Diario di un autoprodotto

Mercoledì 18 giugno 2014

Cazzo, Diario, sono spaccato. Domenica ero dai suoceri a Firenze, in campagna, e nel tentativo di partire con il mio mountaiboard, mi sono trovato con la faccia in terra. Dico letteralmente: prima che potessi rendermi conto di qualcosa, il mio zigomo ha sbattuto violentemente sull'erba, e i miei occhiali erano piegati. Un po ricoglionito, ho fatto qualche altra discesa, e mi sono andato a riposare. Ora ho un dolore alle costole, e forse ne ho incrinata qualcuna. Comunque non è questo il punto. Nulla succede per caso, e se il mio faccione (e non solo) hanno impattato sul duro come una sassata di Neymar sulla traversa, un motivo ci deve essere. Quindi: cosa voleva dirmi il mio fato? O come direbbe Paulo Coelho, la mia Leggenda Personale? Non lo saprò mai. O forse è chiaro. Mi diceva: "Rezzo, non sottovalutare i rischi del caso" oppure, in un modo più schietto... "vedi coglione, a non mettersi il casco!".. Comunque, ci voleva. Ora non farò più quella caduta. Ne farò sicuramente altre, rovinose e grottesche, ma non questa. Metterò il casco. Del resto se sei un artista, sei abituato a cadere, come uno snowboarder che imita Shaun White. Solo che il pericolo non è la montagna e non si tratta di controllare solo una tavola: sono le facce indifferenti di fronte alle tue idee, diffidenti a condividere. Ho una gran voglia di salire sul mountaiboard, come mai prima. Grazie Leggenda Personale, ho colto il messaggio che volevi darmi, ricordandomi che il terreno è duro, e che la strada non è sempre in discesa.

 

Magari lo fosse, sai che figata non dover risalire ogni volta a piedi e non pagare mai lo skypass?

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