Diario di un Autoprodotto

Martedì 19 Agosto 2014

Ferragosto è passato. Con lui se ne vanno tutti i discorsi vuoti sulle vacanze, che sono  un fantastico momento di fuga dalle nostre realtà quotidiane. Siamo stati a Trento, per rivedere la mia famiglia. Sono  ormai più di dieci anni che vivo a Bologna, ed ogni volta che ritorno provo un vago ma pervasivo senso di nostalgia per le mie montagne. Loro sono sempre lì, uggiose e fredde, e mi ricordano che il tempo passa solo per noi uomini. Sono troppo impervie per costruirci sopra villaggi turistici ed attrazioni per gente annoiata. Per molti anni non ho avuto un rapporto idilliaco con la mia famiglia: i miei non hanno avuto un matrimonio troppo felice, e le mie due sorelle, molto più grandi di età, vivevano già relativamente lontano, quando ho raggiunto l'eta della ragione. Io sono l'ultimo figlio maschio, più coccolato e viziato, come tutti gli ultimogeniti. Negli ultimi anni, a fasi alterne, è continuata l'eterna lotta padre-figlio, con sfuriate, offese, silenzi. Maledetto orgoglio. Maledetta incapacità di dire sempre la "verità". Ogni giorno che passa, comunque, mi sento più simile al Maggiore, nonostante i capelli lunghi e l'odio per tutto quello che rappresenta qualsiasi divisa. Le mie sorelle per anni mi hanno visto come un ragazzino viziato e capriccioso, mangiatore di pappe fatte, adoratore dalla bambagia. Ed economicamente lo ero: sputtanavo i soldi in carburanti (alcool e benzina per il Motron) intento solo a seguire le mie teorie filosofiche e il Dio Rock. Quando cresci, ti rimane solo la voglia di Rivoluzione, o il ricordo di essa, ma non sai quale cazzo di "Sistema" combattere. Capisci che il sistema da combattere sei tu. Porca puttana, la verità fa male. Sento un desiderio irrefrenabile di capire, di sapere, di amare, di fare Grande Musica. Poi però mi accorgo che capisco, so, amo, faccio Grande Musica, e non mi basta. Ieri sera e stamattina ho pianto per questo. Sono felicissimo perchè ho pianto con accanto quella fantastica persona che ho sposato, e questo non è insolito, ma anche con la mia "sorellina" (ha nove anni più di me). Ci ha fatto vedere una foto di lei sedicenne che mi abbraccia, al Camping dei Fiori, in Abruzzo. Io ho una faccia da tontolone e lei mi solleva da terra. Sullo sfondo il mitico carrello-tenda dei Rezzonico.

 

Poi guardo il profetico Elia e mi sorride. Ho capito tutto, non ho più bisogno di Verità e sono veramente Realizzato, nel senso letterale, "reso reale". Lui sa. Non spara cazzate filosofiche: è. Dentro di me ho ringraziato il piccolo barbaro e lui ha confermato di aver capito sputazzando in giro. Forse sto uscendo dagli anni 70, e la cosa non mi dispiace.

Per oggi è tutto, vado a mangiare, ma ricordami di continuare il discorso.. notte...

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    babbo Aldo (giovedì, 21 agosto 2014 17:18)

    Carissimo figlio, sto scrivendo queste poche righe e mi si sono velati gli occhi,
    sono certo che tu capirai il profondo senso di questa emozione, non ho altro
    da aggiungere se non che ti voglio un bene indescrivibile. Tuo babbo Aldo.