Il mio maestro di Rock'nRoll

Diario di un Autopromosso

Ieri come ti annunciavo, ho aperto il concerto dei Soraya Santa, nel quartiere romano di S. Lorenzo. La città eterna ha un fascino incredibile, anche se non ho avuto molto tempo per fare il turista. Sono arrivato nel tardo pomeriggio, ed ho raggiunto il mio ostello da 19 euro a notte, costeggiando Via Giolitti e la ferrovia. Dopo una doccia veloce, ho preso la mia chitarra e mi sono incamminato verso la zona del locale, per mangiare qualcosa e perdermi ad osservare. San Lorenzo è la zona universitaria, piena quindi di localini e di ragazzi. Mi piace cercare posti con i tavolini fuori, ordinare una birra trappista, e guardare le persone che passano. Più le osservo più mi rivedo in loro; nel passo veloce a testa bassa, nelle conversazioni di lavoro al cellulare, nell'insofferenza rispetto al traffico. Mi faccio prestare dal barista un foglio ed una penna, e scrivo qualche verso. Le mie canzoni non esprimono i miei sentimenti, o meglio: esprimere i miei sentimenti non è una loro priorità. Semplicemente capita. Se sono preoccupato o innamorato, di solito non ho voglia di scrivere. Penso piuttosto a come risolvere il problema, oppure a godere. L'arte per me, non è solo uno spazio intimo di sofferenza e ricerca, ma un laboratorio artigianale di socialità. Comunque, ho mangiato una pizza al taglio e bevuto una birra non trappista, seduto fuori al freddo in una strada quasi deserta. Il fatto di essere li, fuori da ogni contesto, mi ha fatto sentire libero, malinconico e realizzato nello stesso momento. Con un'ora di anticipo, sono arrivato al locale, sotto le mura di Porta Labicana, che è un posto piccolino ma molto particolare. C'è un bel palco, i libri in sharing ed un biliardino gratuito per i soci. Nella silenziosa attesa del momento, mi sono fatto le due consumazioni gratuite ed ho fatto il check sound. Qui vedo tutto il limite tecnico del mio progetto. L'acustica non è facile da amplificare, non riesco a far suonare gli alti impastati al resto, ed il mio modo punk di suonare, non aiuta in questo senso. La gente ha apprezzato comunque le mie canzoni, ed il piglio affermativo della mia personalità. Almeno così mi è sembrato. Ho conosciuto i componenti del gruppo che mi hanno fatto sentire a mio agio e benaccetto. Poi hanno suonato loro, ed il pubblico era molto partecipe, si sentiva una bella energia. Alle 4.00 sono arrivato in stanza e sono morto. Alle 8.30, resuscitato, ho preso il treno per tornare a casa e festeggiare i 3 anni del mio ometto, con tanto di festa, festoni, e amichetti. Quando suonavo a volte pensavo a lui, a come sarebbe stato orgoglioso di vedermi sul palco. Lui è il mio maestro di rock'n roll.


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