diario di un autoprodotto

Provare, provare, provare. Il tempo scarseggia, perché venerdì comincio l'ultima session di registrazione della voce. Ed anche se è un'anno che sono alle prese con questo primo disco, mi sembra di doverci lavorare ancora. Perfortuna mi conosco e so che è la classica bramosia da artista che si fa sentire, e che una volta fatto, sembrerà una passeggiata, come un'esame al D.a.m.s. Se penso a quei cazzoni del D.a.m.s. e alle loro pugnette sull'etnomusicologia, mi viene voglia di fare trading online. Ma andando oltre, penso che non avrò rimpianti: ho spremuto tutte le mie idee ed energie, per far nascere questa creatura. Non ho ancora certezze su cosa farne dopo, di questo album, a parte inviarlo alle etichette di artisti che amo sperando in bene, e venderne qualche copia nei live. Continuo a sondare i video degli emergenti per capire se posso inserirmi in un qualche filone musicale e culturale,  in qualche nicchia di mercato che ancora non conosco. La mia originalità di approccio all'arte, mi rende un estraneo in qualsiasi ambiente, e mi sento a mio agio solo davanti ad un pubblico pronto ad ascoltare. In questo cazzo di progetto è tutto così assurdamente auto-prodotto che ho perso la lucidità, sono ormai stanco di ogni razionale tentativo di analisi sul risultato. O meglio, non ho dubbi sull'ottimo lavoro di produzione e sull'esecuzione impeccabile, vista la bravura dei musicisti e di Lorenzo, ma paradossalmente ho più dubbi su chi sono e su cosa voglio dire veramente con la musica. Questo lavoro mi ha aperto un mondo, e sono già con la testa al prossimo, alle nuove prospettive che mi ha dato questa fantastica esperienza. Dati i tempi titanici della mia creatività, l'uscita dell'album è ancora lontanuccia, ma fra non molto potrò fissare una data. La data cambierà tutto. Credo.

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