La musica è come il pane

Ieri stavo guardando mio figlio di 11 mesi giocare tutto intento nel suo box. Ho preso la chitarra e ho fatto "Rings of Fire" di Johnny Cash: lui ha piantato tutto e si è messo seduto ad ascoltare. Tutti i bambini sono sensibili alla musica. Quando vado al parco a suonare, spessissimo i bambini (di ogni età) si avvicinano, ballano, sorridono. Ma non solo i bambini. Mi è rimasto impresso un ricordo della mia adolescenza: ero al parco Santa Chiara a Trento con la mia chitarra, e ho cominciato a suonare rabbiosamente "not for you" dei Pearl, come solo un quasi diciottenne può fare. La canzone nel mio immaginario (allora non conoscevo il significato del testo) rappresentava un mondo magico, lontano, in quell'America, dove alcuni giovani incazzati cambiavano il mondo del Rock. Ad un certo punto, apro gli occhi e mi trovo davanti una vecchina sull'ottantina, che quasi commossa si avvicina e mi dice, testuali parole: "Grazie, adesso devo andare, ma la tua musica è meravigliosa, grazie". La vecchina era li da un'ora e si era goduta il mio inconsapevole concerto grunge a base di Nirvana, Pearl, Soundgarden, mentre io credevo quasi di infastidirla. Quando è successo che abbiamo ritenuto indispensabile la mediazione della critica e della televisione? Abbiamo davvero bisogno di leggere webzine per capire di più la musica dei nostri paladini?

Certo, è irresistibile la tentazione di prendere per il culo la musica delle popstars, ma quando lo faccio è un gesto puramente arbitrario, soggettivo, senza alcuna pretesa intellettuale. Un verba volant da bar. I gusti sono gusti ma è meglio abbandonare le elucubrazioni, metterci ad ascoltare o suonare. Penso alla vecchina rock-friendly: fantastica. La musica è come il pane. Anni dopo ho scoperto che la canzone parlava proprio della pericolosa mediazione dello show business, che Vedder aveva conosciuto con il successo di "Ten". Davvero incredibile.

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