Io, il Liga e Gesù

La serata alla festa della parrocchia di Medicina, è stata sorprendentemente piacevole. E mi sorprendo perché la mia avversione storica per tutto ciò che è in qualche modo ecclesiastico, mi porta ad avere dei pregiudizi. Appena arrivato, ho visto un gruppo di suore ed il crocifisso, e mi sono sentito a disagio. Non mi hanno fatto niente, per carità, ma tutto quel pentimento per avere i genitali, non lo capisco. Tutto quel parlare di gloria divina, grazia divina, parola divina e volontà divina, mi fa venire voglia di bestemmiare, ma questa è una mia particolare forma di anarchia istintiva, e non fa testo. Non appena hanno rimosso le suore ed il crocifisso e siamo saliti sul palco per il soundcheck, invece, mi sono dimenticato del contesto ed ho cominciato ad osservare le persone. C'erano tanti bambini di tutte le età e questo mi fa sempre sentire bene. I ragazzini più grandi aiutavano a preparare i tavoli e cucinare, e si sentivano importanti in quel ruolo, una specie di debutto in società. Era bello. Era la rappresentazione della realtà provinciale, sempre uguale in tutte le provincie. Abbiamo tutti bisogno di una guida, un simbolo in cui riconoscerci, una religione alla quale tornare quando la banalità della vita ci opprime. Ricordo che quando si andava all'oratorio, in fondo mi divertivo. Era una scusa per uscire in paese da soli da dodicenni e si giocava a biliardino gratis. Le catechiste, viste come mamme aggiunte, ci facevano i panini con la marmellata, ma erano più tolleranti in quanto non realmente imparentate. Poi si prendeva per il culo il Don e la sua predica fatta con la bocca "a culo di gallina" e la cosa lo faceva incazzare non poco, povero Don. Mi infastidiva quel ingiustificato paternalismo da uno che non era padre di nessuno. Jesus invece, l'ho sempre visto come un grandissimo, il rivoluzionario di parole per eccellenza. Stando al mito, sembra che sia stato un grande personaggio, uno umile e saggissimo, pacifista e che piaceva ai giovani più di John Lennon.  Stessa fama, stessa fine. I soliti ultra-capitalisti, quando hanno visto che poteva produrre pani e pesci per tutti a costo zero, l'hanno tolto di mezzo. Quindi mi chiedo il motivo del mio odio nei confronti della chiesa e dell'amore dei fedeli per la stessa. Non credo che la gente creda nel vaticano, nel papa e nei babbioni che lo circondano, ma forse mi sbaglio. Non credo che i fedeli abbiano fede nel dio descritto dai vangeli. Però è un fatto il fatto che credono di crederci e questo gli basta. Insomma, guardavo le persone e non vedevo niente di divino e niente di perfetto in loro, proprio come quando mi guardo allo specchio, ed ho pensato che forse è questo che ci rende così sentimentali: la sensazione di vivere in una "cosa" troppo più grande di noi, e di non poter fare un cazzo nella brevità della nostra vita. Quindi torniamo sulla terra e "ci attacchiamo alla vita che abbiamo", per parafrasare il Liga. Che adesso che mi viene in mente che alcuni mi dicono che assomiglio al Liga e che in effetti in passato cantavo molti dei suoi pezzi. Comunque questa volta non so se il pubblico abbia gradito il mio repertorio, ma coglievo sguardi curiosi o sospettosi, e questo mi dava il brivido fittizio una mini-rivoluzione. Ho scazzato un paio di canzoni, anche perché non sentivo quasi per niente la mia chitarra. Ciò nonostante ero fiero di essere li a dire tutto quello che andava detto. E l'ho detto a gran voce.