Diario di un autoprodotto

Caro diario, oggi è stata dura alzarsi per andare al lavoro. Sarà stata l'emozione del live, il mojito e la grappa al miele, oppure il fatto che le prime due cose, mi abbiano fatto dormire solo un paio d'ore. Cazzo, non sono più un ragazzino. Il rock ad una certa età è impegnativo, ma sempre sublime. Non c'erano molte persone all'inizio, ma l'emozione è sempre forte. Finalmente puoi dire di essere un uomo tra gli uomini, dici la tua creando bellezza, e quando va bene, alcune volte, magia. Il suono nella mia chitarra in spia sembrava quello di un aratro sopra un pavimento di ferro: quasi avevo paura di picchiare sulle corde e questo mi rendeva incerto, ma è servito per mettere alla prova la mia scarsa capacità di concentrazione sull'insieme.

Nel locale si sentiva meglio, e sembra che abbia suonato bene. A me sembra sempre che il concerto duri pochi secondi. Sali, butti fuori tutto, e scendi più leggero. Good. Non è stata una delle mie migliori performance, ma molto positiva in termini di sicurezza. Ho cantato fuori dai denti e ho guardato in faccia ogni singolo spettatore. Finalmente sto riuscendo ad illudermi che quello che dico sia importante. Poi hanno cominciato Maria Devigili e Stefano Orzes, che con il loro sound anglosassone hanno suonato di brutto. Le ritmiche particolari, i molti cambi, e la varietà nella batteria seguivano bene il movimento melodico della voce profonda e brillante di Maria. Mi piacevano gli stacchi strumentali; una musica semplice e complessa allo stesso tempo. Sounds Good. Prima del concerto, siamo andati a fare un aperitivo-cena all'Empire, e parlando con Maria ho scoperto che abbiamo delle cose in comune oltre  alla "Trentinità": l'amore per la filosofia e per la poesia di Baudelaire e Montale, e l'importanza che diamo al "tema" nelle canzoni. E' stato bello anche chiacchierare con Guglielmo, il tecnico del suono, che ci raccontava aneddoti su diverse band, più o meno famose con cui ha lavorato, intervallati a  nozioni squisitamente tecniche su casse, batterie e frequenze, che sinceramente non capivo troppo, ma che mi davano la bella sensazione di essere in un posto sicuro. Lo so dy, sono un vero nabbo. Prima del concerto invece, mi sono goduto i miei amori, e ho giocato tanto con l'Elia: ci siamo seduti su tutti i divanetti, abbiamo corso qua e la, e giocato a nascondino. Great.  Alla fine del concerto, è partito un dj set afro ed io, noncurante della mia veneranda età, ho ballato come Jamiroquai, ma molto più a cazzo di cane. C'erano gli africani che ancheggiavano di brutto ed io cercavo di interpretare una versione indoeuropea dello stile afro-americano, che poi gli africani hanno imparato dall'hip hop americano. Perfortuna nessuno mi ha ripreso. Ho fatto un video un po tremolante del brano "L'istante", e l'audio non è malaccio, quindi l'ho messo sul tubo. Dacci un occhio. 



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