Lenin non l'ha capito.

foto da www.qualcosadisinistra.it
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Caro diario, nei miei testi e nel parlato uso spesso la parola Rivoluzione. In generale ho sempre avuto il mito della rivoluzione. Quando ero un giovane, questa parola per me era sinonimo di "sovversione", o "ribaltamento". Mi esaltava pensare al sacro furore del popolo che dava alle fiamme i simboli del potere aristocratico, in un vago e dionisiaco pensiero di giustizia sociale. Guardando alla storia, però sappiamo che ogni rivoluzione armata, per quanto legittima, non ha in realtà intaccato la logica del potere. E' dopo poco diventata potere e quindi passata dalla parte di una nuova aristocrazia. Quindi oggi, memore di quelle delusioni storiche, abbiamo smesso di usare questa potente arma culturale. Fino a poco tempo fa, sentendo la parola rivoluzione, pensavo a quella francese e poi a quella russa. Pensavo alle ghigliottine che lavorano senza sosta, con un pubblico in delirio ad assistere, e al "centralismo democratico" leninista. Qualche mese fa, leggevo un libro sul marxismo e sono rimasto folgorato da una definizione di "rivoluzione" di un certo Feuerbach. Questo personaggio dal nome apocalittico ("Fiume di fuoco"), non pensa a questo concetto come ad una sovversione del potere. Non parla di sostituire un modello vecchio con un'altro nuovo. Lui la pensa nell'accezione astronomica: rivoluzione, come "nuovo ciclo", come ripensamento da capo di ogni aspetto della società. Se pensate alla rivoluzione di un pianeta, non vi viene in mente né la distruzione, né l'idea di progresso sociale! Ecco l'ho detto. So che per il 99.9 delle persone questa cosa non sposta nulla. Ma per me è stato fantastico, perché ha dato un senso alla mia ossessione, prima ingiustificata, per questo strano concetto, così lontano dalla mia comoda e borghese quotidianità. Ogni canzone è letteralmente una rivoluzione, perché ingloba le esperienze precedenti e le supera. Non a caso l'album si chiama "Tutto Cambia". Vado a suonare, và. Notte.


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