha sempre un punto di vista saggio sulle cose, e poi mi ascolta. E come sai non è facile, data la mia smania di conoscenza inappagabile ed un certo gusto per la provocazione (vedi art. “incendiario”) ed il dibattito. Alcuni mi dicono che dovrei fare il politico, tanta è la forza che ci metto, nel perorare cause perse, sfoderare frasi ad effetto, o demolire arbitrariamente intere categorie. Io rispondo che non potrei identificarmi, se non occasionalmente e parzialmente, in nessuna bandiera, partito, movimento o ideologia. L'ideologia è una truffa per definizione. E' una gabbia, che sicuramente da sicurezza, crea un senso di appartenenza, ma che impedisce di vedere veramente le cose. Ideologia=sistema di idee. Le idee vengono sistematizzate, e come in ogni sistema, vanno rettificate per farle diventare l'ingranaggio di una macchina più grande. La religione è un'ideologia. Infatti per far quadrare la logica della storia di Gesù con la bibbia ebraica, i teologi hanno prodotto un oceano di cazzate, un mare di ideologie. Un genere musicale è un'ideologia: quella del Rap, dell'Indie, del Pop, della classica, della etno-music. Parole vuote, sempre in bocca ai segaioli dell'intellighenzia da poltrona. Bisogna smetterla dy, di cercare la giusta ideologia, e cominciare a vedere l'Uomo. Hai capito adesso perché dicevo che non è facile ascoltarmi! E io questo bel weekend dai suoceri ho osservato come sempre quel piccolo uomo di un Elia. E' molto affezionato ai suoi nonni che lo viziano e si rendono disponibili ad ogni suo desiderio, com'è giusto che sia. Impara un sacco di cose, e vuole le attenzioni in modo esclusivo: se è in braccio al nonno, vuole stare con il nonno. Se ti chiama e tu sei distratto, si offende molto. Inclina quel piccolo collo morbidissimo e marroncino e si mette in un angolo. Da poco ha aggiunto anche il labbro inferiore sporgente, che lo rende veramente struggente di tenerezza. Capisce tutte le parole ma comunica con il suo linguaggio sonoro, molto meglio di tutti noi. Comincio a vedere le auto come “brum brum”, gli asini come “Oh-ha” ed il microfono come “do-do”. Se la musica ha l'obbiettivo finale di farti soffriggere nel burro della felicità, lui è un grande musicista. Tra l'altro la nonna gli ha regalato una batteria per bambini, e mi ha messo a suonare mentre cantava la sua hit: “nono-nona-coco-baubau”, ma io ho sempre l'impressione di inibirlo, perché mi faccio prendere dal suond e suono ritmi troppo difficili da seguire per un bambino di due anni. Allora non canta, mi guarda con quel facciotto, e torno ad un beat elementare, abbassando il volume, e allora ricomincia: “nono-nona-brum-brum-coco”. Forse non glie lo dirò mai, ma è fantastico essere in una band con lui. La mia bambina grande è il nostro pubblico, attento e partecipe, da riconquistare ogni volta.

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Diario di un Autoprodotto


foto: www.emergenzepinzolo.it
foto: www.emergenzepinzolo.it

Non so perché a volte rovino tutto. Lo faccio apposta caro diario, certo inconsciamente, ma è una debolezza che ho sempre avuto: sono un incendiario. Devo bruciare tutto e ricostruire tutto da capo, fatico ad adeguarmi. E lo faccio con tutto: con i discorsi, i testi delle canzoni, le certezze altrui, i miei giri di chitarra, le feste nazionali. Perché cazzo non posso accettare come tutti gli altri la formalità, il rito, la consuetudine, e perché no, la banalità? Fin da ragazzino, se una cosa piaceva a tutti, io la odiavo, cioè, non tanto la cosa stessa, ma la facilità degli altri a conformarsi alle mode, alle regole, al pensiero globalizzato sulle cose. Ora sono maturo, ma devo sempre stare attento quando ho un accendino in mano. A volte le fiamme hanno scottato le persone che amo di più al mondo, e per questo mi sento spesso in colpa. Per fortuna, di solito a capodanno resto a casa, con tutti gli esplosivi che girano! Però visto che scriverti, mi fa chiarezza, già che ci sono, faccio il classico bilancio di fine anno. Il duemilaquindici è stato l'anno della mia svolta come musicista, ho iniziato il mio primo vero disco, ho ripreso in mano la chitarra e comprato una scheda audio. Ho lavorato molto sul canto e migliorato sensibilmente i testi, per chiarezza ed efficacia. Anche sul disegno e sulla grafica e mi sento più esperto e sicuro del risultato. Sul fronte Amore, ho visto il secondo anno di vita del piccolo Elia, che mi ha insegnato un botto di cose e regalato infiniti momenti di felicità pura: lui è il mio eroe. Con la Devi abbiamo fatto diversi giri per portare la sua voce di saggia e brillante ragazza adottiva ai genitori, che spesso faticano a raccapezzarsi. Sono fiero di lei e della sua forza piena di dolcezza: è la mia principessa dal 2005. I concerti hanno fatto schifo: rari e semi-deserti, anche se mi hanno fatto amare di più i pochi presenti. Grazie ai regaz. Booking: da bruciare e ricominciare da capo, anche se questo periodo avevo la scusa del disco e del padre premuroso. La mia voce invece ha fatto progressi, e tende sempre meno a prendersi gioco di me. Stiamo diventando amici, e adesso non preferisce Ligabue o Vedder a me: mi accetta per quello che sono. Non male nel complesso. Nel 2016, uscirà il disco, e spero che spacchi. Stasera accendo il caminetto e brucio tutta la legna che ho. Non vedo l'ora. Buon anno caro diario, ti auguro il meglio. 

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Diario di un Autoprodotto


Caro diario, da qualche ora è Natale, ma mi sembra un giorno come un'altro. Non fosse per le campane che suonano a manetta, alla faccia dei decibel prescritti per legge, potrebbe essere un venerdì come tanti, che so, il 18 febbraio. Ormai mi conosci, Natale o Pasqua, sono sempre a pensare alla mia musica. Ho voglia di cambiare, di emergere dal silenzio assordante in cui è immersa da sempre. Il disco di sicuro mi aiuterà in questo, darà una prima impronta della mia personalità artistica, e per la prima volta nella mia vita sono soddisfatto. Ometterei molto se non dicessi che sono in apprensione. Proprio perché questo lavoro rappresenta il meglio che ho in questo momento, la paura di non avere riscontri significativi aumenta, la posta si è fatta più alta. L'investimento è stato importante per le mie tasche e ad oggi, non ho molte prospettive per portarlo in giro "live". Non ho conoscenze, agganci, piani di marketing. Mi viene sempre in mente la canzone di Bugo "Nel giro giusto" quando dice: "ho bisogno di socializzare, di uscire dal mio guscio", e mi ci riconosco molto. So che la musica vale, ha un peso, un carattere definito, una sua dignità. Fatico però a posizionarmi in un mondo che non conosco affatto. Ho sempre l'impressione di vivere in un mondo parallelo. Leggo e rileggo gli articoli sul web su come promuovere un disco, un concerto, un video, perfino le foto della prima comunione, ma non trovo un canale per capire, quale può essere il mio pubblico. So che c'è, è li da qualche parte, che aspetta il mio disco, anche se non mi conosce ancora. Chi apprezza la mia musica, tende a non darmi feedback direttamente, forse perché sembro un po serio, troppo intransigente o presuntuoso. Uso termini dell'800 credendoli attuali, e non finisco mai i discorsi perché non ne vedo la fine. Devo cambiare la mia immagine forse, il mio approccio ai social, che cazzo ne so, mi faccio le meches bionde. Metto le fighe nei video e faccio hip hop! Scherzo, dy, tranquillo, era solo per scherzare. Uno come me può solo essere se stesso. Ho ricevuto complimenti per i testi, per la voce, per i giri di chitarra, per l'idea. Ma io in realtà come tutti gli artisti, non voglio solo coccolare il mio ego, che pure non  guasta, voglio l'amore delle persone. Voglio amore da quelle persone che non mi conoscono personalmente, solo perché è amore quello che faccio con la musica. Vorrei che la gente godesse dei miei brani, li usasse, li sfruttasse per darsi delle botte di vita nella quotidianità, esattamente come uso io, gli artisti che amo. E allora mi prende il dubbio più amletico di tutti: la mia verità, vera o meno, sarà davvero utile a qualcuno? Esiste anche fuori dalla mia mente? A chi può interessare il frutto della mia ricerca estetica e filosofica, caro il mio diario? Il tempo parlerà ed avrò le mie risposte, ma intanto sono impaziente, scalpito, ascolto, canto, riascolto, ricanto, voglio ricominciare tutto, poi penso che spacca così com'è. Troppe pippe, lo so. La musica è solo musica e "non è una cosa seria" (Cit. Lo Stato Sociale) va fatta e basta. Ma d'altro canto io non sono mica un musicista, cosa avevi capito!

