Diario di un Autoprodotto


Il senso della musica - Levanto '15
Il senso della musica - Levanto '15

Momenti felici, momenti meno. Felici perché dopo la registrazione sono volato a Levanto, per fare la mia vacanza di mare, ed ho passato dei giorni fantastici con la Devi e Re Meraviglio. Tutto perfetto, amore e serenità allo stato puro, e gratitudine a pacchi. Infatti, per la logica compensatrice dell'universo, l'altra sera io e la Devi abbiamo litigato. Tutto è partito da una sterile discussione sui reality, e poi, come in ogni litigio, ci è finito in mezzo di tutto. Tutti quei piccoli pensieri che si fanno e che non si dicono, e noi crediamo che non ci siano più, ma poi, prendono una scusa qualunque, e decidono di fare “outing” attraverso questa o quella cazzata, il pretesto più stupido, l'esempio meno azzeccato. Niente di drammatico, caro diario, non preoccuparti. Ma in questo momento di insicurezza mi tranquillizza, dialogare con te, neanche fossi un oppiaceo. Tutte quelle cose che “si dicono ma non si pensano”, in realtà si pensano. Ma il problema non sono tanto le verità in sé, che poi non sono mai nulla di così inconfessabile, [questo non vale per: Totò Riina, Hitler, la famiglia RockFeller, Emilio Fede] ma il tacito accordo a fare finta di niente, credendo di farlo per amore della pace. Ed invece è soltanto la cosa più facile da fare. Sono quei comportamenti derivati da qualche bastardo che da piccolo ci ha fatto vergognare di qualcosa che avevamo detto, o di una pisciatina nei pantaloni a sette anni. Spero per lui di non ricordarmi mai il suo nome e la sua faccia, se no lo defenestro dalla torre degli Asinelli. Scherzavo, my dy, io credo molto nel dialogo, e nella possibilità di cambiare idea; non sono affatto spaventato da queste verità. Anzi, esse mi fanno sentire padrone della mia vita, mi danno l'illusione di poter pensare quello che voglio, di poter sbagliare totalmente, e rendermi conto che in fondo non è poi un dramma. Infatti, dopo pochi minuti ci siamo ritrovati, un po più forti e consapevoli. La sua bella faccina era sorridente, ed io non voglio altro. Ho scritto una cosa del genere in “Restare a guardare”, e questo mi conferma che i pezzi mi rappresentano. Sembra strano, ma non ne sono sempre sicuro. Non è per nulla scontato, anzi: la strada verso se stessi è piena di miraggi. A volte, le canzoni, mi sembrano come l'Elia: una cosa meravigliosa e complessa che ho contribuito a fare, ma che sfugge, grazie a Dylan, al mio controllo. Io rimango a guardare: qualcosa succederà.


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Commenti: 2
  • #1

    MONICA (venerdì, 25 settembre 2015 13:58)

    quando ti esprimi .. qualunque cosa tu dica .. sei cosi vero che non puo' non essere interessante .. ecco perche' sei un grande artista ! non ne capisco nulla di arte ma istintivamente credo che sia questo .. il coraggio di essere tutto ,nulla, piccolo,grande,generoso,meschino, uomo sulla terra

  • #2

    Rezzo (sabato, 26 settembre 2015 16:23)

    Che dire.. Grazie! Quello che hai scritto, dimostra che ne sai a pacchi di arte! E non perché edonisticamente, mi fa piacere :) L'arte è questo: un trucco che ci tiene in contatto con la verità di quello che siamo, come hai detto, nella nostra grandezza e meschinità, ma con la voglia di essere sinceri.

    Ps.. quando esce il disco, potrai allenarti!