Il rito del caffè nella vasca

Diario di un autoprodotto

Molto di frequente, soprattutto d'inverno, mi sveglio presto per fare il bagno. Faccio scorrere l'acqua, preparo il caffè in una condizione di semi coscienza, e non appena esce, lo butto in una tazza preventivamente zuccherata e mi immergo. E' bello provare queste sensazioni primordiali (il freddo e il caldo) nei primi minuti della giornata. Tra le prime cose ringrazio l'universo per le cose fantastiche che ho. Penso alla Devi che dorme abbracciata al mio piccolino e sorrido di gratitudine. Poi mi chiedo cosa voglio dalla vita. Che "altro" significato abbia, ammesso che ce ne sia uno, ovviamente. Altrettanto ovviamente, la risposta, non ho fretta di darmela e intanto penso alla musica, e come fare per uscire dal mio guscio troppo indie e fare sul serio. A proposito, la band sta andando avanti. Si è aggiunto F. che suona il basso ed il groove sembra promettente. E' stato bellissimo l'altra sera a prove, sentire le versioni rock di molti pezzi che ho sempre fatto acustici per contingenza. Ho suonato la strato e mi sono innamorato. La voglio. Insomma, non mi lamento. Sembra che T. abbia trovato una data interessante per questa primavera. Nice. Ora aspetto di avere una risposta da quell'etichetta di cui ti parlavo qualche settimana fa. A febbraio, se la risposta sarà negativa, finalmente annuncerò l'uscita di questo album, che sta fermo li da un po. Del resto questo tempo mi è servito per fare esperienza con questo nuovo modo di fare musica, anche se son ben lontano dall'aver capito come funziona. Spero di darti presto buone notizie, ma in fondo la notizia, caro diario,  è sempre quella: non si vive senza musica.

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