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Diario di un Autoprodotto


Un'altra settimana è passata e siamo già alle porte del santo Natale. Anche se immaginandomi quel parto d'emergenza in una grotta, non mi verrebbe da usare santo per definire quel giorno. Penso a Giuseppe, cornuto dallo spirito santo, che deve anche ringraziare. Comunque è figo, c'è molta aspettativa, la gente si sbatte, addobba alberi, compra oggetti utili e non, organizza grandi abbuffate. I bambini e i ragazzini sono contenti per i regali ricevuti, e gli adulti bevono senza sensi di colpa, in questa santa festa. Io non ho mai avuto il gusto dei regali, e mi imbarazza molto scartarli davanti a chi me li fa: se non mi piace devo mentire, se mi piace invece devo dimostrare più entusiasmo di quello che provoca in me, possedere l'oggetto. Degli oggetti di solito non me ne frega un cazzo, e se me ne frega, voglio avere la soddisfazione di comprarmeli con i miei sforzi. Poi si sta in famiglia, e questo è ok, ma non ho mai capito perché solo a Natale le famiglie sono così ansiose di stare insieme. Abbiamo ritagliato una finestra temporale di un giorno per la famiglia (infatti Pasqua con chi vuoi) e l'abbiamo riempita di lustrini e di stelle: grazie come sempre al capitalismo ammazza-amore. Sembra che l'amore, nella nostra civiltà si esprima solo con i beni materiali: per dire ti voglio bene, la mamma ti fa mangiare un chilo di lasagne, mentre il papà (ops.. Babbo Natale) ti compra dei giochi che desideravi da un po. Io non ho bei ricordi di questa festa. La tanto acclamata unione familiare per il compleanno di Jesus,  non l'ho mai vista nella mia famiglia. Certo, non che non ci si voglia bene, ma non abbiamo mai imparato ad essere una famiglia nel senso tradizionale del termine, siamo dei veri newbies in materia. Queste riunioni inoltre, sono state spesso il teatro di tragedie greche, date le cose che le mie sorelle ed io non avevamo risolto con il babbo, e la presenza, solo fisica, della mamma. Ma oggi con l'Elia sono contento di festeggiare, di fare regali, di scartarne, di abbuffarmi e bere, senza sensi di colpa. Brinderò a San Nicola, che da Bari è andato in Lapponia per mettere su una fabbrica di giochi per bambini, e vive in un posto pieno di powder, beato lui. Mi piace riproporre quei moderni riti pagani, senza quella patetiche parabole cattoliche su Gesù bambino. Gli dirò che è sempre Babbo Natale che fa i regali, solo che oggi, ti fa un bonifico online, e poi ci pensi tu, così se non ti piace lo cambi, e scegli pure il colore. Quando faccio questi discorsi la Devi dice che sono un Grinch. Ha ragione la mia bella mamma natale. Porca puttana, il vero regalo, sarebbe la neve. Ma tutta quella cazzo di industria per produrre stronzate di natale e non, accellera i cambiamenti climatici, e quindi questo natale sarà estate. Bisognerebbe regalare solo belle verità ai nostri bambini. Potergli dire che stiamo facendo qualcosa di concreto per combattere il neo-liberismo o per salvare l'acqua potabile, che ne so, le foreste, o quantomeno quei cazzo di pinguini di Greenpeace. E invece no, stappiamo una Coca Cola, e ignoriamo come sempre le cose importanti, ovvero le persone, elettrizzati dai nostri aggeggini nuovi o dalla prospettiva del cenone di capodanno a Courtmayeur. Almeno diamoci i bacini sotto al muschio, che quelli sono l'unico vero regalo utile. Come al solito ho divagato ma volevo dirti che sto lavorando  alla copertina, e disegnando a matita, come i veri disegnatori. Ho allegato un dettaglio di me in versione Re Magio.. che ne dici? 

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Diario di un Autoprodotto


Che sollievo, caro diario, credevo di non sapere chi sono. Temevo che la mia cronica insicurezza mi impedisse di fare le scelte giuste per il disco. Fare un album è un processo di conoscenza della propria identità. Non è solo un fatto di esprimere agli altri quello che sei, anche perché nessuno sa chi è. Ci si può fare un'idea di se stessi, solamente in relazione agli altri, al nostro bisogno di essere amati e accettati. Ma torniamo ai fatti. Abbiamo cominciato con “Quando alla fine” che è un involontario omaggio a Paolo Conte, e che è basata su semplici quartine, senza bridge e ritornelli. Liscia come l'olio. Poi a ruota “cose semplici”, anch'essa non troppo problematica, in quanto ha una struttura da folk ballad, è scanzonata e malinconica, proprio come me. Su questi pezzi la difficoltà è solo dare la giusta sfumatura espressiva, interpretarli in modo letterale, dare l'anima in stile talent show. “Boire, invece, ha creato più dubbi, in quanto dovendo cantare in francese, mi ha obbligato a stare con la bocca a culo di gallina, a produrre erre mosce artificiali ed a non poter variare il testo, che per me di solito, è la panacea di tutti i mali melodici. Forse sembrerà snob. Poi ho fatto la voce delle “bocche rassegnate a tacere”, ed abbiamo aggiunto delle parti elettroniche usando la mia voce “skrecciata” come campione. E' strana, ironica e seria, funky in un modo inaspettato. “Ricordo il momento” invece abbiamo dovuto posticiparla. Non me l'aspettavo, era una di quelle rodate, che canto da anni, ma poi mi sono accorto che il ritornello non è abbastanza forte. Parla dell'amore per la mia compagna di vita, cioè della “cosa” che mi ha dato più felicità in assoluto. Invece il testo si perde un po nel mio edonismo di poeta, e non esprime a pieno la mia immensa gratitutine per avere avuto sempre così tanto amore. Da rivedere. “Restare a guardare” invece spacca i culi. Almeno se sei uno che ama gli Oasis, oppure, che ne so, i MatchBox20. Da sentire e basta. Poi ho cantato “C'è pericolo” e mi sono ritrovato a mio agio. Io sono quella roba lì, un bambino sensibile che te la spiega,  che cerca di farti ridere, ma al contrario dei bambini, non ci riesce quasi mai. L'ultima di questa session, è stata Pagina Bianca, la famigerata. Ho lavorato su questo pezzo più che su ogni altro in questo disco. L'ho riscritta completamente almeno cinque volte, e l'ultima è stata quattro giorni fa. Assurdo. E' come se fossi ossessionato dalla volontà di descrivere l'importanza della scrittura attraverso il vuoto esistenziale, mi sembra che l'immagine che creo non è mai abbastanza. L'esaltante possibilità di ricominciare tutto da capo. E infatti quella stronza, fa proprio così.

