I film di un autoprodotto

Diario di un Autopromosso

Caro diario, qualche giorno fa ti parlavo della mia ricerca di musicisti, ricordi? Ho fatto un paio di prove con un chitarrista, di cui ancora non ti faccio il nome, ed abbiamo subito cominciato a definire una prima scaletta di partenza. Stasera, sono andato a conoscere un'altro ragazzo che suona le percussioni, ed anche lui mi è sembrato apprezzare il mio lavoro. Si è detto disponibile a provare. Nice. Ci sta un po di socializzazione e confronto, dopo mesi passati nel mio "studiolo" in compagnia solo dei miei fuorvianti pensieri estetici e politici. Mentre camminavo sotto i portici, ho provato per un momento una sensazione familiare: mi sono venuti in mente i primi anni a Bologna, le mie camminate senza meta sotto i portici del centro, e quell'ineffabile senso di solitudine e ignoranza del futuro che inebria. Mi sedevo sul muretto in Via Petroni e guardavo passare le persone. Volevo leggere, ma in realtà cercavo di entrare in contatto con qualcuno. Mi sembrava strano che tutti avessero un luogo in cui andare, un amico da chiamare o una conversazione frivola da fare davanti allo spritz. A volte mi immagino il personaggio di un film, e mi osservo dall'esterno, visualizzando le infinite possibilità che la trama offre al protagonista. Guardavo i ragazzi universitari e sorridevo, rivedendo quella timidezza camuffata da spavalderia di chi deve ancora trovare un posto nel suo ambiente. Mi chiedo: chi incontrerò domani? E' casuale quello che mi succede? A volte siamo convinti di andare in una direzione, invece stiamo andando dalla parte opposta. E' fantastico cogliere l'apparente casualità dei fatti che invece sono sempre espressione di qualcosa di significativo. Tutto cambia, lo dice anche il disco. Ma cosa può cambiare e cosa invece rimane sempre uguale?


Scrivi commento

Commenti: 0