Diario di un autoprodotto


Ho finalmente concluso il mixaggio di "Supermarket di felicità". Detta così sembra una cosa professionale, in realtà si può anche dire "spippolare con volumi, frequenze effetti fino a raggiungere la cremosità sonora".  Insomma un gran bel giochino. Domani l'Elia va all'asilo per la prima volta, e sono emozionato. Vederlo andare nel mondo sempre più indipendente mi stringe il cuore di orgoglio. Altro che album, quadri, romanzi: il vero senso è nella vita, non nel raccontarla. Raccontarla e leggerla però, aiuta a viverla meglio, quindi continuo beatamente il mio soliloquio. In questo anno ho migliorato molti aspetti della musica e di me stesso, soprattutto il canto e la coscienza della sintassi, ma sono ancora lontano dall'essere un artista maturo e sicuro dei miei mezzi. Ho 38 anni e i pronostici non sono dalla mia parte. Il disco che ho registrato mi guarda e mi interroga su chi sono veramente. Perché non ho mai veramente cercato di fare il musicista di professione? Ed anche ora, mi trovo a guardare molti artisti alle prese con i loro debutti, e mi sento un pesce fuor d'acqua. Voglio riuscire a trovare una mia dimensione, un mio spazio, un mio pubblico. A volte mi sento ingabbiato dalla mia libertà: posso produrre quadri, racconti, poesie, sculture e canzoni con estrema facilità. Ma questa visione ampia dell'arte mi penalizza nelle singole forme. Solo i diversi si sforzano così tanto per farsi amare.

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