Diario di un Autoprodotto

ciao bello. Evidentemente sono di nuovo a casa, e dopo essermi spupazzato i miei amori (gatta compresa), sono subito venuto ad aggiornarti come promesso. Sono gasato, e se non fosse per il principio dell'equilibrio di cui ti parlavo, cederei all'esaltazione. Invece finalmente sono semplicemente soddisfatto. I dubbi che avevo prima di partire si sono sciolti, e ho fatto un piccolo passo avanti. Registrare in modo serio è bellissimo. A dire il vero il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di strutturare i pezzi, di dargli un carattere più preciso. Abbiamo tagliato qua e là ed aggiunto qualche strumentale per dare respiro, messo il basso ed altre tracce melodiche con la tastiera, simulando quello che sarà poi suonato in studio. Beh, diary, avessi sentito che sound! Sentire le dinamiche finalmente convincenti, e la mia semplice melodia diventare musica, è stato magico. La produzione con il Progetto Alea invece mi era sembrata uno smartellamento sulle palle. Ore ed ore a pistolare con gli effetti per tirare fuori dalla traccia un suono che non c'era nella realtà. I pezzi infatti, nonostante la bravura dei singoli, risultavano disuniti e insicuri come eravamo noi. Tante buone idee buttate in una frittata di jazz, musica popolare e pop, con qualche timida incursione nel rock anni '90: il gruppo si è sciolto da lì a poco. Si perché fare un disco con una band che non ti capisce (o che tu non capisci) è come fare un figlio con una donna a cui vuoi solo molto bene. Non può funzionare, e l'entusiasmo diventa tristezza. Invece stavolta ho fatto musica come un professionista per la prima volta. Ho capito finalmente di cosa parlavano i blog sulla musica indie, quando dicono che bisogna osare e fare delle scelte precise. A volte bisogna sacrificare una melodia che ti piace, oppure un coretto che ti sembrava geniale, per il bene della canzone nel suo insieme. Quasi tutti i musicisti con cui ho suonato, invece, si beano delle loro trovate, ma non ascoltano la musica. Comunque, e' solo una prima stesura, e non voglio svelarti troppo. Sono curioso di sentire come verrà, ansioso di sorprendermi per questa musica nuova che si suona da sola. In realtà, la gran parte del merito è di Lorenzo che ha una capacità ed un esperienza della madonna, sia per la parte tecnica e di composizione, sia nell'arte di tirare fuori le mie peculiarità e punti di forza, senza nascondermi i dubbi su alcune scelte musicali un po eclettiche. Dall'altra parte, voglio stare con i piedi per terra e non mollare sul discorso booking: in settimana dovrei fissare due piccoli eventi live. Un passo alla volta, con la sicurezza di chi sa di essere sulla strada che conduce a casa. Comincio a credere davvero a quello che ho sempre detto senza troppa convinzione: quello che dai, alla fine ritorna. Realizzo che il punto è proprio questo: dare qualcosa al mondo. Cosa posso dare ai miei fans? La mia musica può essere importante per qualcuno, come per me lo è quella di Johnny Cash o dei R.E.M.? Penso che possa. Il mio ego non c'entra questa volta, anche se so che lo hai pensato, caro diario. Al ritorno, in autostrada ho acceso la radio e ho subito trovato  "Message in a bottle", e capisco di essere sulla strada giusta, o forse sono solo convinto che sia così (cazzo, se lo dicono i Police.. ), ma alla fine è la stessa identica cosa. Il mio messaggio nella bottiglia sta per imbarcarsi per un lungo e casuale viaggio. Si può fare soltanto questo al mondo: lanciare una palla di neve a valle, e guardare l'effetto che crea, indipendentemente dalla forza della spinta iniziale. Quando smetto di vedere questo mistero della Natura, mi scoraggio. A volte mi sembra tutto così normale che provo un disagio profondo. Sembra difficile amare la semplicità delle cose, ma è l'unica strada. Non c'entra con l'accontentarsi di poco, anzi, la magia della vita sta in ciò che avviene apparentemente per caso a qualunque persona. Eliminare l'ego (o ridimensionarlo), i gusti, le cazzate lette sui webzine, le rivalse e le prese di posizione. Spostarsi dalla posizione di comfort: la paura e l'incertezza ti fanno crescere più del benessere. Per questo ti apprezzo caro diario. Con il tuo startene li inerme e vulnerabile, passivo ad ogni frase che ti viene scritta sopra, mi obblighi a scrivere solo di cose vere, a cancellare ogni volta interi periodi. Per fartela breve, ho ascoltato la mia musica per la prima volta: cazzo mi comprerei da solo! Ma adesso è presto per dirlo, il lavoro non è nemmeno cominciato.. 

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