Diario di un Autoprodotto

Sabato 8 novembre 2014

Caro diario, dov'eravamo  rimasti? In effetti la parola Diario dovrebbe implicare una certa quotidianità, ma di solito preferisco vivere rispetto a scrivere della vita. Questo nulla toglie al rispetto che ti porto. Giusto per chiarire. Fra pochi giorni Mr. Gable compirà un anno. E' strano. Io che non ho mai provato nessun sentimento per i compleanni, nemmeno il mio, sono emozionato per quello del piccolo Elia. Un anno di vita con quella splendida personcina, ingenua e intransigente, e mi sembra che ci sia sempre stata. Adesso, quando arrivo a casa, mi prende per mano e mi porta nel mio "studio" a suonare. Sta sperimentando una nuova tecnica che consiste nel battere un martelletto da xilofono etnico, sulle corde della chitarra. Io invece, sono molto più combattuto. Ho capito che il singolo clou che voglio registrare ha bisogno di un basso. Non che il pezzo non funzioni anche chitarra e voce, ma sarebbe un peccato privarlo di un impianto ritmico all'altezza dell'idea. Certo, nulla di insormontabile, ma implica che sto ripensando anche la parte della chitarra, e ahimè, ritoccando di nuovo il testo. Fottuto impossibile perfezionismo d'artista. Nel frattempo sto cercando di fissare qualche data, per fare esperienza live, che mi serve parecchio. Qualche giorno fa, mi presento in un locale nel quale ero stato un mese prima a chiedere di suonare: "Adesso stiamo vedendo per la programmazione, passa più avanti". Ovvero la stessa risposta di un mese fa. Non mi ha chiesto niente, cosa faccio, quanto chiedo, di dove sono, nulla. Solo passa più avanti, che poi suona anche come "fermati più avanti, qui non passare proprio".  Allora io con il sorrisino amaro di chi capisce l'antifona, dico "va beh, ho capito" e mi avvio alla porta. Alle mie spalle sento dire: "ma sai quanti come te, vengono qui a chiedermi di suonare?" con la boria di chi ha il coltello dalla parte del manico. E in effetti ce l'ha, per affettare i tramezzini dell'aperitivo. I soliti gestori improvvisati: forse perché a Bologna, questo lo chiamiamo Jézz. D'altra parte invece sto conoscendo meglio persone positive e propositive, da cui ruberò spunti e conoscenze. Tutto procede, anche se non so ancora bene quale sia la destinazione.


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