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Diario di un Autoprodotto


Domani andrò di nuovo a Sant'Arcangelo per registrare le voci dell'album. Sono emozionato e stanco, i giochi sono fatti, il mio lavoro sta giungendo al termine. Fare questo disco è stato molto importante per me, perché ho capito che solo rischiando si può sperare nel successo. Ho appreso molte cose sull'arrangiamento ed ho evoluto un po il mio modo di cantare. I brani sono diventati equilibrati e dinamici grazie alla maestria di Lorenzo, alla batteria di Alex, alle schitarrate di Andrea. Ma più di ogni altra cosa ho capito che la musica come la vita, è sempre in cambiamento, e qualsiasi registrazione, è solamente una fotografia, il frutto del lavoro fatto fino a quel momento. Per questo ancora prima dell'uscita e di vedere se piacerà alla gente, sono già proiettato verso il prossimo, e penso a creare uno spettacolo dal vivo che spacchi i culi. La musica va avanti e quindi mi sembra giusto celebrare questa tappa, al netto dell'esaltazione per i consensi o della delusione in caso non ci fossero. Riuscirà almeno per un attimo, a scalfire l'indifferenza in cui mi sento immerso? Riuscirò con le mie canzoni ad avere qualche vero fan? Non voglio farmi troppe illusioni, ma spero che la mia musica, possa servire a qualcuno, che riesca a comunicare qualcosa di profondo che ho dentro e che non capisco bene nemmeno io. Vorrei strappare sorrisi, dolci e amari, e sentire la gente cantare sotto un palco. Voglio esserci, esistere, dire la mia, sbagliare e migliorare sempre. Voglio cambiare e guardare il cambiamento: come scrisse un anonimo autoprodotto, che tu lo voglia o meno,  "Tutto cambia".

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Diario di un Autoprodotto


Ciao dairi, l'altra volta di ho parlato delle mie piccole frustrazioni da autoprodotto. Oggi invece scrivo per ispirazione, perché sono davvero felice, e voglio che tu veda anche questo lato di me. Questo week-end siamo stati a Vergiate in provincia di Varese, con una coppia di amici. Ti avevo già parlato di loro e di Marta, la loro bimba. Eravamo li perché la Devi e Priya dovevano portare la loro testimonianza sull'adozione ad un meeting di genitori. Quindi io e Pier abbiamo passato i pomeriggi con i bambini, intenti ad imparare l'antico mestiere del papà. Ogni giorno vedo l'Elia che scopre nuove cose, e cerco di essere come lui: aperto, spontaneo, sincero e timoroso. Vedo la sua fiducia nella vita e la caparbietà delle sue piccole imprese, e scopro la futilità dei miei complessi di inferiorità, o la presunzione implicita nel mio essere adulto. Ad un certo punto Marta, che ha qualche mese più di Elia e parla benissimo, gli ha voluto dare “un'abbracciatona”, e sono rimasti così per due minuti. Lui era contento ma anche imbarazzato, e lei le avvicinava la testa e gli dava dei bacini. Che spettacolo. Sembra retorica, ma chi pensa questo è solo profondamente depresso ed invidioso, solo perché non riesce a vederlo, questo spettacolo. Guarda più volentieri a quello del calcio-mercato, al lavoro che gli rubano gli immigrati, alla circostanza, che se fosse stata un'altra, sarebbe stato tutto diverso. Sono quelli che sminuiscono le cose semplici tacciandole di populismo, perbenismo o qualcos'altro che nemmeno loro capiscono. E se ne vedono tante di quelle facce da cazzo. Gente che è infastidita dai bambini perché è troppo egocentrica per ammettere che gli è mancato amore da piccoli. Che Joni Mitchell, li aiuti, poveri stronzi. Alla sera ci siamo riuniti con le nostre fantastiche mogliettine ed altri cari amici in pizzeria, di quelle paghi un tot e mangi fino all'eutanasia. Semplice e meraviglioso come l'olio di oliva. Stamattina poi siamo stati ad Arona ed abbiamo rivisto degli amici conosciuti in Camargue due anni fa, quando la Devi era incinta di otto mesi. Nel frattempo hanno avuto Edith, una bambina splendida, con gli occhi grandissimi. E' bello quando rivedi qualcuno dopo molto tempo, e riprendi da dove avevi lasciato. Ad un certo punto, camminando sul lungolago siamo arrivati ad un ponticello molto arcuato e l'Elia, nonostante le mie offerte di aiuto, ha voluto affrontarlo da solo sia la salita che la discesa. Io lo guardo e ho una fiducia immensa in lui. Fiducia, non aspettative, tengo a precisarlo. Nell'implementare le sue skills motorie, però, rallentava il flusso di persone che andavano di fretta, anche di domenica, sul lungolago di Arona. Ho percepito chiaramente che la gente era infastidita da quel rallentamento, come fosse un "lavori in corso", sulla Salerno-Reggio Calabria. Mi guardavano male, come a rimproverarmi il fatto che stavamo intralciando il passaggio, noncuranti dei loro impegni del cazzo della domenica pomeriggio. Non gli auguro di morire, perché lo sono già da mo', e io, come ti dicevo sono felice. I miei attacchi da incendiario sono molto meno frequenti, ultimamente. Cerco di abolire i supplizi più terribili dal mio immaginario nei momenti di rabbia, e ci sto riuscendo bene, anche se la defenestrazione a volte mi stuzzica ancora, lo ammetto. La Devi mi dice spesso che ho un linguaggio violento e non posso dire che non abbia ragione. Ma come mai, Madonnina cara? Sono pieno di amore per la vita e le persone, ma dalla mia bocca escono parole di guerra: fanculo, fottiti, muori, sparati in faccia, ti brucio, ti catapulto, ti defenestro. Non so non mi capisco. Allora penso a soluzioni psico-magiche tipo Jodorowsky e immagino di trasformare le parole di rabbia, nel loro esatto opposto, e solo al pensiero torno ad essere felice e sorrido. Penso di urlare in faccia la mia rabbia alle persone dicendo “Rilassati o ti faccio un massaggio!” “Tuo figlio ti ama molto, guarda che vi faccio una foto!”, oppure “Perchè non sorridi di più di una volta al mese?” (no, questa non vale perché c'è una punta di sarcasmo), piuttosto che “guarda quanto sono perfetti quei fottuti cigni!” (ok scusa, non sono mai fottuti, i cigni). Riuscirò pian piano a trasformare il disgusto in azione, il giudizio in analisi, il buon umore in entusiasmo. Perché non voglio passare la vita ad incazzarmi per un bambino con il papà che mi rallenta la passeggiata della domenica sul lungolago di Arona. E neppure per le code sulla Salerno-Reggio Calabria.  

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Travis Rice - fonte: www.quicksilver.com.au
Travis Rice - fonte: www.quicksilver.com.au

