Ricordi Swag: "Non sarai certo tu, a sverginarmi!"

Sera, caro. Qualche giorno fa ho scritto un articolo su Bello Figo e la polemica razzista dei leghisti. Molti si chiedono come mai un cantautore rock vecchio stile come me, sia così interessato dal fenomeno dello SWAG. Se non sei al passo, con la terminologia dei giovani, caro diario ti aggiorno io. Questa parola, letteralmente "bottino", indica uno stile di vita senza schemi e senza stili codificati. E' una specie di consacrazione del più tamarro, l'incoronazione del reietto che inspiegabilmente si sente il Nr.1. Quindi io che c'entro in tutto questo? Beh, non ci crederai ma più di vent'anni fa, inconsapevolmente ho provato il potere dello swag. Ero proprio nel passaggio tra le medie, che per me sono state un vero incubo, e l'UPT (Università popolare trentina), scuola professionale per segretari. Ricordo che nella notte prima di quel nuovo inizio, giurai a me stesso che non sarei più passato per il "tonto", l'"imbambolato" o l'ultimo della classe. Dovevo far credere a quella nuova "società", che io ero un figo. Recitavo la parte del metallaro anarchico e, quando non sapevo cosa dire, non rispondevo affatto. Cominciai a trattare male le ragazze, facendo battute sessuali esplicite e toccando culi qua e la. Ricordo che il giorno seguente, mi girai verso due ragazze che stavano dietro al mio banco e chiesi a bruciapelo: "Scusate, ma voi siete vergini?". Una delle due, quella carina, si mise a ridere senza saper cosa dire, mentre l'altra senza indugi rispose:"Non sarai certo tu a sverginarmi!". Nacque da subito una grande amicizia con entrambe. A ripensarci adesso, non so dove trovai il coraggio di fare questa parte. I bulletti della scuola, i veri maschi alfa, che normalmente mi avrebbero picchiato, stranamente cercavano la mia approvazione, perché avevo un surplus di cultura letteraria che rendeva il mio bluff credibile anche ai loro occhi. Citavo a caso Baudelaire, che leggevo veramente ma senza comprenderlo a fondo, e mi facevo chiamare Rex il figo di Tione. C'ero talmente dentro nella parte, che mi firmavo così anche nei compiti in classe. Dicevo di essere il più figo di tutti, e tutti in fondo si divertivano a crederci. Ero veramente Swag. Mixavo uno stile metal (chiodo, orecchini con teschi, braccialetti borchiati) allo stile disco anni '90 alla "What is Love, Baby don't hurt me". Ero bruttissimo ma veramente figo, semplicemente perché ormai mi ero auto-convinto di esserlo. Morale: senza questa posa swag ante literam, non avrei mai avuto il coraggio di salire su un palco e cantare. Basta far finta di essere quello che si vuole, per riuscirci veramente. Tienilo a mente, dy.

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