diario di un autoprodotto


Caro diario, un'altra settimana è corsa via veloce, e venerdì come anticipato, partirò per Londra. Cazzo, Londra. Se a Bologna mi sembra di essere nessuno, a Londra sono una formichina nel più grande formicaio d'europa. In realtà non so nulla di questa città, e mi piacerebbe avere un po di tempo per conoscerla, ma non ne avrò certo per visitarla da turista. Il mio inglese-spaghetti non sarà un problema: servirà pur a qualcosa conoscere decine di testi di canzoni anglo-americane, or not? Le basi dei 5 pezzi dovrebbero essere pronte, e non vedo l'ora di vedere il grande Alex Reeves suonare i miei brani italiani. Chissà come può percepire un pezzo come Pagina Bianca, un inglese.  Poi penso che anche gli italiani non capiscono sempre i testi delle canzoni, altrimenti i cantanti pop non sarebbero costretti a tanta spudorata banalità. Sarà in ogni caso una grande occasione anche solo vedere un grande musicista all'opera, impegnato a concretizzare il sogno che ti gira in testa da una vita. La continua scoperta della musica, ha sempre a che fare con il desiderio dei bambini di mettere in bocca tutto quello che trovano. Ed io adesso, non sono altro che un bambino che ogni giorno apre una porta. Come mi sembra ingenua l'idea che avevo dell'artista autarchico, convinto che il suo pathos basti a fare un grande disco, e cosciente delle sue scelte artistiche a prescindere. Molti mi dicono (in realtà pochissimi), che sono curiosi di sentire come sarà, ed io pure, ma mi impongo di godermi ogni attimo, senza fretta. Resto concentrato sulla sessione, sui brani, ascolto, riascolto, canto. Il resto sono chiacchiere. Ed io odio le chiacchiere, lo sai bene tu, mio caro.



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