I dubbi sulla Rivoluzione

Quando ero uno studente alle superiori, pensavo che le materie scolastiche fossero totalmente slegate dalla realtà. L'economia, la geografia e la letteratura sembravano cose che servivano in se e per se, per far lavorare i professori. Anche quando scoprii la poesia e la musica, mi rimase quell'idea, in questo caso attraente, che il "bello" vivesse nell'assurdo, nel surreale, sopra un palcoscenico. Ora invece, capisco che tutte le conoscenze sono strumenti, e funzionali a qualcosa di banalmente sociale. L'eremita non ha bisogno di cultura e nemmeno di saggezza (anche se di solito ne ha da vendere). Viceversa, ogni opera di "civiltà", deve per forza mettersi in relazione alla società da cui trae spunto. Che senso avrebbe la poesia di Baudelaire o la pittura di Picasso, se non ci fossero stati schemi sociali da sovvertire? Le conoscenze sono solo strumenti. E quali sono gli schemi che deve sovvertire la mia solo pensata rivoluzione di parole?

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