Il rock e il cibo

immagine da: meravigliosaumbria.com
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Poche cose come il cibo, in Italia, minano la già improbabile sopravvivenza del rock. Ormai si suona sempre più nei ristoranti e nei posti dove si mangia. Tanti quando finisci di suonare hanno in bocca un dedalo di tagliatelle al sugo, ed altri, aspettano nervosi il porceddu che tarda. Se sei un jazzista, la cosa ci sta, perché uno può ruminare con un sottofondo piacevole, ma la cosa non vale per il cantautore e per il rock. Ruminare is not rock. Per l'amor di dio, viva la buona tavola, ma non è accostabile ad uno spettacolo che presuppone attenzione al significato delle parole. Sembra che in Italia, il concerto in se, non sia mai abbastanza. Se non ci metti le bruschette, le puntine, le tagliatelle e i borlenghi, la gente si annoia a seguire uno spettacolo. Del resto per fortuna che ci sono loro a far incassare un po i musicisti, perché se fosse per i locali del centro, uno fa meglio a fare il busker. Questa è una via praticabile. E' sociale, ti fa affrontare l'indifferenza e l'attenzione delle poche persone, e non ha mai grosse aspettative. Personalmente sono contento di suonare in qualsiasi situazione. Mi diverto sempre. Però vorrei crescere e mettermi alla prova con un pubblico un po più vasto. Fare un concerto davanti alle persone, non alle loro bistecche. Mi è venuta fame, vado a cena.


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