Diario di un Autoprodotto

Domenica 19 ottobre 2014

Piazza Verdi - Bologna
Piazza Verdi - Bologna

Stamattina mi sono svegliato a pezzi. Potrebbe essere dovuto all'inverno che arriva, alle sveglie la mattina presto per giocare con Elia, oppure ai troppi chilometri in macchina sul lavoro. Forse i quattro coca e jack di ieri sera non hanno aiutato. Come fa Mick Jagger ad essere ancora vivo?  Comunque ieri sono uscito perché un mio amico, titolare di un'agenzia di promozione, mi ha invitato al concerto di uno dei gruppi con cui lavora. Alle 8.30 sono uscito di casa con il mio skate e  mi sono fermato in piazza Verdi a bere una birra comprata dal pakistano come ai tempi dell'università. Mi sono seduto vicino ad una coppia, ed ho ascoltato la loro conversazione da giovani, proiettati in un mondo di infinite possibilità: lui diceva che dopo la laurea sarebbe andato un anno a Berlino, per fare esperienze nuove e imparare una lingua. Lei lo guardava interessata, ma forse non per il suo viaggio sabbatico. Finita la Tennent's mi ributto sullo skate e mi avvio verso Via Santo Stefano per prendere il 13. Inevitabile quindi passare davanti al Bar-da-Mauri dove incontro una cara amica e mi faccio uno spritz. Mezz'ora dopo, già provato dall'alcool sono in cammino verso la fermata. L'autobus arriva, ma io, nonostante avessi Google Maps, sbaglio fermata e scendo due chilometri prima: ricomincio a spingere in salita fino al locale. Sono arrivato giusto per l'inizio del concerto degli Ylium, una band che fa musica elettro-acustica in inglese. Cazzo che strumentazione, pc, tastiera, batteria con effetti, rack, pedali e delay, tanto tanto delay. Il Groove mi piace, ma sulla voce il delay è troppo e non capisco le parole. Comunque dopo l'ennesimo drink, arriva inaspettatamente il momento clou della mia serata, e sono chiamato a salire sul palco. Amo fare musica, perché ogni volta che sali sul palco, anche quando il palco è uno spazio vuoto di pavimento tra i tavoli, hai la stessa fottuta paura, mista alla stessa sublime esaltazione. E sempre mi appare chiaro il Perché lo faccio: è la mia unica possibilità di comunicare veramente con il mondo. I miei pensieri entrano per un secondo nella vita degli altri, e diventano magicamente universali. Guardo le persone, e capisco che siamo uguali, tutti pecorelle smarrite in cerca di una direzione sicura, ma con un drink in mano.

 

     Come accade sempre, quando suoni inaspettatamente dopo qualcun altro, le condizioni preliminari alla performance sono una merda: chitarra scordata, effetto voce stile brit-pop sulla voce, plettro duro stile metallo su un'acustica con corde 0.11, per non parlare dei coca e jack. Ma comunque la magia è la stessa: sei li da solo, unico scommettitore sul cavallo che sei, a sudarti un po di gratificazione. Non hai paura di desiderare gli applausi, di affrontare la tua fragilità con il sorriso beffardo di chi sa. Bella serata. Al ritorno mi sono fatto otto chilometri skeittando, un po instabile, fra le strade quasi deserte di Bologna. That's all folk!

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