La sfida di un'epoca: dal produttore al consumatore.

Diario di un auto-promosso

Caro diario, l'altra sera ho fatto prove con i ragazzi e sono galvanizzato. Sentire il groove di basso e batteria, da tutta un'altra sensazione. Per adesso stiamo lavorando su cinque pezzi, ma abbiamo un buon ritmo. Mi sto riabituando a cantare sopra tutto il volume che una rock band genera, e non è affatto facile. Ovvierò al problema con un monitor in-ear stile fighetti di Maria. In questo periodo sono più sereno rispetto al mio progetto. E' come se avessi abbandonato l'ansia da prestazione in favore di una visione più lucida e disincantata. Mi rendo conto che suonare bene la chitarra e contemporaneamente cantare in modo espressivo, richiede una grande concentrazione. Io invece spesso esagero nell'intenzione, ed esco dal "flusso". Sento però che queste piccole difficoltà tecniche sono ormai alla mia portata, e sono sicuro che troverò la soluzione ottimale per rendere i pezzi dal vivo. Devo dire che suonare con la band ti da molti stimoli: quando vedi gli altri sbattersi per le tue canzoni, ti viene voglia di sbatterti il doppio, e tutto comincia ad essere più concreto. Ora sorrido pensando alle pippe mentali che mi facevo sull'estetica musicale quando frequentavo il D.a.m.s. Non avevo capito che quella roba lì, era già lettera morta da un pezzo, come la sinistra italiana. La musica non segue più l'accademia e la storia dell'arte, e finalmente l'originalità deve trovare nuove vie. Nella difficoltà di fare la differenza tra le migliaia di proposte, sta la sfida del nostro tempo musicale. Riuscire a saltare gli intermediari: dal produttore al consumatore, come si diceva in qualche spot di anni fa. Ho capito che non serve alzare la voce. Serve lavorare in silenzio per diventare persone ed artisti migliori: coltivare l'orto della virtù.



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