Diario di un autoprodotto

Buonasera caro. Da un po non mi faccio sentire, ma ultimamente sto suonando parecchio e ti ho trascurato. In ogni caso non ci sono stati avvenimenti particolarmente degni di nota per quanto riguarda il disco. Resto sempre in attesa di risposte, anche se comincio a pensare che non arriveranno. La cosa non mi stupirebbe; capisco che per investire risorse e denaro in un artista, quest'ultimo debba avere una fan base solida. Solo innamorandosi delle canzoni, uno sarebbe così avventato da puntare su un autoprodotto come me. Per questo sto cercando di migliorare tecnicamente e trovare qualche musicista serio e guascone, per dare verve al tutto. Certo ad agosto, in italia tutto si ferma, ed io ne approfitto per leggere, ispirarmi, trovare nuovo materiale per la mia musica. Questo week end ho riletto "Storia della filosofia medievale" di De Crescenzo, e questo mi ha fatto  tornare alla mente il ricordo dei miei studi di storia medievale alla facolta di lettere a Trento. Ho frequentato solo un anno, perché poi, visto lo scarso rendimento e l'elevato costo, ho deciso di abbandonare. Stavo con alcuni amici in Via del Suffragio, in un appartamentino piccolo ma molto confortevole. Avevamo una finestrella bassa che dava sul corso, e la sera, quando c'era il pienone di gente, e noi eravamo alticci, mettevamo un amplificatore sul davanzale e suonavamo pezzi grunge, orrendamente eseguiti, a tutto volume. Alcuni si incazzavano e ci urlavano insulti, e noi, piegati dal ridere, alzavamo ancora il volume. Fu proprio una di quelle sere, che decidemmo di formare una band. Incredibilmente la band spaccava. Eravamo tutti principianti assoluti ed autodidatti, ma le mie poesie, applicate a quei pochi power chords, erano potenti. Il bassista, che chiamavamo "Alibi", aveva comprato un basso per l'occasione, ma suonava di brutto. Era convinto, ci metteva l'anima. Thaisha, con la sua stratocaster faceva ritmica ed effettistica, ed io cantavo sguaiatamente e suonavo i riff. La batteria di Vitozzo era potente, data la sua formazione sul metal hardcore, e dava un tocco incazzato all'insieme . Avevamo la nostra claque e si cominciava a migliorare parecchio. E' qui, proprio sul più bello, che i gruppi si sciolgono. Quando si arriva al momento del salto di qualità, le persone si sentono troppo in gioco, e decidono di mollare. Non l'ho mai capita questa logica, ma spesso e volentieri l'ho applicata anch'io. Cazzo di musicisti. In compenso sto registrando un pezzo che mi sembrava buttato lì, ed ho scoperto che invece è forte. Dice le mie verità scomode, quindi dev'essere buono.

Scrivi commento

Commenti: 0