La conquista di essere e basta

Siamo a Firenze, e questa mattina mi sono svegliato presto. Il silenzio della campagna è piacevolmente surreale per uno abituato al traffico di Via Matteotti. Si sentivano gli uccellini, che qui sembrano essere padroni incontrastati. Nella natura perdo il desiderio di essere così importante, e la mia identità sociale appare nella sua totale inconsistenza. Quando guardo gli alberi secolari, il profilo dei colli, e perfino i vecchi casolari semi-abbandonati, penso a quanto sia faticoso inseguire un'etica, un ruolo sociale, nella continua lotta per il denaro e la sicurezza. E' difficile accettare che non esiste nessuna sicurezza nell'universo, se non quella che prima o dopo dovremo morire. In questa prospettiva, tutti le paranoie che mi faccio sulla musica, sui miei sogni di rock'n roll, sui desiderati viaggi avventurosi in giro per il mondo, mi sembrano solo buffi. Questo continuo dover dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore, esibire capacità e titoli per rendersi visibili agli occhi degli altri, è patetico, anche se necessario. Mentre faccio questi pensieri il piccolo Elia si sveglia e chiama la sua mamma. Io accorro, lo prendo in braccio e lo porto a fare pipì, mentre lui continua a ripetere "voglio la mamma", con un faccino imbronciato che mi fa sciogliere. Capisco il senso della mia vita, e lo porto in collo a fare colazione. L'uscita del disco, che nelle mie proiezioni doveva essere un momento eccitante, in realtà non mi eccita per niente. Non c'è niente di sensazionale nella musica, se non per chi ne fruisce. Per me invece, quelle canzoni, sono solo una delle possibili versioni di quelle canzoni, una semplice polaroid dei giorni in cui ci siamo chiusi in studio a registrare. Le canzoni hanno una vita loro, ed io una volta buttate nel mondo, non mi sento di esserne proprietario. Ho sempre creduto che la molla che mi ha sempre spinto a scrivere fosse farmi capire dagli altri, ma mi accorgo che al contrario, serve a me, per capire loro. Un problema che ho sempre avuto è quello di non riuscire a valorizzare le mie opere: ci metto l'anima, e poi quando diventano "altro da me", le lascio lì e le dimentico in un cassetto (oggi il cassetto si chiama Youtube). Cosa mi aspetto dalla musica? Dopo diversi anni non ho fan, non ho guadagnato una lira, e non ho mai vinto nessun premio. I miei amici e conoscenti non condividono mai la mia musica, e nemmeno mi danno feedback, quindi comincio ad avere dubbi sulla bontà delle mie creazioni. Poi mi ricordo una lettera di Vincent a Theo, in cui esprimeva lo stesso dubbio e mi consolo, tanto più che io sono felice ed ho ancora tutte e due le mie amate orecchie. Ci vuole coraggio per provare ad essere grandi, quando ancora (e forse per sempre) sei invisibile. Qui, però, come dicevo, l'invisibilità non è un problema, e l'ego si prende una pausa dalle questioni del mondo. Il fiume continua a scorrere verso valle, e il ciclo delle stagioni fa come sempre il suo corso, nonostante tutto e tutti. La libertà di essere e basta, per l'uomo, va conquistata. 

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