Diario di un Autoprodotto


Caro diario, buonasera. Oggi ho lavorato sulla voce di “Ricordo il momento” e sono abbastanza soddisfatto. Ho applicato il consiglio di Lorenzo usare un compressore, e devo dire che suona in un altro modo, molto più seria, o forse meno ingenua. Nice. Parallelamente continua il brain storming per la copertina, che comincia a prendere forma nella mia testa, ma adesso non ti anticipo ancora nulla. Lunedì sono stato al Cimone, ed ogni volta, mi emoziono come un bambino alla vigilia di Natale. Partire con il buio e la macchina ghiacciata, fare colazione a Marano sul Panaro con un bombolone fritto straripante di crema al Bar Jessica. Questa è vita. Il clima era primaverile e la mattina c'era un bel sole, quindi tra una pista e l'altra mi attardavo a godermelo, fumando e bevendo caffè corretti. Essendo la prima della stagione ho faticato un po', soprattutto sulle gobbe che si sono presto formate in pista, e mi sembrava di non riuscire a controllare al meglio la tavola. Non trovavo il ritmo, ero troppo concentrato sulla stanchezza nelle gambe. Allora mi sono fermato sopra un muro e ho preso fiato. Ho tirato fuori la boccetta di grappa stravecchia dallo zaino e un quadretto di cioccolato all'arancia e mi sono preso il tempo. Guardavo gli sciatori sfrecciare e qualche principiante con lo snow che cercava di minimizzare il dolore nei ripetuti impatti sulle chiappe. Sono in questi momenti di sospensione dalla mia soggettività che mi viene da scrivere delle cose, non quando sono coinvolto dal turbine dei sentimenti. In ogni caso ero un po sfiduciato, i progressi che mi sembrava di aver fatto le ultime volte, sembravano andati. Mai poi c'è la musica. Ho messo gli auricolari, fatto play, ed è partita “Abbiamo vinto la guerra” de “Lo stato sociale”. In un'attimo è cambiato tutto. Sono saltato in piedi e ho ballato fino alla seggiovia. Si, hai capito bene, dy. Ho letteralmente danzato mentre scendevo: sentivo la tavola rispondere in modo estremamente preciso alla pressione delle punte e dei talloni, ed ad ogni attacco del sinth, cominciavo una profonda carvata, dolce, lenta, perfetta. Era come una giostra, fantastico. La mie lamine hanno disegnato un'unica linea continua. La musica è come lo snowboard; la continua ricerca dell'equilibrio tra esaltazione e stabilità. Voler andare oltre senza perdere il controllo. Insomma, mio caro, andare sulla tavola è come suonare la montagna!


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