Diario di  un Autoprodotto

Bella dy, passato bene le vacanze? Ho ritenuto opportuno non scomodarti in questi santi giorni. Siamo appena tornati da Levico,  Ci voleva un tuffo nell'amenità severa della montagna, e della famiglia. Eravamo ospiti dalla mia sorella più grande, e anche questa volta, abbiamo passato ore a conversare sui nostri rispettivi progetti e sogni, bevuto caffè e gozzovigliato come da copione durante le feste. Mi ha fatto piacere anche stare con le mie nipotine, che ormai sono diventate piccole donne. Cazzo se passa il tempo. A volte mi affioravano alla mente ricordi di famiglia: mio padre che carica le valige nella Renaul 19 arancione, il carrello-tenda, i viaggi interminabili verso il mare. E poi ancora, il mio sogno di diventare un calciatore, la paura dell'acqua, la solitudine. Se mi concentro vedo ancora il raro entusiasmo che accompagnava quei momenti di svago, mia madre che canta, io che con il ginocchio in mezzo ai sedili davanti, voglio parlare con mio papà.  Poi la sosta in autogrill: ero davvero affascinato da quel posto fantastico; con un sacco di dolci, panini e giocattoli, in pochi metri quadri. Mr. Gable fa innamorare tutti, ed adesso penso che questo soprannome gli calzi a pennello, anche se quando glielo diedi, non aveva ancora acquisito quelle doti da star di Holliwood che dimostra adesso. La Devi è sempre la mia roccia, ma non voglio dire molto perchè sospetto che sappia della tua esistenza. Come ogni famiglia, abbiamo i nostri problemi di comunicazione, e in qualche momento c'è stata qualche tensione, (io stranamente non ne ero protagonista..) con altrettante occasioni per aprire la scatola nera dei nostri sentimenti. A volte penso sia difficile comunicare, e dire la verità, ma in fondo, se ci pensi bene, e una grossa stronzata. Se ci provi, ci riesci. E piano piano quella famiglia distante e opprimente che vedevo da adolescente, è diventata, con la saggezza e l'applicazione, una famiglia speciale. Noi tre fratelli e mio padre siamo tutti fuori di testa. Non se ne salva uno. Ognuno con i suoi strati di sofferenza soffocata, l'orgoglio e una serie infinita di sofismi e manie. Ma per la prima volta comincio a pensare che questo sia fantastico. Poche famiglie, nonostante tutto, hanno la capacità di addentrarsi nelle pericolose dinamiche psicologiche delle relazioni, e fare dei passi avanti, seppur piccoli. Comincio a sentire che le cose possono cambiare. Non importa quanti vaffanculo hai lanciato nell'universo, quante lacrime, delusioni, e silenzi ha dovuto sopportare il bambino che c'è in te.  Ho cominciato a parlare in prima persona con le persone che amo: preferisco dire "-Io voglio da te", piuttosto che "tu sei cosi, dovresti fare cosà". Cazzo, realizzo ora che era più semplice di quello che ho sempre pensato: "- Chiedi e ti sarà dato", cantava una rockstar. Certo, noi tecnocrati del 2.0 non le ascoltiamo le rockstar. Comunque non poteva mancare l'ultima snowboardata, e ho raidato come mai prima. Scendevo a bomba, dandomi lezioni di snowboard da solo, ripetendomi mantra tipo: "guarda di là, dove guardi vai", "rilassa le spalle", "stai sulla tavola". Ad un certo punto in piena trans agonistica, ho deciso di provare a star dietro ad un giovane maestro di sci che andava veramente come un missile. E all'inizio ci ho creduto. addirittura guadagnavo terreno e ho fatto l'errore di sopravvalutarmi: cazzo non mi sono accorto che sono arrivato su un muro di ghiaccio ad un velocità smodata per il mio standard. Il mio buon senso mi ha fatto abbandonare all'istante la sfida segreta con il Pro e ho trascorso dieci secondi di panico. Però sono riuscito a non tentare di frenare bruscamente, cosa che mi avrebbe fatto probabilmente esplodere. Ma se si parla di verità, caro diario, il motivo per cui ho cominciato a scrivere è la persona che non ho ancora nominato: mia mamma. L'hanno ricoverata in una casa di riposo perché ha seri problemi di salute. Come sai da molti anni si è chiusa in un suo mondo mentale, ed io non so dove sia stata. Era da un po che non la vedevo, e appena sono entrato in quella camera di ospedale, e l'ho vista mezza addormentata sulla poltrona con l'ossigeno, ho realizzato quanto mi sia mancata, e quanto anch'io sia stato assente come figlio. Ho visto la sua vita andare piano piano verso quel misterioso posto che le persone chiamano pazzia, anche se mai usano pubblicamente questa parola. Il dolore è la cosa più banale del mondo. Comunque ci ha visti e si è illuminata; ci ha baciato e ha sorriso in modo dolce e amorevole, come fa da sempre. Non si lamenta. Mi ha detto che non si annoia mai, che legge. Minimizza sulla sua condizione di salute, e dopo un po, preoccupata che l'Elia si riposi, ci saluta. Vorrei averle detto tante cose, ma non mi è uscito niente. Un grande rospo nella gola e la felicità che provo per tutto l'amore che ho. Il resto sono parole. Ricordo quando avevo sedici o diciassette anni che andavo in cucina e le facevo ascoltare le mie prime canzoni. Lei mi incoraggiava, diceva che ero bravissimo. Che poi col fatto che lo dicono tutte le mamme, non ti accorgi che alla fine sono quasi le uniche a farlo. Mi viene in mente solo un celebre verso di Foscolo che manco parla della Mamma: "Tu non altro che il canto avrai del figlio, o materna mia Terra". 

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Commenti: 3
  • #1

    Donatella (mercoledì, 08 aprile 2015 00:58)

    credo che questo diario non faccia parte solo di te....non mi so esprimere molto bene ma sentire si e vorrei dire che durante la lettura sentivo nascere vibrazioni bellissime, di varie sfumature, anche di colore oltre che d'intensità. Inoltre mi hai rammentato il significato della parola comunicare che spesso si dimentica. So di non aver scritto nulla di interessante ma il mio scopo e, sono certa che tu lo comprenderai, era ringraziarti per aver condiviso questo miscuglio di emozioni...grazie di cuore

  • #2

    Omar (mercoledì, 08 aprile 2015 19:24)

    Grazie a te, Donatella! Sono davvero contento che quello che scrivo possa servire anche a qualcun altro e che addirittura susciti le vibrazioni che descrivi! .. Già.. comunicare è l'unica cosa che in fondo ci rende felici... continua a seguirmi che ho bisogno di supporto... Grazie ancora.. a presto

  • #3

    babbo Aldo (mercoledì, 27 aprile 2016 13:22)

    Carissimo figlio mentre leggevo le tue note sul diario mi si sono velati gli occhi"di rugiada" Mi piace sentire i tuoi sfoghi e le tue memorie di famiglia che mi riportano a tempi lontani ma felici. Io guardo con gioia la tua presa di coscienza e la tua maturità di uomo e di padre, quest'ultimo sostantivo fa parte di un ruolo famigliare che come una ruota che gira, prima o poi,fa capo a ogni persona. Importante questo ruolo che tutti o quasi tutti, i padri che diventano tali si portano appresso con il marchio indelebile della propria esperienza vissuta. Ti abbraccio con affetto e chiedo scusa per le mie mancanze
    che penso di aver compiuto in buona fede. Babbo Aldo.