diario di un autoprodotto


1981: primo "Tour" del Rezzo
1981: primo "Tour" del Rezzo

Caro diario, ormai è da una settimana che non suono. Non perché non ne abbia voglia, o per mancanza di ispirazione, ma semplicemente ho la schiena a pezzi. Ho sempre sofferto di schiena dati i complessi adolescenziali e la conseguente lordosi, ma ora l'età avanza, e i tempi di recupero sono sempre più lunghi. Comunque come sai non credo nella casualità e quindi mi domando cosa voglia dirmi la mia leggenda personale con questo forte dolore lombare. Ma lasciamo stare perché mi ha chiamato in questo momento mia sorella dicendomi che mio padre è ricoverato all'ospedale, per un'emorragia celebrale. E' stabile, e lei mi ha tranquillizzato dicendo che potrebbe riassorbirsi da sola e si può intervenire chirurgicamente. Ovviamente rimango preoccupato, ma scriverne mi aiuta. Sono certo che non è questo il momento, ma inevitabilmente penso al giorno in cui non ci sarà più. Penso a mia mamma, e mi passano tutte le immagini della sua gioventù, immaginate ovviamente, e l'incontro con mio padre, il corteggiamento, le aspettative, la nuova casa popolare in affitto. Penso a quella giovane coppia trentenne arrivata a Tione di Trento con due bambine piccole, alle loro speranze di ricominciare, in quel nuovo mondo consacrato alla semplicità della montagna. Rivedo i loro sogni, immaginati anch'essi, e provo una profonda commozione. Poi sono arrivato io, e con me una nuova speranza. Anche perché mio padre ci tiene al cognome, ed aveva paura che i Rezzonico non avessero un erede maschio. Ora l'erede è il mio piccolo Elia, e se penso a quanta speranza mi da ogni giorno, capisco l'importanza per loro, di me bambino. Ora so quanta trepidazione e quanta gioia hanno provato nel vedermi crescere. Quanta paura, per le mie cadute, e quanto orgoglio per le mie “prime volte”. Vedendola in questa prospettiva, mi sento un po in colpa per tutti i grattacapi e le preoccupazioni che deve aver provocato la mia natura anarchica e ribelle, anche se non la rinnego affatto. Anzi, le devo tutte le mie fortune. E per fortuna abbiamo chiarito e superato questo piccolo e comune dramma familiare. Non sapevo di essere così importante, e non si sa perché i genitori, spesso cercano di dissimulare questo coinvolgimento. Sembra sempre che allevare un figlio sia una grande fatica finalizzata esclusivamente al “suo bene”, quando invece è la cosa più meravigliosamente egoistica del mondo. Ma siamo troppo impegnati a rincorrere una posizione, una macchina, una vacanza da sogno. Siamo delle scimmie a cui i finanzieri tirano le noccioline. Cerchiamo la felicità nei momenti particolari, nelle emozioni forti, nelle medaglie al valore. Ma il valore delle cose non ha bisogno di medaglie, e di nessun'altra cazzata che abbia a che fare con la volontà di potenza. Rendersi conto della fragilità della vita serve a ridimensionare, nel bene e nel male, il surplus di problemi che ci siamo creati attorno, mettendo in luce, la meschinità dei nostri discorsi di circostanza, la quotidiana censura della verità e delle emozioni, le ore buttate davanti alla tv, invece di amare o creare bellezza. Tra l'altro adesso il mal di schiena, mi sembra una cazzata, mentre prima di questa notizia, mi appariva uno scoglio enorme, nel sincero egoismo di tutte le coscienze. Ogni giorno su questa terra è una vacanza dalla morte. Ogni persona, ogni storia, ogni sveglia che suona, sono l'unica realtà possibile. Oggi più che mai voglio vivere, amare, avere paura, sbagliare, ricominciare tutto da capo.

 

Ho sentito mio padre al telefono e mi sono un po rasserenato. E' spavaldo come sempre, ed ha elogiato tutte le persone dell'ospedale, (soprattutto le infermiere) che lo stanno curando. Mi è sembrato di buonumore, e dissimula come sempre la paura, come deve fare un soldato. Io invece un soldato non lo sono mai stato, ed ho fatto della non-appartenenza la mia divisa, ma la voglia di combattere per quello che amo, in fondo è la stessa. Concludo con il magone ed un detto popolare, che ora mi sembra di cominciare a capire: “La mela non cade mai troppo lontana dall'albero”. Tu infatti mi assomigli molto, mio caro diario.

 


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Commenti: 1
  • #1

    MONICA (venerdì, 25 settembre 2015 14:47)

    non mi resta che accogliere questa tristezza infinita e malinconia e rimpianto e nostalgia .. cerco di guardare tutto cio' da fuori,il problema sono le lacrime che non mi fanno vedere..
    ci sta ,tutto questo ci sta <3