Caro diario, sono confuso. Ormai manca solo una settimana alle sessions per le voci dell'album ed io penso alla neve e alla tavola. Mi immagino il silenzio, la nebbia, la neve che cadendo forma una coltre di ghiaccio sulla barba, il suono del mio respiro e della tavola che scava una strada in quel gustoso burro ghiacciato. Penso alla paura e alla straordinaria sensazione di fare surf in mezzo alla foresta. Ma devo concentrarmi sulle voci, porca puttana. Credevo che sarei arrivato a questo punto con le idee chiare, ma poi come sempre non mi sento pronto. Potrei snocciolare una serie di problemi oggettivi che mi hanno impedito di prepararmi a dovere, ma in realtà so che non sono quelli i motivi del mio eterno ritardo. Non riesco a fissare una versione definitiva di alcuni testi, anche se ora mi convincono tutti di più, rispetto ad un mese fa. Poi forse che si avvicina il momento della verità: verrà apprezzato dal pubblico? Riuscirò ad ottenere un contratto con qualche etichetta o agenzia di booking? A tratti mi sembra che il disco sia fantastico, in quanto sicuramente è originale per testi e suono. Mi sento nei miei panni e mi immagino in un video patinato mentre canto sicuro di me la mia hit, come se fossi sempre stato “uno di loro”, alle prese con studio e concerti. Altre volte invece, ho paura che tutta la mia musica sia solo una bolla di sapone, la velleità di un poeta anacronistico e demodé. Per fortuna la Devi mi rassicura dicendo che sono pronto, che i pezzi sono belli, e che lei lo comprerebbe, l'album del Rezzo. Ok, uno è venduto. Ma adesso che ne scrivo mi sembra finalmente di cogliere il punto in maniera più equilibrata. Il disco è solo una grande carota, qualcosa di ideale e immaginario che ti spinge verso il tuo massimo, che ti spoglia di tutte le scuse. Sarà la fotografia migliore di questo momento della mia carriera da pivello, e fra qualche anno guarderò a questi pezzi con tenerezza, lo so già. Quindi avanti cosi, mio caro, non facciamoci prendere la mano dai timori. Voglio pensare che la fuori ci sia uno spazio anche per me, che sono fuori dal coro, fuori moda, fuori dai circuiti “..insomma sempre fuori, dai!” per dirla col Liga. Comunque al di là del album, sto cercando di trovare musicisti creativi e preparati per dare forza ai live, in quanto la mia carenza alla chitarra si sente, soprattutto sui pezzi più rock. Ormai sono quasi sicuro che il titolo sarà “Tutto cambia” perché rappresenta bene la mia trasformazione come uomo e musicista: riuscire a conciliare la visione macro della società e della storia, con quella intima e maliconica del poeta. Anche nelle canzoni, sto cominciando a svelare le mie paure, a mettermi in gioco in prima persona, a parlare direttamente alle persone. Ma adesso è il momento di tagliare gli indugi e fare delle scelte, rischiare, affidarsi all'istinto. E' il momento di diventare me stesso, con tutto il range di approssimazione che questo comporta. Fra qualche anno, riascoltando il disco, capirò chi ero, cioè chi sono adesso, e non potrò negare. Ora ti saluto che devo guardare Travis Rice alle prese con del powder impossibile su qualche vetta in Alaska. La bella stagione si avvicina e comunque vada, cavalcherò le spumose onde ghiacciate dall'alto di una montagna: questo è meglio del rock'n roll!

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Chuck Berry: nr. 1
Chuck Berry: nr. 1

Stasera stavo guardando un po di video musicali e di snowboard, ma non sono concentrato. Continuo a cantare compulsivamente sulle basi e mi sembra di fare progressi. Le velleità da Vedder de noiartri le ho già abbandonate, e mi vedo sempre di più ad interpretare me stesso, piuttosto che “la versione italiana di qualcosa di anglosassone”, come invece sembra preferire la maggioranza dei musicofili. Cazzo, l'America. Lo amo così tanto quel posto immaginario che è l'America. Voglio quella libertà di espressione, quella ingenuità da boy scout, quella spietata logica liberista del più figo che vince, che se per caso arrivi secondo, devi morire. Ammiro il coraggio di osare negli americani. Quell'essere gradassi a priori, puntare ad essere il nr. 1, fallire, ricominciare più gradassi di prima. Noi italiani invece, siamo bloccati dal costume, dai bei tempi del Rinascimento, dagli spaghetti con il ragù della nonna. Dall'idea che tanto niente può cambiare. Perché ormai ce l'hanno messa in culo tutti: Barbari, Bizantini, Cattolici, Franchi, Normanni, principi e principini delle nostre città-stato, poi francesi, spagnoli, tedeschi, di nuovo spagnoli, di nuovo francesi e poi i Savoia, che poi sono dei cazzo di francesi mascherati da padri fondatori. Ma come fai ad essere ingenuo come un bambino, con una storia di sodomia come la nostra? E non voglio nemmeno tirare in ballo la costante presenza della mafia e della chiesa, in tutto questo "biblico conoscersi" dei popoli. In america invece i padri fondatori erano dei bigotti avventurieri, bifolchi ma determinati, gente con i piedi per terra. Cazzo l'America; con il rock'n roll che era la sofferenza dei negri deportati e che poi fa il botto con gli adolescenti bianchi di buona famiglia stile Richard Cunningham. Non dimentichiamo poi che ci hanno salvato le chiappe dal Pelato e dal Baffetto che ormai, dopo tanti anni di onorata dittatura, cominciavano a stare stretti anche ai progenitori di Salvini. Sono grato anche perché hanno riempito le nostre case di televisori e frigo, hanno creato Babbo Natale e vanno sulla luna. Potresti vivere senza, dy? L'America non si batte: l'unico paese che riesce a bombardare costantemente qualche stato sotto regime, anche se il regime l'ha creato lei stessa. E per una sorta di rivalsa razziale, Obama, nel "dronizzare" donne e bambini, vince il Nobel per la pace. E' proprio vero che è il paese delle opportunità. Da noi non vince Vale nemmeno se è il più figo. Fottuti spagnoli ce l'hanno messa in culo un'altra volta.

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Tutto cambia


Foto: disfatta
Foto: disfatta

Noo, tranquillo mio caro, non è la copertina del disco! Sto facendo un po prove di immagini per rappresentare il concetto di cambiamento. Metterò qualche immagine più positiva della disfatta italiana in Russia del'18. Tutto cambia, vero: cambiamento, natura, ciclo di vita, aria fresca. Questo concetto mi sta girando in testa da mesi ormai, visto che ascolto la base della canzone mediamente 18 volte al giorno. E anche quei cazzo di ritornelli cambiano sempre. Almeno fino a quando non raggiungo quello che VERAMENTE voglio dire agli altri. Adesso, caro diario, avrai notato che mi prendo più sul serio come poeta e finalmente comincio ad essere fiero delle parole che scrivo nelle canzoni. Ma più ci lavoro, più capisco che il fine della bellezza è irraggiungibile, e per fortuna, aggiungo. In ogni caso sia importante mantenere vive le domande, la molla che spinge le persone a fare e godere di cose meravigliose come le opere d'arte. I dischi sono solo la fotografia di un momento musicale, sono tutte le ore fatte prima dell'incisione. Sono la gioia, la speranza, la sofferenza e la banalità, distillate in una cosa bella. All'inizio il testo molto aggressivo mi sembrava la mia rabbia verso il sistema, ma poi è diventata una profonda riflessione sul concetto stesso di cambiamento. Nell'ultimo ritornello, stamattina, ho scritto: "So che tutto cambia, ieri ero un bruco, ora guardami, sembro una farfalla,  ma dove devo andare con questo paio d'ali di carta?". Non so, ma tutto cambia.

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Eredità - Rezzo '15
Eredità - Rezzo '15

Sabato sera ho suonato al locale, e come sempre il giorno dopo, mi sentivo felice e leggero. E' come quando vomiti dopo aver bevuto litri di sambuca, ma senza l'alito pesante e il mal di testa. Mi sento nuovo, fresco, pronto a nuove sfide. Tra l'altro le mie due sorelle e le nipoti sono venute per la prima volta a sentirmi, e sono stato contento di rivelare una parte di me che normalmente non esce, nelle dinamiche della famiglia. Nell'insieme, come il solito, è stato un successo: i pezzi sono piaciuti molto e ho visto l'interesse nelle persone che erano presenti. Del resto per un artista, suonare dal vivo è sempre un successo, anche quando la performance non è delle migliori. Il successo è esserci, avere le palle di sbagliare, di ritentare, di ricominciare tutto di nuovo. Ma se devo essere sincero, la qualità del live è stata pessima. Il suono, che avevo accuratamente studiato a casa, è rimasto a casa. La mia inesperienza come tecnico del suono si è vista, e non sono stato in grado di suonare al meglio. Non mi sentivo bene, e questo rendeva difficile concentrarsi sull'interpretazione. Diciamolo:ho fatto delle cappelle vere e proprie. Sono ancora un novellino, e mi farò le ossa, quindi da questo punto di vista non mi rimprovero nulla. L'Elia si è scatenato a ballare come un pazzo, e poi si è messo ad ascoltare attentamente con il pollice in bocca, ed io ho capito che sono il Re. Cazzo, dy, non so dove mi porterà il mio sogno di fare il musicista, ma in ogni caso voglio fargli vedere che bisogna credere nelle proprie potenzialità e nei sogni. Tutti lo dicono, ma pochi agiscono. I gestori non hanno portato neanche una persona in più, e se non fosse stato per i regaz, sarei stato solo come Muccino dopo aver detto la sua cazzata su Pasolini. Poi mi è sembrato che l'entusiasmo iniziale, appena sono entrato con l'attrezzatura alle 18 era già sparito, vacci a capire. Devo migliorare ancora molto con la chitarra, e voglio trovare un tastierista estroso per mettere su uno spettacolo degno. Ci vorrebbe uno che fa i bassi con la tastiera stile Doors, oppure devo ingegnarmi con una qualche cazzo di loopstation e imparare la beat box. Qualcosa farò, ma la mia musica merita di più, ed io troverò tutto quello di cui ha bisogno, come un padre attento, premuroso e discreto.

