L'Orso, Cezanne e la rivoluzione dello "stato"

Ieri sono andato a sentire Mattia Barro (The Bear) all'arteria che metteva su dischi da ballare. Dopo un coca e rum mi sono sciolto e mi sono dato al dance floor, facendo finta di essere giovane e di conoscere quella musica tutta bassi e bum bum. Quando sono arrivato c'era un ragazzo con il basso, la loopstation e una cassa di batteria, che faceva questo spettacolino elettronico, con la proiezione sullo sfondo, di voli di deltaplano. Cantava anche, ma la voce non si sentiva. Io non capivo, ma mi piaceva, non sapevo dare un giudizio, ma ero affascinato dalla combinazione di quelle immagini di volo con la "trance" della musica. Mi guardavo intorno, e all'inizio mi metteva a disagio il fatto che probabilmente ero il più vecchio, li dentro. Mi sono venute in mente delle parole di Cezanne che ho letto ultimamente, ed ho sorriso. Mi sono immaginato il Maestro, Paul Cezanne, il tradizionalista più moderno di tutti, in una situazione del genere. Avrebbe capito? Avrebbe ballato? Lui aveva una visione mistica della pittura, seguiva una sorta di "religione dello sguardo". Era convinto che l'espressione della personalità, dei sentimenti umani, vada cercata nella penetrazione della realtà naturale, non nell'intelletto. Metteva tutti in guardia rispetto al rischio di "intellettualizzare" la pittura, tendenza che all'epoca risultava assolutamente rivoluzionaria. Cezanne è un'innovatore come Beethoven, uno di quelli che costruisce un monumento per le generazioni a venire. Non cercano trovate, l'idea geniale, o la manifestazione del loro talento: lavorano per capire, penetrare la Verità. Dalle lettere personali, emerge una persona molto introversa, un po snob, ma sincera e cordiale con le persone vere. Mi ci rivedo, anche se non oso fare il paragone come artista, quando dice di voler dipingere ripartendo da zero, con solo le sue facoltà soggettive. Era cosciente dell'importanza del "Louvre", che diceva essere un libro da consultare, ed imparava dai classici. E allora mentre ero li, sudato e ipnotizzato dalla ripetitività del beat, pensavo alla mia contemporaneità, all'Orso che ballava e faceva ballare, e ad alcuni ragazzi de "Lo stato sociale" che ho incontrato casualmente. Forse Paul, con un mojito, avrebbe capito e ballato. Era li, anche se nessuno ci pensava, tra le coscienze estetiche di tutti i presenti. Anche di quelli che non sanno manco chi cazzo sia, Paul Cezanne. Come dicevo, ad un certo punto ho incontrato Lodo, de  "Lo Stato Sociale" e da fan infuocato, l'ho salutato con un "Graande" avvicinandomi. Ero così convinto, che lui avrà pensato di avermi già incrociato da qualche parte, e di non ricordarsi minimamente dove e chi fossi. Gli ho detto che sono grandi e che ascolto tutti i giorni le loro canzoni, e dopo avermi ringraziato ha aggiunto: "Eh tutti i giorni, fai un giorno si e uno no". Mi è stato simpatico nel senso etimologico del termine. Non è dovuto alla stima che ho di lui come artista, è una cosa a pelle. Chissà se sarebbe stato simpatico a Cezanne. Poi ancora dance, qualche successo da disco dei miei tempi e l'ultima birretta. In fila per il pisciatoio, ho incontrato anche Bebo, ed anche a lui ho fatto i miei sinceri complimenti per quello che stanno facendo. Stanno facendo la rivoluzione. Certo, la rivoluzione che si può fare con il rock: fanno sperare i ragazzi, li fanno cantare e ballare. La rivoluzione, per il resto, è sangue, lutto, commemorazione del lutto. Mi è sembrato contento della mia dimostrazione di stima, si vede subito che è una persona gentile e umile, ovvero molto intelligente. I miti di oggi sono più alla portata, non c'è dubbio. Nei primi del '900 sarebbe stato un bel viaggio andare ad Aix en Provence!



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