Diario di un autoprodotto

Caro diario, l'estate avanza. Per ora siamo stati graziati dalla tipica afa bolognese, e non mi lamento. La Devi e l'Elia sono a Firenze dai nonni e mi mancano già. E' incredibile quanto sia silenziosa questa casa quando il mio ometto non c'è. Svegliarmi con lui che mi sgrida perché non scatto giù dal letto, è una delle cose più belle della mia vita. Ma ne approfitto per aggiornarti sulle ultime novità. Come ti dicevo ho mandato il disco ad alcune etichette. Ho cominciato da quelle i cui artisti mi piacciono di più: Garrincha e Tempesta dischi. La prima non mi ha risposto, ma continuo ad attendere. Tempesta invece, mi ha cortesemente risposto che non è interessata. Ho ricevuto invece due proposte da label minori, ma a quanto capisco si tratta sempre di pagare un ufficio stampa, ma al momento non ho un grosso budget. Del resto è vero che essendo il primo disco e non avendo un'attività live, per un'etichetta è un po un salto nel buio investire su di me, anche se la musica piace. Ieri inoltre, sono andato a parlare con il mio amico Frank che ha un'agenzia di booking, e mi ha fatto chiarezza sui passi da muovere per lanciare il disco. Anche lui mi consiglia di aspettare e programmare nel dettaglio l'uscita. Io aspetto. Per la prima volta non ho l'ansia rispetto alle "prestazioni" della mia musica. Mi sento come un piccolo imprenditore del pensiero, un impresario di poesie. Ho capito che alcune strategie di promozione della musica non fanno al caso mio. Sono sempre più convinto che sia la musica che deve farsi strada. Certo bisogna farsi il culo per farla sentire, ma se la musica, di per se, non entra nella vita delle persone, è solo tempo sprecato. Viceversa, se scrivi qualcosa di cui la gente ha bisogno, per esempio "I cani", nulla può impedirle di diffondersi a macchia d'olio. Quindi da una parte, ho paura di fare la cosa sbagliata, di fidarmi della persona sbagliata, e di  perdere treni  che magari non passano più, ma dall'altra sono sereno: sarà la musica a dire l'ultima parola.

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