Diario di un Autoprodotto


Un'altra settimana è passata e siamo già alle porte del santo Natale. Anche se immaginandomi quel parto d'emergenza in una grotta, non mi verrebbe da usare santo per definire quel giorno. Penso a Giuseppe, cornuto dallo spirito santo, che deve anche ringraziare. Comunque è figo, c'è molta aspettativa, la gente si sbatte, addobba alberi, compra oggetti utili e non, organizza grandi abbuffate. I bambini e i ragazzini sono contenti per i regali ricevuti, e gli adulti bevono senza sensi di colpa, in questa santa festa. Io non ho mai avuto il gusto dei regali, e mi imbarazza molto scartarli davanti a chi me li fa: se non mi piace devo mentire, se mi piace invece devo dimostrare più entusiasmo di quello che provoca in me, possedere l'oggetto. Degli oggetti di solito non me ne frega un cazzo, e se me ne frega, voglio avere la soddisfazione di comprarmeli con i miei sforzi. Poi si sta in famiglia, e questo è ok, ma non ho mai capito perché solo a Natale le famiglie sono così ansiose di stare insieme. Abbiamo ritagliato una finestra temporale di un giorno per la famiglia (infatti Pasqua con chi vuoi) e l'abbiamo riempita di lustrini e di stelle: grazie come sempre al capitalismo ammazza-amore. Sembra che l'amore, nella nostra civiltà si esprima solo con i beni materiali: per dire ti voglio bene, la mamma ti fa mangiare un chilo di lasagne, mentre il papà (ops.. Babbo Natale) ti compra dei giochi che desideravi da un po. Io non ho bei ricordi di questa festa. La tanto acclamata unione familiare per il compleanno di Jesus,  non l'ho mai vista nella mia famiglia. Certo, non che non ci si voglia bene, ma non abbiamo mai imparato ad essere una famiglia nel senso tradizionale del termine, siamo dei veri newbies in materia. Queste riunioni inoltre, sono state spesso il teatro di tragedie greche, date le cose che le mie sorelle ed io non avevamo risolto con il babbo, e la presenza, solo fisica, della mamma. Ma oggi con l'Elia sono contento di festeggiare, di fare regali, di scartarne, di abbuffarmi e bere, senza sensi di colpa. Brinderò a San Nicola, che da Bari è andato in Lapponia per mettere su una fabbrica di giochi per bambini, e vive in un posto pieno di powder, beato lui. Mi piace riproporre quei moderni riti pagani, senza quella patetiche parabole cattoliche su Gesù bambino. Gli dirò che è sempre Babbo Natale che fa i regali, solo che oggi, ti fa un bonifico online, e poi ci pensi tu, così se non ti piace lo cambi, e scegli pure il colore. Quando faccio questi discorsi la Devi dice che sono un Grinch. Ha ragione la mia bella mamma natale. Porca puttana, il vero regalo, sarebbe la neve. Ma tutta quella cazzo di industria per produrre stronzate di natale e non, accellera i cambiamenti climatici, e quindi questo natale sarà estate. Bisognerebbe regalare solo belle verità ai nostri bambini. Potergli dire che stiamo facendo qualcosa di concreto per combattere il neo-liberismo o per salvare l'acqua potabile, che ne so, le foreste, o quantomeno quei cazzo di pinguini di Greenpeace. E invece no, stappiamo una Coca Cola, e ignoriamo come sempre le cose importanti, ovvero le persone, elettrizzati dai nostri aggeggini nuovi o dalla prospettiva del cenone di capodanno a Courtmayeur. Almeno diamoci i bacini sotto al muschio, che quelli sono l'unico vero regalo utile. Come al solito ho divagato ma volevo dirti che sto lavorando  alla copertina, e disegnando a matita, come i veri disegnatori. Ho allegato un dettaglio di me in versione Re Magio.. che ne dici? 


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