Diario di un Autoprodotto


Travis Rice - fonte: www.quicksilver.com.au
Travis Rice - fonte: www.quicksilver.com.au

Caro diario, sono confuso. Ormai manca solo una settimana alle sessions per le voci dell'album ed io penso alla neve e alla tavola. Mi immagino il silenzio, la nebbia, la neve che cadendo forma una coltre di ghiaccio sulla barba, il suono del mio respiro e della tavola che scava una strada in quel gustoso burro ghiacciato. Penso alla paura e alla straordinaria sensazione di fare surf in mezzo alla foresta. Ma devo concentrarmi sulle voci, porca puttana. Credevo che sarei arrivato a questo punto con le idee chiare, ma poi come sempre non mi sento pronto. Potrei snocciolare una serie di problemi oggettivi che mi hanno impedito di prepararmi a dovere, ma in realtà so che non sono quelli i motivi del mio eterno ritardo. Non riesco a fissare una versione definitiva di alcuni testi, anche se ora mi convincono tutti di più, rispetto ad un mese fa. Poi forse che si avvicina il momento della verità: verrà apprezzato dal pubblico? Riuscirò ad ottenere un contratto con qualche etichetta o agenzia di booking? A tratti mi sembra che il disco sia fantastico, in quanto sicuramente è originale per testi e suono. Mi sento nei miei panni e mi immagino in un video patinato mentre canto sicuro di me la mia hit, come se fossi sempre stato “uno di loro”, alle prese con studio e concerti. Altre volte invece, ho paura che tutta la mia musica sia solo una bolla di sapone, la velleità di un poeta anacronistico e demodé. Per fortuna la Devi mi rassicura dicendo che sono pronto, che i pezzi sono belli, e che lei lo comprerebbe, l'album del Rezzo. Ok, uno è venduto. Ma adesso che ne scrivo mi sembra finalmente di cogliere il punto in maniera più equilibrata. Il disco è solo una grande carota, qualcosa di ideale e immaginario che ti spinge verso il tuo massimo, che ti spoglia di tutte le scuse. Sarà la fotografia migliore di questo momento della mia carriera da pivello, e fra qualche anno guarderò a questi pezzi con tenerezza, lo so già. Quindi avanti cosi, mio caro, non facciamoci prendere la mano dai timori. Voglio pensare che la fuori ci sia uno spazio anche per me, che sono fuori dal coro, fuori moda, fuori dai circuiti “..insomma sempre fuori, dai!” per dirla col Liga. Comunque al di là del album, sto cercando di trovare musicisti creativi e preparati per dare forza ai live, in quanto la mia carenza alla chitarra si sente, soprattutto sui pezzi più rock. Ormai sono quasi sicuro che il titolo sarà “Tutto cambia” perché rappresenta bene la mia trasformazione come uomo e musicista: riuscire a conciliare la visione macro della società e della storia, con quella intima e maliconica del poeta. Anche nelle canzoni, sto cominciando a svelare le mie paure, a mettermi in gioco in prima persona, a parlare direttamente alle persone. Ma adesso è il momento di tagliare gli indugi e fare delle scelte, rischiare, affidarsi all'istinto. E' il momento di diventare me stesso, con tutto il range di approssimazione che questo comporta. Fra qualche anno, riascoltando il disco, capirò chi ero, cioè chi sono adesso, e non potrò negare. Ora ti saluto che devo guardare Travis Rice alle prese con del powder impossibile su qualche vetta in Alaska. La bella stagione si avvicina e comunque vada, cavalcherò le spumose onde ghiacciate dall'alto di una montagna: questo è meglio del rock'n roll!


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