Diario di un autoprodotto

Buon lunedì, mio fido compagno di viaggio. Questo lunedì risulta particolarmente antipatico, vista la delusione di ieri per il referendum. Vedere l'ennesimo presidente del consiglio che butta al cesso la democrazia, il solito fascistello brutto e ignorante, prendersi gioco di tutti, fa rabbia. Cerco di essere zen e di non desiderare dare fuoco a certi miseri figuri. E' difficile però: l'immagine delle fiamme che divorano quegli inutili corpi senza cervello è allettante, non c'è un cazzo da fare. Però so che l'amore vince sempre. Un po come la massoneria. Non serve a nulla incazzarsi, imprecare, odiare. Ti fa diventare arido, svogliato, e nichilista. Ti porta a lamentarti, a trovare giustificazioni alla tua inettitudine. Quindi cambio subito argomento e passo a qualcosa di più produttivo. Ho scoperto che mi piace fare video. Metterci la faccia, comunicare con gli sconosciuti, far vedere quello che sta dietro alle mie canzoni e ridere di me stesso. Mi aiuta a non prendermi troppo sul serio; ho dentro un nodo di cose sublimi ma pesanti, serie ed impegnative. Inoltre voglio provare una forma di comunicazione musicale che non ho mai preso in considerazione prima: suonare per strada. Forse anch'io, senza saperlo, nutro quel pregiudizio radicato nella nostra società di baciapile fascisti di sinistra: suonatore per strada = accattone. Non avevo mai considerato che può essere un'occasione per mettermi alla prova, per vedere le reazioni della gente di passaggio, per sbilanciarmi. Forse la paura delle divise che devono far valere la patacca che si portano sulla camicetta, oppure il mio animo snob e ultra-ambizioso, me l'hanno sempre fatto sembrare l'ultima spiaggia della musica. Invece capisco che è solo paura. Paura di essere ignorato, invisibile, compatito, essere l'oggetto della pietà cristiana. Non finisci mai di stupirmi tu: mi obblighi sempre a dire la verità.



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