 



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Oggi ho rimontato l'impianto. Ho spippolato un po con i preset del mixer, per cercare un suono morbido che compensi con quello metallico della mia Yamaha. Ho capito che in certi pezzi devo tagliare gli alti sulla chitarra, e in alcuni casi i medi. Sto cercando di prendermi il tempo, e di non farmi prendere dalla necessità di buttare fuori tutto. Ho sempre detto che cantare è quasi un sinonimo di lasciarsi andare, ma adesso ho capito che questo è solo un aspetto. Spesso lasciarsi andare troppo ti porta a ricercare il virtuosismo, a privilegiare una velleità estetica rispetto al significato della parola, alla sua espressività. Adesso penso che sia lasciarsi andare mantenendo il controllo. Certo, questa cosa non cambia il mondo nella sua sostanza, ma so che condividiamo il gusto per i dettagli sfiziosi. Comunque ormai manca poco al live, e sono nella fase più bella. Lascio perdere la mia ridicola promozione artigianale, le clip e le cazzate sul mercato discografico e penso alle persone. Mi immagino i loro piccoli segreti, le loro fragilità nascoste. La voglia spesso inappagata di esprimersi, di ricevere amore. E allora la musica torna nella sua giusta prospettiva. Una persona che vuole comunicare ad altre persone. E gli individui, anche per un attimo solo, diventano società.  Io tutto d'un tratto mi trovo al centro di un'energia e gli altri, che mi sembrano sempre estranei alla mia vita, li sento finalmente indispensabili. Per molto tempo, caro diario, ho pensato di avere problemi con la "gente". Ti confesso che spesso mi rompo i coglioni nelle situazioni sociali allargate: non si riesce mai ad approfondire un argomento, ne tantomeno a capire qualcosa su come la pensino veramente le altre persone. Mi è sempre mancato il desiderio di appartenenza, mi stanno strette tutte le divise. Tutti i club, i circoli, i sindacati, i gruppi di musicofili o musicisti, i trend e le novità sono una cosa incomprensibile per me. A volte invidio ingenuamente chi riesce ad identificarsi in una categoria, che si autodefinisce con precisione, milita, rappresenta. Poi mi rendo conto che in realtà non invidio proprio nessuno. L'anarchia è l'unica via percorribile per un artista, non ci sono eccezioni. 

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Bentrovato, caro. Mancano solo nove giorni al concerto e come sempre mi sembra di essere indietro, rispetto a tutto quello che mi ero prefissato di fare. In realtà non so perché non riesco semplicemente ad andare lì, suonare, e bòna. Voglio sempre stupire me stesso, mettermi alla prova, realizzare ogni aspetto, trovare una trovata. Non sono un musicista con la chitarra in mano. Non suono sempre. Eppure la amo. Ma il nostro amore è di quelli da musica leggera, fatto di lunghi distacchi e ritorni di fiamma ardenti e pieni di pathos, stile "spero che un giorno ti ricorderai di me". Con la voce è diverso: non posso scollarmela di dosso. Devo per forza farci i conti. Ma la chitarra, ancora oggi dopo vent'anni, per me è come una donna: un mistero che non può essere svelato fino in fondo. Eppure è solo una scatola con delle determinate proporzioni e funzioni fisiche. Forse dovrei solo fare un corso e farla finita con queste cazzate. Comunque questo è un momento buono nella nostra relazione, quindi non sono troppo preoccupato per il concerto del 31. L'unico problema, è che da mesi ascolto le basi del disco, con batteria, basso, e arrangiamenti completamente diversi. Quindi, proprio i pezzi “Clou”, quelli che dovrebbero essere la presentazione del disco, suonano di merda. Vedremo. Comunque ho ancora diversi giorni per lavorarci, ed arriverò preparato. Ho editato il file A5 per la stampa in bianco e nero, e domani farò un po di volantini da distribuire nel quartiere, anche per vedere le facce incuriosite (o basite) nel vedere un quasi quarantenne barbuto, vestito da giovane, che invita la gente ad un live folk rock con un volantino che parla di morte!! Sicuro mi prenderanno per un testimone di Geova, ma in effetti io sono come loro, anche se la mia religione è nata negli anni '50. Sono un testimone di Chuck.

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Canzoni contro la morte - Rezzo '15
Canzoni contro la morte - Rezzo '15

Caro diario, in questi giorni sono stato impegnatissimo e non ho trovato il tempo di scriverti, ma in compenso sono stato produttivo. Ho fatto un'altra sessione di arrangiamenti dei cinque pezzi acustici, e sono davvero soddisfatto. Abbiamo cercato a lungo un suono originale per armonizzare la chitarra acustica, perché non volevo che suonassero troppo "De Andrè". Non che abbia nulla con il grandissimo, ma non mi ci sono mai riconosciuto ne musicalmente, ne come indole: io sono più un Guccio dei poveri, anche se i miei testi non raccontano quasi mai nulla in particolare. Non ho mai avuto l'intenzione di scrivere delle storie, anche perché le storie hanno sempre un'inizio ed una fine, nonché una morale da trarre. Non voglio nemmeno raccontare la storia della mia vita, che non trovo così interessante, ne spiattellare tutti i dettagli amorosi con la mia piccola. Io nei testi scrivo dell'essenziale, mi interessa solo l'idea delle cose, ciò che rappresentano, in assoluto per la filosofia dell'Uomo. E non di un uomo in particolare. Non solo di me stesso. Questo mi ha sempre creato difficoltà di comunicazione, perché quando vuoi penetrare delle verità universali, sembri sempre un presuntuoso. E magari lo sono, non mi sento di escluderlo. Ma con te posso aprirmi, e sinceramente, non voglio insegnare niente a nessuno. Solo che ho un'esigenza forte di esprimermi, di dire agli altri, tutto quello che non riesco, quando sono nei panni di lavoratore, cittadino, marito e padre. Ho una vita fantastica, ma adesso ho bisogno di fare un passo avanti come artista. Questo disco mi ha aperto un mondo, aiutandomi ad abbandonare gli strascichi di quell'ingenuità da fanciullino pascoliano, che mi porto dietro da un pezzo. So che darò il massimo nel disco, quanto più riuscirò a "dire" precisamente chi sono agli altri. Ti faccio un esempio: per il concerto di Halloween ho creato l'immagine dello scheletro e questo sembrerebbe finalizzato solo al contesto "festa dei morti". In realtà, è stato un pretesto cascato a fagiolo, per rappresentare la mia cronica paura della morte. Tra l'altro come ben sai, la musica serve a consolarsi dall'idea della morte. Crea l'illusione di poter regolare il tempo a piacimento, creando un buco spazio-temporale nella breve linea delle nostre vite. Cazzo, lo dice anche Bocelli! Steve Jobbs invece,  diceva che questa paura è la più grande invenzione dell'uomo, in quanto ci spinge a fare il massimo. Il tempo stringe, mio caro, anche per te. Come sai non appena pubblicherò il disco, tu in quanto diario, morirai. Molto triste, amico mio. Ma niente lacrime o canzoni gospel, ne tanto meno veglioni funebri. Dopo tre giorni, resusciterai, diverrai un e-book e verrai dato in pasto a fan occasionali e distratti, gettato nei cestini, dimenticato negli hard disks.  E visto che quello sarà il ricordo (o il ricordo mancato) che lascerai al mondo, dovrò trasformarti un po con la fantasia, aggiungere fatti mai accaduti, personaggi sotto copertura, tagliare dettagli superflui, modellarti. Il tuo ultimo viaggio sarà memorabile. Quasi come quello del faraone verso Osiride. Minchia, come sempre ho divagato.. notte caro.

