Diario di un Autoprodotto


Vita di Notte - Rezzo '16
Vita di Notte - Rezzo '16

Caro diario, sono un po dispiaciuto perché oggi mi è arrivata la mail dal concorso di “Musicultura”, e diceva che non sono stato selezionato per la fase live. Non che questo scalfisca troppo la mia autostima di artista, ma in fondo ci speravo. E' un po come quando compri un Boero, e sai che ne vincerai solo un'altro, e non tutti i 15 cioccolatini del montepremi assoluto, e ci resti male, anche se poi, in realtà, i Boeri non ti fanno impazzire. Non mi farebbe schifo, ogni tanto, cogliere qualche successo, ma se così non è stato deve esserci un motivo fondato. Dicono che mi arriverà una mail con la spiegazione di tale rifiuto, almeno magari comincio a capire qualcosa dei gusti e della visione degli addetti ai lavori. Non che questo possa cambiare nella sostanza la mia musica: essa riflette tutti i miei limiti e le mie virtù, è una foto, e come tale dice la verità. Ma senz'altro nella mia inesperienza di autoprodotto, ho trascurato qualche dettaglio trascurabile, che evidentemente non lo era. Oppure proprio non comunica abbastanza, non spacca. Questo mi ha fatto riflettere su una frase che mi disse una notte il mio amico e produttore Lorenzo: “i tuoi pezzi sono molto belli, ma non sono forti”. E in effetti non usano quasi mai il sentimento come leva per arrivare al “cuore”. Io non voglio descrivere i miei sentimenti, almeno non in modo esclusivo e sistematico. I sentimenti li provano tutti, si provano, si vivono e basta, e io ne sono anche un po geloso. Io mi ritrovo nella sottile ironia, nella malinconia ad occhi aperti, nell'indagine sulle grandi verità dell'uomo. Questo però mi rende probabilmente estraneo al desiderio di pathos, che solitamente sta alla musica come il cacio ai maccheroni. Cazzo a volte vorrei soffrire come quei cantanti che soffrono e fanno canzoni che spaccano, proprio perché qualche mancanza nell'infanzia, li sta divorando da dentro. Vorrei caricare la mia voce di drammaticità e di rabbia contro il sistema, perché un po di rabbia ce l'ho, ma il dramma manco per il cazzo. Alla fine sono un saggio ingenuo. Cerco l'equilibrio, la bellezza, il gusto ludico della razionalità. Nei testi scrivo di filosofia e vado al concetto evitando la descrizione: non dico il mondo come lo vedo, non solo, ma come vorrei che fosse. Per questo il legame con i grandi poeti rock sociali, i Bob (Dylan e Marley), Johnny Cash, Pearl Jam, Guccini, Joni Mitchell, Violent Femmes, Cake. Loro però hanno una carica della madonna, a Bologna direbbero "una gran molla”, e io non sono sempre sicuro di averla, quella. Il mio ideale di rivoluzione è una biblioteca con una sala concerti, uno chalet in alta quota a Chamonix o tuttalpiù il giro del mondo in skate. Qualcuno lo diceva che non era una cazzata fare il musicista. A proposito, ho fissato per il 22 le registrazioni finali delle voci. Porca troia, questa è l'ultima. Mi farò il culo al massimo per migliorare, limare, cantare alla grande. Di questo sono sicuro.


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