Diario di un Autoprodotto


Canzoni contro la morte - Rezzo '15
Canzoni contro la morte - Rezzo '15

Caro diario, in questi giorni sono stato impegnatissimo e non ho trovato il tempo di scriverti, ma in compenso sono stato produttivo. Ho fatto un'altra sessione di arrangiamenti dei cinque pezzi acustici, e sono davvero soddisfatto. Abbiamo cercato a lungo un suono originale per armonizzare la chitarra acustica, perché non volevo che suonassero troppo "De Andrè". Non che abbia nulla con il grandissimo, ma non mi ci sono mai riconosciuto ne musicalmente, ne come indole: io sono più un Guccio dei poveri, anche se i miei testi non raccontano quasi mai nulla in particolare. Non ho mai avuto l'intenzione di scrivere delle storie, anche perché le storie hanno sempre un'inizio ed una fine, nonché una morale da trarre. Non voglio nemmeno raccontare la storia della mia vita, che non trovo così interessante, ne spiattellare tutti i dettagli amorosi con la mia piccola. Io nei testi scrivo dell'essenziale, mi interessa solo l'idea delle cose, ciò che rappresentano, in assoluto per la filosofia dell'Uomo. E non di un uomo in particolare. Non solo di me stesso. Questo mi ha sempre creato difficoltà di comunicazione, perché quando vuoi penetrare delle verità universali, sembri sempre un presuntuoso. E magari lo sono, non mi sento di escluderlo. Ma con te posso aprirmi, e sinceramente, non voglio insegnare niente a nessuno. Solo che ho un'esigenza forte di esprimermi, di dire agli altri, tutto quello che non riesco, quando sono nei panni di lavoratore, cittadino, marito e padre. Ho una vita fantastica, ma adesso ho bisogno di fare un passo avanti come artista. Questo disco mi ha aperto un mondo, aiutandomi ad abbandonare gli strascichi di quell'ingenuità da fanciullino pascoliano, che mi porto dietro da un pezzo. So che darò il massimo nel disco, quanto più riuscirò a "dire" precisamente chi sono agli altri. Ti faccio un esempio: per il concerto di Halloween ho creato l'immagine dello scheletro e questo sembrerebbe finalizzato solo al contesto "festa dei morti". In realtà, è stato un pretesto cascato a fagiolo, per rappresentare la mia cronica paura della morte. Tra l'altro come ben sai, la musica serve a consolarsi dall'idea della morte. Crea l'illusione di poter regolare il tempo a piacimento, creando un buco spazio-temporale nella breve linea delle nostre vite. Cazzo, lo dice anche Bocelli! Steve Jobbs invece,  diceva che questa paura è la più grande invenzione dell'uomo, in quanto ci spinge a fare il massimo. Il tempo stringe, mio caro, anche per te. Come sai non appena pubblicherò il disco, tu in quanto diario, morirai. Molto triste, amico mio. Ma niente lacrime o canzoni gospel, ne tanto meno veglioni funebri. Dopo tre giorni, resusciterai, diverrai un e-book e verrai dato in pasto a fan occasionali e distratti, gettato nei cestini, dimenticato negli hard disks.  E visto che quello sarà il ricordo (o il ricordo mancato) che lascerai al mondo, dovrò trasformarti un po con la fantasia, aggiungere fatti mai accaduti, personaggi sotto copertura, tagliare dettagli superflui, modellarti. Il tuo ultimo viaggio sarà memorabile. Quasi come quello del faraone verso Osiride. Minchia, come sempre ho divagato.. notte caro.


Condividi?


Scrivi commento

Commenti: 0