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Canzoni contro la morte - Rezzo '15
Canzoni contro la morte - Rezzo '15

Eccomi di nuovo, amico mio. In questi giorni sono stato impegnato a creare la locandina per il concerto di Halloween, visto che suonerò il 31. Il posto è molto carino, intimo, e situato in Cirenaica, che è una delle zone tranquille di Bologna; mi piace. Gianluca, il gestore, mi è sembrato molto disponibile e dopo aver fissato la data, abbiamo parlato di eventuali altri eventi che si potrebbero organizzare in futuro. Ho ancora parecchio tempo per promuovere l'evento, ma come tutti gli artisti sconosciuti, fatico a portare gente nuova, a parte i soliti amici-fans che ogni tanto mi seguono. Mi ha spiegato anche la sua difficoltà a riempire il locale per i concerti, dato lo scarso appeal degli emergenti sulle masse. Nel frattempo continuo a cantare sulle nuove basi dell'album, e sono sempre più convinto di me stesso. Si, sto diventando fan di me stesso finalmente, e non ho più la paura di non cantare abbastanza bene. Ora il contenuto sta venendo fuori, e la forma si fa plasmare come un pezzo di pongo. Si tratterà solo di fare 3000 take e scegliere la migliore. Inoltre sto aspettando la scheda audio che ho ordinato online, e non sto nella pelle. Voglio cominciare a lavorare nel dettaglio, e non potevo certo farlo con quella onboard del mio pc. Anche a Lorenzo piace molto l'album, e questo mi da sicurezza. Si, perché al di là della falsa modestia da cantautore (della serie: lo faccio per me stesso..), in realtà vivo per piacere agli sconosciuti. Sembra idiota, ma sogno di parlare segretamente a migliaia di persone che non conosco, e voglio che vedano la bellezza che ho negli occhi. Voglio condividere le conquiste che ho fatto come persona, poeta e artigiano. E pensare che anni fa, all'inizio del mio viaggio nell'arte, non riuscivo nemmeno a parlare con chi non conoscevo e pensavo che non sarei mai stato in grado di farmi valere, di emergere dalla mia timidezza. E invece quasi quarantenne, mi ritrovo ad entusiasmarmi per un nuovo gruppo, per un accordo insolito, per la saggia leggerezza del Rock'n Roll, e sto incidendo un disco. Non ho nemmeno cominciato a muovermi davvero: il viaggio è stato più quello del Ulisse di Joyce, un percorso della mente, che non quello classico. Sono sicuro che tutto questo sia reale, solo nel momento in cui salgo sul palco, e mi accorgo che le persone sono come me, insicure, piene di paure e bisogno di attenzione. Però, porca puttana, come fai a chiederla? Come fai a darla? Se sei troppo esplicito le persone scappano: “-Scusa, posso parlarti dei miei momenti di dubbio esistenziale, nonché della fragilità insita nella natura umana?” Se chiedo: -”Cosa ti rende veramente felice?” oppure “Ma tu, la ami la tua ragazza?”, la risposta è sempre quella: - fatti i cazzi tuoi, (anche se in modo educato) e lo capisco. E del resto non posso essere sempre e solo le mogli, i fidanzati, i figli o i cani a ciucciarsi tutto il nostro desiderio inappagato, non credi dy? Io sinceramente non ho trovato di meglio che l'opera d'arte: è discreta, fa finta di essere una cosa figa, intellettualmente mirabile; in fondo è l'amore mancato degli artisti da bambini che diventa un simbolo, una fonte di saggezza, un beat. Andare verso quello che ancora c'è da scoprire. Adesso partirò davvero. Forse domani.

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Diario di un Autoprodotto


Elettronica - Rezzo '15
Elettronica - Rezzo '15

Figo, 29 settembre, come la canzone di Battisti! Non ho mai capito perché si intitola così. La sto ascoltando, e non ci sono riferimenti nel testo. Non capisco, ma non mi piace scavare nella storia delle canzoni, e scoprire sul web i veri motivi di ogni singola scelta artistica. Meglio fare ipotesi: E' il giorno del compleanno di una delle due tizie della canzone? E' il giorno in cui succede l'azione?(quando d'improvviso sorrise e si ritrovano stretti?) Non lo saprò mai, ma a proposito di canzoni, oggi mentre guidavo, mi sono ascoltato bene le nuove basi dei pezzi che mi ha inviato Lorenzo. Yeah! Sono gasatissimo, suonano proprio bene, anche se hanno ancora bisogno di qualche accorgimento qua e là per sottolineare certi cambi di atmosfera. Ma aldilà delle piccolezze, il sound è davvero originale, anche se i brani non sono certo ricercati, a livello armonico. Sto cercando di rendere più chiari anche i testi, eliminando le parole non necessarie all'essenza di quello che voglio comunicare. Le ritmiche invece sono particolari, ignoranti, ed hanno fatto sudare anche Andrea, che ne ha viste di tutti i colori, in fatto di schitarrate. Tutto procede e cresce sotto i miei occhi ignari, come l'edera sulle pareti. Sicuramente c'entro qualcosa anch'io, ma non me ne prendo tutta la responsabilità. Non potrei mai dirlo pubblicamente, mio fido compagno, ma in realtà questo disco si sta facendo da solo. Certo, io ci metto il giro di chitarra, i testi, la voce, e tante cosettine sfiziose, ma il risultato finale, l'insieme, non so da dove venga. E tanto meno immagino dove andrà a finire. Ero partito con un'idea diversissima della musica che sarebbe stata. Nel viaggio verso il Grande Disco, ho incontrato l'elettronica per caso (in realtà ci ha presentato Lorenzo), e ci siamo piaciuti subito. Mi ha addomesticato come ha fatto il Piccolo Principe con la volpe (o la volpe con lui, non ricordo), al punto che mi sono installato Fruity Loops e ho pensato di comprarmi una Telecaster, pedalino del delay e loopstation. Staremo a vedere. Con la grafica del cd invece sono in alto mare, per non parlare di booking e promozione, ma intanto voglio pensare a fare un buon lavoro sulle canzoni, poi, un passo dopo l'altro, farò il meglio che posso. Seduto in quel caffè, ancora prima di capire,  tutta la città che ci correva incontro, quasi come se non ci fosse che il mondo, che girava, e lei sorrise, mi trovai stretto, c'era buio, un ristorante, e vaghi ricordi cancellati dal sole, ancora prima di capire, ma non pensavo a te. Ho capito in questo momento che la canzone parla di una confessione di tradimento.. Ma dimmi, diary, chi ha tradito chi? E' Mogol che fa il marpione? Battisti? Un uomo generico che rappresenta un po tutti e nessuno? Cazzo, non lo saprò mai.

 



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Mostro contro il sistema - Rezzo '15
Mostro contro il sistema - Rezzo '15

