Diario di un Autoprodotto


Caro diario, da qualche ora è Natale, ma mi sembra un giorno come un'altro. Non fosse per le campane che suonano a manetta, alla faccia dei decibel prescritti per legge, potrebbe essere un venerdì come tanti, che so, il 18 febbraio. Ormai mi conosci, Natale o Pasqua, sono sempre a pensare alla mia musica. Ho voglia di cambiare, di emergere dal silenzio assordante in cui è immersa da sempre. Il disco di sicuro mi aiuterà in questo, darà una prima impronta della mia personalità artistica, e per la prima volta nella mia vita sono soddisfatto. Ometterei molto se non dicessi che sono in apprensione. Proprio perché questo lavoro rappresenta il meglio che ho in questo momento, la paura di non avere riscontri significativi aumenta, la posta si è fatta più alta. L'investimento è stato importante per le mie tasche e ad oggi, non ho molte prospettive per portarlo in giro "live". Non ho conoscenze, agganci, piani di marketing. Mi viene sempre in mente la canzone di Bugo "Nel giro giusto" quando dice: "ho bisogno di socializzare, di uscire dal mio guscio", e mi ci riconosco molto. So che la musica vale, ha un peso, un carattere definito, una sua dignità. Fatico però a posizionarmi in un mondo che non conosco affatto. Ho sempre l'impressione di vivere in un mondo parallelo. Leggo e rileggo gli articoli sul web su come promuovere un disco, un concerto, un video, perfino le foto della prima comunione, ma non trovo un canale per capire, quale può essere il mio pubblico. So che c'è, è li da qualche parte, che aspetta il mio disco, anche se non mi conosce ancora. Chi apprezza la mia musica, tende a non darmi feedback direttamente, forse perché sembro un po serio, troppo intransigente o presuntuoso. Uso termini dell'800 credendoli attuali, e non finisco mai i discorsi perché non ne vedo la fine. Devo cambiare la mia immagine forse, il mio approccio ai social, che cazzo ne so, mi faccio le meches bionde. Metto le fighe nei video e faccio hip hop! Scherzo, dy, tranquillo, era solo per scherzare. Uno come me può solo essere se stesso. Ho ricevuto complimenti per i testi, per la voce, per i giri di chitarra, per l'idea. Ma io in realtà come tutti gli artisti, non voglio solo coccolare il mio ego, che pure non  guasta, voglio l'amore delle persone. Voglio amore da quelle persone che non mi conoscono personalmente, solo perché è amore quello che faccio con la musica. Vorrei che la gente godesse dei miei brani, li usasse, li sfruttasse per darsi delle botte di vita nella quotidianità, esattamente come uso io, gli artisti che amo. E allora mi prende il dubbio più amletico di tutti: la mia verità, vera o meno, sarà davvero utile a qualcuno? Esiste anche fuori dalla mia mente? A chi può interessare il frutto della mia ricerca estetica e filosofica, caro il mio diario? Il tempo parlerà ed avrò le mie risposte, ma intanto sono impaziente, scalpito, ascolto, canto, riascolto, ricanto, voglio ricominciare tutto, poi penso che spacca così com'è. Troppe pippe, lo so. La musica è solo musica e "non è una cosa seria" (Cit. Lo Stato Sociale) va fatta e basta. Ma d'altro canto io non sono mica un musicista, cosa avevi capito!


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