Diario di un Autoprodotto

Ho appena messo a letto l'Elia. Oggi la sua mamma è stata a Torino tutto il giorno per parlare ad un meeting di genitori adottivi, e abbiamo passato la giornata tra uomini. La mattina siamo andati in Montagnola ed abbiamo conosciuto diversi bambini della sua età. C'erano alcuni papà che come me, cercavano di far divertire i loro piccoli. Mi ha fatto piacere, rivedermi in quegli uomini, incerti e pieni di trepidazione. Lui è proprio un bambino in gamba. E non lo dico perché è mio figlio. Forse lo direi comunque anche se non lo fosse, ma è davvero figo. Lui va. Parte. Fa. Ad un certo punto ha "rubato" il monopattino ad una bambina che l'ha guardato innamorata: una scena meravigliosa, aldilà della retorica. Poi siamo andati al bar di fronte all'entrata principale su Via Irnerio, e ci siamo fatti un caffè (+latte tiepido). Guardava tutte le persone e offriva il suo biscotto alle signore del tavolo a fianco. Poi ha preso di mira un gruppo di teenagers continuando a passare tra di loro, quasi facesse una sfilata, quel piccolo Clark Gable. Ha già imparato a misurare le mie reazioni, e quando lo colgo in flagrante a fare cose proibite, prova a farmi un sorriso di complicità, prima di desistere; se io rimango serio, lui smette e fa qualcos'altro, mentre se cedo alla tenerezza e rido, torna subito alla sua marachella, con un sorriso eccitato che mi riempie di felicità. Felicità = non avere bisogno di altro. La vita spesso ci appare come negazione e siamo sempre a pensare a quello che ancora ci manca. Viviamo nel bisogno, e non appena uno viene soddisfatto, ne abbiamo un'altro, e poi un'altro. Invece a volte questa ansia di ricercare e soddisfare, conquistare, ottenere, compiere mi sembra una fottuta illusione. Spesso si rimpiange quella sensazione dell'infanzia, quei pomeriggi passati a giocare a calcio o "a soldati". Sei dove vuoi essere, sei presente a te stesso, esiste solo la palla o il "fucile". Lo so, caro diario, sembro un fottuto prete. Eppure li odio, con la loro dottrina del VI secolo, il maschilismo becero e la perversione dell'idea del concetto di castità. Cazzo, solo un pervertito può sostenere la castità come Valore, ed infatti sappiamo tutti i gusti di certi curati. Poi dicono: .. ma loro sono sposati con Dio. Basta che tengano le mani a posto! E allora penso al mio sogno di rock'n roll. Penso alla vita che sognavo da diciannovenne, tra tour mondiali e ninfette tatuate. Alla rabbia verso le persone ottuse che non ti capiscono e sparano sentenze, danno consigli, ti guardano male. Poi l'Elia prende l'ukulele (vedi video) e si mette a suonare camminando per il parco. Non lo fa per il pubblico. Lui E'. Io cerco di guidarlo nella direzione che voglio, ma è lui che decide: a volte finge di seguirmi, e poi si gira dall'altra e corre urlando di eccitazione. Vuole conoscere tutti, e involontariamente fa da test della felicità: ci sono persone a cui non piacciono i bambini. Poveri coglioni. Qualcuno addirittura snocciola la retorica "politically correct"sul diritto di non volere figli: come se non essere in grado di uscire dall'edonismo dell'adolescenza fosse una scelta! Comunque mi sono davvero divertito. Siamo tornati a casa ci siamo fatti una frittatina e insalata, e, mentre guardavamo Masha e Orso, si è addormentato in braccio. Ho capito che la mia più grande creazione non è frutto dell'intelletto o del talento, ma semplicemente della natura. Un piccolo seme, nascosto in un posto imbarazzante, contiene il segreto di Tutto. Magari pensi che l'argomento è un pò "Off topic" ma essendo io stesso il moderatore, faccio un pò che cazzo voglio. I Love Autoproduction!

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