Ciao bello, in realtà confesso che non nulla di particolare da scrivere. Sono qua un po annoiato, e bloccato dalle troppe cose che vorrei fare. Mi viene in mente il primo verso di Pagina Bianca: “Pagina bianca, attonita e stanca, hai l'anima di carta, ciò che ti manca..” Nella mia mente si accavallano gli obiettivi a breve e lungo termine, rendendomi difficile compiere piccole singole azioni. Quindi mi appello alla tua saggezza passiva, che spesso magicamente, porta consiglio. Date, date, date. Ieri ho mandato qualche mail e già sono più tranquillo. E' incredibile come il senso del dovere entri anche dove non esistono “doveri”. Il nostro cervello è come un processore, ed abbiamo una quantità limitata di Ram, per questo quando avviamo troppi programmi contemporaneamente, l'azione si “impalla” e bisogna riavviare. Ci vorrebbe il tasto Ctrl+Alt+Canc, per arrestare i processi e poi fare un bel ripristino del sistema. Io ogni tanto lo faccio, e poi lancio una scansione completa antivirus, per eliminare i Trojan culturali indotti dal neoliberismo. Neo-liberismo: nuova-libertà di anteporre il profitto delle multinazionali, alla libertà di miliardi di persone. Ma il complemento “neo”, riferito a questa definizione, sembra quasi ironico. Sai che novitànel dire che una piccola elite, per biechiinteressi personali, ammazza, saccheggia, distrugge, inquina! Potrebbe chiamarsi anche “Paleo-liberismo”, in quanto riprende l'antico concetto di controllo assoluto, di totalitarismo culturale. Anche il modo di giustificare tale evidente prepotenza, è sempre quello: appellarsi alla volontà di un Dio. Solo che ultimamente il Dio della religione (il papà di Gesù, per intenderci), che ha dato nei secoli parecchie soddisfazioni a nobili e farisei, oggi ha perso un po di fans, a favore di un altro molto più popolare: il Dio dei Desideri del Cazzo. Questo si basa sull'idolatria del possesso, il culto della propria immagine (vedi selfie) e del guadagnare tempo e poi non saper che farsene. Ricapitolando: nell'antichità faraoni e imperatori, giustificavano la loro distruzione con la diretta volontà degli Dei, oggi i finanzieri giustificano le guerre che creano a tavolino per business, con il nostro “diritto” a comprare tutto quello che vogliamo. Ma la speranza di cambiare, è resistita nei millenni, e forse nemmeno la Monsanto e la Shell, riusciranno a cancellarla. Forse. Come dice il detto popolare, sarà l'ultima a morire sul pianeta, e prima di esalare l'ultimo respiro, sorridendo con benevolenza, dirà: “Ma quanto sono stupidi gli uomini?”. La vita invece è meravigliosa, e vista da uno sguardo soggettivo, magica. Sono un entusiasta, e vedo il potenziale delle persone, per questo mi fa rabbia vedere i cinici manipolare la buona fede delle masse. Quando cerco di condividere queste cose con le persone che incontro, la maggior parte non capendo una fava, si preoccupano di rassicurarmi: dicono che devo essere positivo. Penso positivo bro, d'accordo. Ma cosa vuol dire? Essere positivi:avere davanti alle proprie azioni il segno +. Fare qualcosa in più, aggiungere, dire qualcosa in più, migliorare, vincere, superarsi. E ancora, trovare soluzioni, lottare, proporre, sbattersi. Invece poi sono quelli che non aggiungono mai nulla in nessun contesto. Accettano tutto senza spirito critico enon fanno mai un cazzo per gli altri. Niente proposte, idee, canzoni, iniziative benefiche. Io, che aggiungo al mondo solo le mie canzoni e la mia povera eloquenza, sono di sicuro più positivo di loro. Ma non me la prendo affatto, capisco che chi non è abituato a riflettere, vada in allarme di fronte ad uno sguardo critico delle cose. Per molti approfondire qualsiasi argomento, dal uncinetto alla filosofia, è una cosa pesante e noiosa. Del resto il sistema ci ha programmato così, ed i messaggi umani finiscono spesso nella cartella Spam. Vista la metafora informatica, proporrei di aggiungere altre opzioni al tasto di spegnimento di Windows: - Arresta il sistema – Cambia il sistema – Nega il sistema – Ribellati al sistema – diserta il sistema – diventa il sistema.

 



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Piccolo fattore - Levanto '15
Piccolo fattore - Levanto '15

La piccola parentesi di insicurezza, mi ha distolto dal raccontarti qualcosa della vacanza, quindi rimedio. Ovviamente saltla parte “bello, sole, mare, cinque terre, unesco, tempo da dio, mangiato bene”. L'appartamento era nella parte alta di Levanto, in una proprietà immersa nel verde e negli orti terrazzati, tipicamente liguri. Era fantastico la mattina vedere l'Elia, che appena sveglio, voleva subito andare a dare l'avena alle galline, e la frutta ai conigli. Era talmente ossessionato da questo compito, che si è assegnato da solo, che si sognava di farlo, e si addormentava dicendo “co co”, “gnam gnam!”. E' veramente responsabile, molto più di me, e mi ricorda sempre di togliermi le scarpe in casa, di pulirlo se si sporca, e di andare a lavarci le mani e i denti dopo ogni pasto. Poi prende il suo pannolino sporco e lo butta nella spazzatura. Che grande, quel Gable. Ha superato l'iniziale avversione per la sabbia, ed abbiamo fatto dei castelli. Cioè, io cercavo di farli e lui, li devastava facendo il sonoro: “sbaaamm!” Io e la mia piccola, per tutti quei giorni abbiamo goduto come sempre dei momenti discreti, stando ad osservare, ci siamo immersi nei nostri libri carichi di potenziali ispirazioni, e ci siamo cibati con il nettare degli Dei: la focaccia ligure. Devo dire una cosa sul tempo, per prassi, quindi dico che è passato troppo in fretta e che è fantastico non dover guardare un orologio dieci volte al giorno. La vacanza è come la musica: ti permette di scegliere il tempo che preferisci per lo swing della tua routine. 

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Il senso della musica - Levanto '15
Il senso della musica - Levanto '15

Momenti felici, momenti meno. Felici perché dopo la registrazione sono volato a Levanto, per fare la mia vacanza di mare, ed ho passato dei giorni fantastici con la Devi e Re Meraviglio. Tutto perfetto, amore e serenità allo stato puro, e gratitudine a pacchi. Infatti, per la logica compensatrice dell'universo, l'altra sera io e la Devi abbiamo litigato. Tutto è partito da una sterile discussione sui reality, e poi, come in ogni litigio, ci è finito in mezzo di tutto. Tutti quei piccoli pensieri che si fanno e che non si dicono, e noi crediamo che non ci siano più, ma poi, prendono una scusa qualunque, e decidono di fare “outing” attraverso questa o quella cazzata, il pretesto più stupido, l'esempio meno azzeccato. Niente di drammatico, caro diario, non preoccuparti. Ma in questo momento di insicurezza mi tranquillizza, dialogare con te, neanche fossi un oppiaceo. Tutte quelle cose che “si dicono ma non si pensano”, in realtà si pensano. Ma il problema non sono tanto le verità in sé, che poi non sono mai nulla di così inconfessabile, [questo non vale per: Totò Riina, Hitler, la famiglia RockFeller, Emilio Fede] ma il tacito accordo a fare finta di niente, credendo di farlo per amore della pace. Ed invece è soltanto la cosa più facile da fare. Sono quei comportamenti derivati da qualche bastardo che da piccolo ci ha fatto vergognare di qualcosa che avevamo detto, o di una pisciatina nei pantaloni a sette anni. Spero per lui di non ricordarmi mai il suo nome e la sua faccia, se no lo defenestro dalla torre degli Asinelli. Scherzavo, my dy, io credo molto nel dialogo, e nella possibilità di cambiare idea; non sono affatto spaventato da queste verità. Anzi, esse mi fanno sentire padrone della mia vita, mi danno l'illusione di poter pensare quello che voglio, di poter sbagliare totalmente, e rendermi conto che in fondo non è poi un dramma. Infatti, dopo pochi minuti ci siamo ritrovati, un po più forti e consapevoli. La sua bella faccina era sorridente, ed io non voglio altro. Ho scritto una cosa del genere in “Restare a guardare”, e questo mi conferma che i pezzi mi rappresentano. Sembra strano, ma non ne sono sempre sicuro. Non è per nulla scontato, anzi: la strada verso se stessi è piena di miraggi. A volte, le canzoni, mi sembrano come l'Elia: una cosa meravigliosa e complessa che ho contribuito a fare, ma che sfugge, grazie a Dylan, al mio controllo. Io rimango a guardare: qualcosa succederà.

