Diario di un autopromosso - 4 novembre

Becchi - Rezzo '16
Becchi - Rezzo '16

Ciao caro, ci sono. Scusa l'assenza in questo periodo, ma ciclicamente alterno periodi più social, dove ho bisogno di comunicare ogni minchiata all'esterno, con altri di completa solitudine. Questo mi crea un bel problema a livello di promozione, perché quest'ultima attività, esige un continuo fluire di contenuti. Bisogna mantenere viva l'attenzione sul proprio progetto, e chiedere aiuto ai fan. Io invece, suono, disegno ed ascolto musica. Oggi per esempio ho ascoltato alla radio, una trasmissione sulla dance anni'90, e mi sono stupito di notare che non mi dispiaceva affatto. Mi ha risvegliato tanti ricordi di ragazzino, quando impacciato e balbuziente cercavo di trovare una ragazza qualsiasi da baciare, in locali fumosi e con luci stroboscopiche. Ore a prepararsi per la serata: braghe a zampa rosse, camicia attillata floreale e chiodo di pelle nera. Avevo i capelli lunghissimi e me li stiravo con la piastra, rendendoli una specie di scoiattolo gigante sulla testa. Per caricarmi mettevo nel walkmen i Guns, oppure gli Alice in Chains, e mi avviavo verso il bar. Spesso, una volta li, il mio entusiasmo da rocker di provincia diventava, a forza di grappe, un'allucinazione etilica. Certo, era consolante e poetica, ma poco produttiva in quanto a sesso. Alla mezzanotte, ormai completamente ubriaco, salivo in macchina di qualcuno più grande, e si volava verso la disco. Uso "volare" perché il guidatore alticcio di turno, si sentiva sempre come Nigel Mansell, e faceva le prove libere del venerdì in compagnia. Ricordo le bottiglie di vodka che passavano, la musica dei Litfiba a 10000 decibel, e "quella voglia la voglia di vivere quella voglia che c'era allora", sapevamo perfettamente dov'era. Poi qualche volta, in stato di grazia, succedeva di infrattarsi con qualche ragazza. Pochissime parole, imbarazzo, e lingue roteanti e impazzite, a cercare chissà quale emozione, nascosta sotto le gengive. In quelle serate però, il momento migliore era il ritorno. Quando potevi raccontare, esagerandole, le tue prodezze da amatore consumato. La maggior parte delle volte invece, il ritorno era triste. La sbornia calante, e la sensazione di essere rimasto a guardare senza dire nulla, e senza avere nulla da dire.  Il mal di macchina al limite dello sbocchino, ed il racconto goliardico di un amico che invece, proprio quella sera, aveva limonato duro con quella figa, e si sentiva giustamente il numero uno. Ricordo che pensavo che la musica mi avrebbe elevato rispetto alle altre persone, ma ho capito che era una cazzata. La musica mi eleva sopra me stesso, strizza fuori la virtù dalla mia banale esistenza. 


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