Diario di un autoprodotto

Caro diario, martedì sono stato al Cavaticcio sentire Calcutta. Le persone che frequento nella vita reale non sanno proprio chi sia, mentre sul web impazza. Il suo video "Cosa mi manchi a fare" ha fatto un milione e mezzo di views, ed è davvero intelligente. L'immagine di un ragazzino di origini forse indiane, sovrappeso, amplifica il senso di malinconia della canzone. Comunque ero curioso e mi sono infiltrato tra i giovani per vedere dal vivo questo "fenomeno" emergente. E' bravo. La sua musica sembra ballabile e scanzonata, ma la voce è sofferente, sempre al limite tra la strafottenza e la timidezza. Il palco era allestito in basso, e da quella posizione si sentiva poco. Ma l'energia che c'era era grande. Il pubblico cantava le canzoni ed era anche intonato. Lui sul palco, vestito come un ragazzino di quartiere, a volte smetteva e lasciava continuare i fans. Ho apprezzato molto. Grande Calcutta. Appena arrivato però, da solo come sempre in queste situazioni, mi sentivo un po un pesce fuor d'acqua. I ragazzi erano molto giovani, e ovviamente in branco: chiacchieravano, ballavano, si lanciavano occhiatine, bevevano birre artigianali e rollavano sigarette profumate. Nonostante avessi la mia felpa da giovane e le snickers, si vedeva che non ero propriamente  un giovane. Quando sei da solo in mezzo a tanta gente che sembra avere molte cose da dire è imbarazzante. Non sai dove quardare, perchè  da una parte mi piace molto osservare le persone, ma poi sembra che le fissi come uno stalker, e guardi altrove. E' strano il fatto che ti senti osservato, anche se il problema è esattamente l'opposto. Ti senti slegato dalla situazione, non parlando con nessuno in mezzo a centinaia di persone. In primo momento ho pensato che fosse per l'età, ma poi ho realizzato che sono sempre stato così. Mi sono rivisto ventenne alle feste, nelle discoteche e nei pub. Mi sono sempre sentito estraneo alle situazioni  globali, ho sempre faticato a partecipare alla vita sociale. Forse è stata l'esperienza di mia madre ad obbligarmi  a vedere le cose diversamente. Ho sempre fatto come quei bambini che non riuscendo ad ottenere quello che vogliono, dicono di non esserne interessati. E allora ho stimato Calcutta che è riuscito ad essere sincero ed  ha creato quella magia delle persone che cantano in coro. Questa è la finalità della musica. Hanno ben da dire i musicisti che si sentono più bravi, se non riescono a far cantare e ballare la gente. Allora ho provato a non sentirmi diverso da nessuno. Ho pensato quella folla come un'unico  organismo che si muoveva. Ho pensato che il mio amato ego è una vera truffa. 

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