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Il Grande Disco (seconda parte)


So Indie - Rezzo '15
So Indie - Rezzo '15

Come ti dicevo, durante le pause pranzo (o paglia) si è parlato del Grande Disco. Ma chi può dire qual'è la Grande Musica? E tantopiù il Grande Disco? Probabilmente nessuno. Ovvio è relativo. A me piace questo, a te piace quello. Liberissimo di ascoltare i Bee-Hive o i Backstreet Boys, perchè no? Se ti fa ballare la house, vai pure in discoteca, e salta. Se ami il liscio, evviva la balera e Raoul Casadei. Detto questo, con tutta la buona volontà, non riesco a mettere sullo stesso piano un disco di Albano e Romina Power, con uno di Johnny Cash. La musica di Cristina Aguileira e quella di Joni Mitchell. Mi sembra che facciano lavori diversi, come uno stilista e un benzinaio. Poi massimo rispetto per i benzinai (un po meno per gli stilisti). D'altra parte, capisco di non avere argomenti che oggettivamente sanciscano la maggior importanza di una musica rispetto all'altra. Non ci sono parametri  fissi nell'arte, ma soprattutto spesso l'apprezzamento di questa o quella musica dipende molto dalla finalità della fruizione: se uso la musica per ballare, difficilmente amerò alla follia un Guccini. Se invece la uso per riflettere, scarterò a priori l'elettronica o il rock'n roll anni 50. Tra la pura espressione di un pensiero e l'arte vera e propria, c'è una piccola parola fondamentale di cui tener conto: la poetica. Essa è la visione generale che guida la ricerca estetica della singola opera.  Fatta anche questa premessa, come mai, in ogni genere c'è qualche artista che "salta fuori" dalla maggior parte della produzione musicale? Che cosa ha in più degli altri musicisti raggae, un Bob Marley? E Cobain, è diventato un mito solo perchè si è sparato in faccia, oppure la sua musica è davvero  Grande? Come sempre mi viene in soccorso il grande Kundera, chiarendomi che l'arte si può misurare solo in senso comparativo, cioè tenendo conto della storia dell'arte. Tutto quello che viene scritto di nuovo, ha una radice nella storia, ed ha senso solo se messa in relazione ad essa. Ovvio, ma sempre meglio ripeterselo. Se oggi mi metto a suonare con i denti, non si stupisce nessuno. Se pratico un taglio in una tela bianca, mi chiedono se sono stupido a rovinare una cosa nuova. Ed hanno pienamente ragione. E le composizioni elettroniche di Stockhausen e Cage? Non gli deve qualcosa uno come Skhrillex?. Ma non ho risposto alla domanda: cosa deve avere un Disco per essere Grande? Cazzo non è facile. O forse, invece, è più semplice di quello che si pensa. L'altra volta dicevo che la musica è fatta di persone, quindi ecco la risposta: "Grandi" persone, grande musica. Metto tra virgolette grandi persone, perché è ovvio che non intendo dare un giudizio morale sulle persone. Credo semplicemente che la musica sia verità. Arrivare all'essenza delle cose, siano descrizioni di una situazione, di sentimenti, satire politiche o semplici confessioni intimiste. La Grande Musica dice la verità. Ovviamente non in senso assoluto, ma ne ha l'intenzione, per quanto questo sia utopico e megalomane. Si, certo, la megalomania è una componente essenziale per cercare in profondità certe risposte. Senza di essa, non esisterebbero Picasso o Klimt, ci scorderemmo i Doors e Jimi Hendrix, e si potrebbe cantare "by by, love" a Ray Charles o Jerry Lee Lewis. Sento troppe persone dire che la vera musica non c'è più, ma in realtà sono loro che non ci sono più. Hanno rinunciato agli ideali, accettando acriticamente la logica del mercato. Sono troppo presi a collezionare tutta la musica del mondo per ascoltarla veramente. Tutti gli artisti hanno un gran coraggio, perché la società è spietata con loro, e c'è un motivo. Come ricorda Kundera, mentre un idraulico mediocre, può essere utile comunque agli altri, un poeta mediocre è solo patetico. Non c'è nulla di male ad esserlo, ma è così. Per questo ho sempre ammesso la mia megalomania, il mio desiderio di scoprire un piccolo pezzo di verità da condividere con il Mondo, o meglio; l'ambizione insensata di fare qualcosa di Grande, che sia una canzone, un libro, oppure il giro del mondo in snowboard (quand'è la prossima glaciazione?). Hanno però ragione Lorenzo e Andrea, quando dicono che oggi è diverso. Il mondo è cambiato e le considerazioni estetiche forse non servono ad una mazza. Anzi, sicuramente, diciamolo pure. Ognuno fa che cazzo vuole, ed è meglio così. Ma se non fosse vero? Forse è solo  che ci fa comodo pensarla così. Siamo una generazione cresciuta in televisione, e ci hanno lobotomizzato a forza di merendine del Mulino Bianco. E deve essere davvero così,  perché ci sono gruppi come "Lo stato sociale" o i "Mumford and sons", e quel baffone di Damien Rice, che dal vivo spacca, come ai tempi di Woodstock. Forse siamo solo rincogliniti a forza di selfie. Di certo è più difficile distinguere la Grande Musica, nel mare di cloni in cui naviga. Chiedo alle persone quali sono i loro miti e nessuno mi da una risposta. "Ascolto un po di tutto", da veri buongustai, o peggio "dipende dal momento!". Come cazzo, se ritieni grande la musica di Tom Waits, non è che cambi idea perchè sei spensierato oppure triste! Molti sono pronti a fare i critici con Jovanotti, ma nessuno che risponda a questa semplice domanda: chi sono i tuoi maestri?  Io ne ho molti, oltre a quelli citati, ed hanno dimostrato che il Grande Disco esiste. Non so se io riuscirò mai ad incederne uno, ma saprò sempre che è il risultato di una grande ricerca estetica ed interiore. Il resto sono solo piacevoli trastulli strumentali. E sesso e droga, ovviamente.

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Il Grande Disco (prima parte) 


Emergente - Rezzo '15
Emergente - Rezzo '15

Sono da poco rientrato a Bologna e finalmente mi rilasso. E' stato bellissimo in questi giorni lavorare con i miei illustri complici nella realizzazione del disco. Riflettevo sul fatto che la musica è fatta di persone. E non fare lo spiritoso, lo so che sembra una cosa ovvia. Sembra. Invece a me, sembra sempre che quando si parla di musica il soggetto sia una cosa: il genere, il suono, il testo, la performance, i peli del culo del cantante. Invece la musica racconta sempre delle storie, anche quando fa finta di niente. E' casuale incontrare le persone? Cosa spinge tre persone con delle professioni diverse, a passare 4 giorni chiusi in uno studio, dieci ore al giorno, nell'assolata campagna riminese? Formalmente è fin troppo banale: io voglio fare uscire il mio disco, Lorenzo lo produce, Andrea suona le chitarre. Ma questa è la visione "micro" della cosa, è la contingenza, il piccolo contesto. Io che trascuro la contingenza per la visione di insieme, vedo solo delle persone che hanno bisogno di raccontare la loro storia. E in una milionesima parte, quelle storie saranno presenti nelle tracce che abbiamo suonato. Cazzo Dy, grande livello. Le batterie di Alex Revees sono davvero fantastiche: mi sono stupito di nuovo, dopo averle sentite con il basso, per il suono potente ma misurato ed alcune ritmiche, che solo un inglese poteva fare. Il basso, che avevamo pre-prodotto assieme, l'ha registrato Lorenzo con un suo amico bassista, ma anche se non l'ho ancora conosciuto personalmente, un pezzettino della sua storia è già finita nel mio album.  Andrea ha portato dalla sua storia delle schitarrate che io non avrei neanche concepito. Ha una grande capacità nel capire ed imparare pezzi mai visti prima, ed ha trovato dei suoni e delle idee musicali azzeccatissime. Grazie a queste persone, alle loro storie, quelli che erano i pensieri di un poeta di provincia,  stanno diventando qualcosa di potente. Certo mi chiedo quale sia la mia storia, ma trovo un po difficile rispondere a questa domanda. Insomma indie, rock, new waves, hit parades: boom! Lo so, questo non ha senso, ma quando comincio ad entrare nello specifico, parlando del disco, mi rompo i coglioni da solo. A chi cazzo può interessare di leggere di effetti sonori, stacchi di batteria, stili musicali, o chitarre? A me non fa impazzire, quindi te lo risparmierò. No, la cosa che mi ha interessato di più è il discorso che abbiamo fatto sul Grande Disco...

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