Diario di un Autoprodotto

Lunedì 29 settembre 2014

Ieri sera siamo tornati da Levanto in Liguria. Gran terra. Ogni volta mi meraviglio dell'alternarsi di mare e montagna, degli spazi ristretti a ridosso delle scogliere.  Sabato siamo stati a La Spezia, ad un incontro organizzato da un'associazione di li, di genitori adottivi. Devi è stata chiamata a portare la sua esperienza, e parlare in generale dell'adozione dal punto di vista del figlio. Stando con lei ho scoperto che le associazioni si occupano prevalentemente del pre-adozione, cioè di tutta la parte conoscitiva del bambino e della burocrazia relativa. Infatti tutte le coppie di genitori adottivi, hanno mostrato molto interesse nel cercare di capire la realtà che vive il figlio, i suoi ovvi problemi di identità, i suoi pensieri sui genitori. Ma indipendentemente dall'argomento, la mia piccola timida ragazza, era li, bellissima ed intelligente, che con disinvoltura (almeno apparente), rispondeva con saggezza alle domande non sempre acute degli astanti. Dovevi vederla, dear diary, era uno splendore. Il piccolo profeta Elia, alzava le braccia solennemente, e sentenziava con urletti e pernacchie sugli argomenti trattati. Ho capito ancora una volta cosa vuol dire famiglia. Addirittura era presente TeleLiguria, che ha fatto un servizio sulla Tv regionale, e vederla sullo schermo, per quando odi quella fottuta scatola mangia-pensieri, mi ha reso orgoglioso. Ho ripensato all'abbandono, ma poi, guardando Elia, ho preferito non ripensarci. Queste cose mi danno la conferma di quello che ho sempre pensato: le cose succedono sempre per un motivo. L'incapacità di sua madre biologica di essere tale, me l'ha portata fino a qua. Dove saresti ora se i tuoi bio-parentz fossero stati innamorati e benestanti? My god, forse a Dehli o Coimbatore, in quel mondo umido e senza powder.  Elia non potrebbe profetizzare ed avrebbe un nome a me incomprensibile. Come sempre la mia leggenda personale mi porta doni inaspettati.

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