Diario di un autopromosso - 28 settembre

foto da www.sorrisi.com
foto da www.sorrisi.com

Costruirsi una carriera come cantautore dal niente a 38 anni non è facile. Ma già il fatto che non mi sembri impossibile è significativo. Dopo una vita che vivi nel magico mondo immaginario del rock, non è stato facile risvegliarmi adulto, alle prese con un mercato di giovani bravissimi e che vivono di social. Come se mi fossi accorto di essere stato addormentato in questi anni, perso in un sogno generico e decadente.  Il mio approccio ludico alla musica, si era un po trasformato con gli anni. Si è incrostato come una cozza all'idealizzazione dell'arte. Come se essere un artista, avesse di per sé un valore. A nessuno frega un cazzo se sei un grande artista, ed è giusto così. Ho capito che conta quello che "aggiungi" alle persone. Adesso capisco quel verso di Guccini :"..non dico più d'esser poeta, non ho utopie da realizzare, stare a letto il giorno dopo, forse, è l'unica mia meta". Ma nonostante tutto sono contento di cambiare. Una delle etichette alle quali avevo mandato il disco, mi ha risposto positivamente: l'hanno ascoltato e lo trovano interessante. Non c'è nulla di ufficiale, ma sembra un buon inizio. Ho parlato al telefono un paio di volte con il fondatore di questa etichetta, e mi è sembrata una persona molto intelligente e seria. Ha voluto riascoltare più volte il lavoro prima di darmi una risposta, e non mi ha promesso niente. Soprattutto sono stato chiaro sul fatto che non avrei sostenuto costi per la promozione. Quindi anche se è un grande Forse, è un segno tangibile del valore del mio rock un po retrò. Ora devo trovare dei musicisti con i controcazzi per i live e gli spazi in cui suonare. Hai detto niente.


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